L’arrivo di Marchionne nell’azienda torinese sembrava averla portata fuori dalla crisi. Ma le perdite degli ultimi mesi e le prospettive del mercato dell’auto tuttavia sono il segnale che non c’è affatto da adagiarsi sugli allori.
La Fiat? Non potrebbe stare meglio. Parliamo della stessa azienda che ha appena annunciato la cassa integrazione in tutti gli stabilimenti italiani, opera in un mercato in regressione in tutta Europa ed in particolare in Italia e il cui titolo in borsa ha perso il 33% in tre mesi ed oltre il 55% negli ultimi sei.
Un calo che ha una motivazione tutta finanziaria. Il valore attuale, poco superiore ai 10 euro rappresenta il minimo da due anni a questa parte.
NEW ERA? - Era proprio alla fine di giugno del 2006 che anche i vertici del Lingotto dichiaravano ufficialmente: “Crisi superata, la Fiat non chiuderà”. In quegli stessi giorni , dopo due anni ad Sergio Marchionne faceva un parallelo valido anche oggi “Il 2006 fa tornare indietro la storia della Fiat al 2001″, vale dire si azzerava allora la crisi innescata dal disimpegno deciso da Gianni Agnelli e dai modelli sbagliati (su tutti, Stilo e Multipla) e dell’invecchiamento di quelli di successo (Panda e Punto). Da quel momento il titolo è letteralmente decollato fino a raggiungere il massimo di 23,88 poco più di un anno dopo e superare di nuovo quota 20 euro l’ottobre successivo. Le auto effettivamente vendute, i miglioramenti delle quota di mercato hanno avuto solo un effetto indiretto in questa corsa. La vera molla che ha spinto il titolo all’insù è la stessa che ora lo sta deprimendo: la “prospettiva” di uno scorporo del solo settore auto.
NON SOLO AUTO – Fiat Auto ha smesso di perdere soldi, ed essere letteralmente “mantenuta” dagli utili di camion e trattori, solo nel 2006, per questo motivo nelle valutazioni di borsa la divisione più importante del gruppo pesava zero. Una scommessa che gli analisti avevano così quantificato: fino a 14-15 euro l’auto è valutata zero.
Quindi sopra quella soglia si creava il valore virtuale di Fiat Auto. Sono girate anche indiscrezioni su come sarebbe arrivata sul mercato questa nuova società: alcune prevedevano l’assegnazione di azioni gratuite assegnate ai soci Fiat, e anche la conversione a pagamento delle risparmio. In questo caso la colpa di Marchionne è di aver cavalcato questa ipotesi (si dice avesse chiesto lo scorporo come condizione per non andare a fare il presidente di Ubs) o quanto meno di non averla smentita con la dovuta forza. Ci hanno creduto in tanti, comprando azioni Fiat e delle holding Ifi- Ifil. L’hedge fund Amber è arrivato a possedere il 18% di Ifi proprio per sfruttare l’eventuale assegnazioni di azioni gratuite di Fiat Auto o il dividendo straordinario che Fiat Group avrebbe ricevuto dopo un Ipo normale (Fiat group che vende una quota del 100% di Fiat Auto nel suo portafoglio). Gran parte di quelle posizioni sono state ora smobilizzate. In un mercato euforico, l’Ipo virtuale ha “regalato” al titolo fino a 10 euro di sopravvalutazione, ma allo stesso modo la minor liquidità del mercato e la riduzione delle immatricolazioni ha reso sempre più improbabile la quotazione di Fiat Auto e ha la raffica di vendite ha penalizzato di 4-5 euro ad azione il valore del gruppo rispetto ai 14-15 di valutazione che si ottiene sommando le varie parti del gruppo.
TUTTO DA DIMOSTRARE – I fondamentali Fiat sono buoni, anche se non eccezionali, e soprattutto non sono cambiati negli ultimi 3 mesi. Per l’immediato futuro può far valere, rispetto ai concorrenti, proprio il fatto che la crisi del mercato dell’auto, se non produrrà delle clamorose perdite al momento non preventivabili,
non riduce la redditività dell’intero gruppo che può contare su domande più rigide dei camion Iveco e dei trattori di Cnh. Ed è il motivo per cui l’ad di Fiat snocciola il crollo delle vendite con una indifferenza apparentemente incomprensibile. Dopo tante rassicurazioni, le incognite. Sergio Marchionne sarà anche “l’uomo dell’anno” secondo i superesperti di Automotive News, ma i successi della sua gestione, come la 500, sono tutti progetti ereditati. Il manager nato a Chieti, non ha ancora dimostrato di “saper fare” delle automobili di successo. I progetti portati a termine finora, come la Bravo o la Sedici, non hanno impressionato, così come nessun risultato è arrivato dal rilancio dei marchi Lancia e Alfa Romeo. Il vero banco di prova sarà quando da sostituire ci saranno le vere cash cow come la Punto.























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
L’arrivo di Marchionne in Fiat sembra aver portato la Fiat fuori dalla crisi. Le perdite degli ultimi mesi e le prospettive del mercato dell’auto tuttavia sono il segnale che non c’è affatto da adagiarsi sugli allori….
Marchionne salvatore ma non troppo: tornano i tempi grigi per la prima azienda auto made in Italy?…
L’arrivo di Marchionne in Fiat sembra aver portato la Fiat fuori dalla crisi. Le perdite degli ultimi mesi e le prospettive del mercato dell’auto tuttavia sono il segnale che non c’è affatto da adagiarsi sugli allori….
L’articolo mi è piaciuto molto e lo trovo davvero illuminante.
Voglio però aggiungere che se è vero che i progetti ora di successo sono stati ereditati è innegabile che il grande successo commerciale della 500 è stato dovuto alla sua collocazione commerciale e al suo lancio che sono tutte frutto della mentalità Marchionne.
Il fatto poi di rinnovare una struttura vecchia come la FIAT con giovani e giovanissimi (senza mandare tutto all’aria come pure poteva succedere) è stato a mio avviso il suo grande merito e la migliore assicurazione per il futuro
“Domani annunceremo probabilmente un’alleanza industriale nell’auto con un partner estero.”
Sergio Marchionne
L’accordo è con Bmw per costruire insieme una piattaforma nel segmento B che servirà per le Punto e le Mini del futuro.
Una buona mossa, visto che nel settore funzionano le joint venture tra gruppi di dimensioni simili.
Marchionne stesso sa di non avere all’interno del settore una fama da grande manager/ingegnere. La politica degli accordi mirati (ne ha fatti oltre 30) con i concorrenti gli permette di non dare al mercato l’idea che la Fiat faccia salti nel buio nello sviluppo dei suoi modelli. Dall’altro lato però è difficile differenziarsi con i propri marchi e si disincentiva l’innovazione proprietaria. Ad esempio sulle locomozioni “ecologiche” (ibridi, elettrici, idrogeno) dove a Torino sono parecchio in ritardo
andate a piedi che vi fa bene
@ l.conforti: Capisco, grazie per le precisazioni
PS: Nella mia mente contorta in un piano asiatico di conquista dell’occidente avevo pensato all’indiana Tata. Nel mercato asiatico la Fiat era partita bene (con i camion in Cina ad esempio), poi ha perso tanto di quel terreno…