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	<title>Commenti a: La ricetta della produttività</title>
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		<title>Di: AntonioScatoloni.it &#187; Blog Archive &#187; links for 2008-07-26</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8717</link>
		<dc:creator>AntonioScatoloni.it &#187; Blog Archive &#187; links for 2008-07-26</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 09:31:18 +0000</pubDate>
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		<description>[...] La ricetta della produttività : Giornalettismo (tags: società lavoro) [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] La ricetta della produttività : Giornalettismo (tags: società lavoro) [...]</p>
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		<title>Di: Informatica è la gallina dalle uova d'oro &#124; Cubasia</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8675</link>
		<dc:creator>Informatica è la gallina dalle uova d'oro &#124; Cubasia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 08:52:49 +0000</pubDate>
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		<description>[...] in accordo con i sindacati, è successo di tutto con risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti. In breve, l&#8217;attuale stasi degli stipendi, fermi da 10 anni, si deve all&#8217;errata [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] in accordo con i sindacati, è successo di tutto con risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti. In breve, l&#8217;attuale stasi degli stipendi, fermi da 10 anni, si deve all&#8217;errata [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Comicomix</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8164</link>
		<dc:creator>Comicomix</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 21:20:00 +0000</pubDate>
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		<description>@Liberty first:

Non si è competitivi perchè si è scelto di restare legati a produzioni su cui subiamo la concorrenza dei paesi emergenti. Altri paesi, che hanno fatto scelte diverse (anche rispetto a investimenti e consumi) la subiscono meno.

O si consuma o si investe. Nell&#039;istante T con zero, ovviamente è così. Ma se vediamo la cosa in termini dinamici, nessuno investe se non si aspetta un futuro aumento della domanda, quindi dei consumi. O pensiamo che gli imprenditori producano merci per lasciarle invendute? Quando la domanda tira, e gli imprenditori si aspettano che la cosa prosegua, prima saturano i loro impianti, poi cominciano a investire. Se pensano che un bene verrà acquistato e &quot;consumato&quot; sranno stimolati a produrlo e anche - per stimolare i consumi futui - a fare innovazioni di prodotto.
Il che vuol dire che possiamo cercare la spiegazione della carenza di investimenti dove vuoi, ma finiremo per arrivare alla coinclusione che è difficile pensare che essi siano una variabile del tutto indipendente rispetto alle aspettative imprenditoriali sulla domanda futura di consumi. Qunidi stimolare i consumi è una ricetta per far aumentare gli investimenti (mica dico che è l&#039;unica, ma addirittura negare che sia così...^_^)

Sull&#039;ultima parte. Qui siamo passati ad un&#039;analisi &quot;dinamica&quot; Bene!
Il gioco di azioni-reazioni che proponi è plausibile. Ma (visto che mi pare di leggere che allora trovi possibile che l&#039;aumento di domanda stimoli gli investimenti, anche se solo nel breve periodo) dovremmo vedere se gli effetti di lungo periodo che tu descrivi siano realmente ineluttabili. Nel lungo termine, infatti, spesso gli scenari possono cambiare e le conclusioni &quot;meccaniche&quot; possono essere modificate dall&#039;innovazione, da altre politiche, da altre cause esogene, ecc...

Ciao!
^_^

(Cerco di farti avere in qualche modo il testo dello studio del Cer)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Liberty first:</p>
<p>Non si è competitivi perchè si è scelto di restare legati a produzioni su cui subiamo la concorrenza dei paesi emergenti. Altri paesi, che hanno fatto scelte diverse (anche rispetto a investimenti e consumi) la subiscono meno.</p>
<p>O si consuma o si investe. Nell&#8217;istante T con zero, ovviamente è così. Ma se vediamo la cosa in termini dinamici, nessuno investe se non si aspetta un futuro aumento della domanda, quindi dei consumi. O pensiamo che gli imprenditori producano merci per lasciarle invendute? Quando la domanda tira, e gli imprenditori si aspettano che la cosa prosegua, prima saturano i loro impianti, poi cominciano a investire. Se pensano che un bene verrà acquistato e &#8220;consumato&#8221; sranno stimolati a produrlo e anche &#8211; per stimolare i consumi futui &#8211; a fare innovazioni di prodotto.<br />
Il che vuol dire che possiamo cercare la spiegazione della carenza di investimenti dove vuoi, ma finiremo per arrivare alla coinclusione che è difficile pensare che essi siano una variabile del tutto indipendente rispetto alle aspettative imprenditoriali sulla domanda futura di consumi. Qunidi stimolare i consumi è una ricetta per far aumentare gli investimenti (mica dico che è l&#8217;unica, ma addirittura negare che sia così&#8230;^_^)</p>
<p>Sull&#8217;ultima parte. Qui siamo passati ad un&#8217;analisi &#8220;dinamica&#8221; Bene!<br />
Il gioco di azioni-reazioni che proponi è plausibile. Ma (visto che mi pare di leggere che allora trovi possibile che l&#8217;aumento di domanda stimoli gli investimenti, anche se solo nel breve periodo) dovremmo vedere se gli effetti di lungo periodo che tu descrivi siano realmente ineluttabili. Nel lungo termine, infatti, spesso gli scenari possono cambiare e le conclusioni &#8220;meccaniche&#8221; possono essere modificate dall&#8217;innovazione, da altre politiche, da altre cause esogene, ecc&#8230;</p>
<p>Ciao!<br />
^_^</p>
<p>(Cerco di farti avere in qualche modo il testo dello studio del Cer)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: libertyfirst</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8133</link>
		<dc:creator>libertyfirst</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 21:30:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=1246#comment-8133</guid>
		<description>Se non tira l&#039;export, è perchè non si è competitivi. Se si aumetano i salari, la situazione peggiora.

Il problema teorico dietro l&#039;idea che i consumi stimolino gli investimnti è che se uso un pullman per andare in gita, non posso usarlo per mandare i dipendenti al lavoro... o si consuma o si investe. In termini di risorse reali ciò è ovvio: si può investire solo ciò che si è risparmiato, cioè non consumato.

Il che vuol dire che la spiegazione per la carenza di investimenti va cercata altrove.

Riprendendo la terminologia di R. Garrison, bisogna distinguere l&#039;effetto di domanda derivata dall&#039;effetto di sconto del tempo. Se non uso beni capitali, e quindi i miei costi sono indipendenti dall&#039;interesse, un aumento del consumo non può farmi che bene: infatti aumentano i ricavi (effetto di domanda derivata) senza che aumentino i costi (non c&#039;è ruolo per l&#039;interesse); ma se i miei costi sono derivati da una produzione capital-intensive, il maggiore costo del capitale ad alti tassi di interesse mi mangia eventuali effetti di domanda derivata. L&#039;incremento dei costi dovuto al tasso di interesse, l&#039;effetto di time discount, deriva dal fatto che un aumento del consumo riduce l&#039;offerta di risparmi da investire (loanable funds). In pratia, è possibile nel breve termine stimolare il PIL aumentando i risparmi, ma nel lungo termine (si pensi al modello di Solow, con tutti i suoi limiti) è vero l&#039;esatto contrario. Un aumento del consumo va sempre a danno della dotazione di capitale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se non tira l&#8217;export, è perchè non si è competitivi. Se si aumetano i salari, la situazione peggiora.</p>
<p>Il problema teorico dietro l&#8217;idea che i consumi stimolino gli investimnti è che se uso un pullman per andare in gita, non posso usarlo per mandare i dipendenti al lavoro&#8230; o si consuma o si investe. In termini di risorse reali ciò è ovvio: si può investire solo ciò che si è risparmiato, cioè non consumato.</p>
<p>Il che vuol dire che la spiegazione per la carenza di investimenti va cercata altrove.</p>
<p>Riprendendo la terminologia di R. Garrison, bisogna distinguere l&#8217;effetto di domanda derivata dall&#8217;effetto di sconto del tempo. Se non uso beni capitali, e quindi i miei costi sono indipendenti dall&#8217;interesse, un aumento del consumo non può farmi che bene: infatti aumentano i ricavi (effetto di domanda derivata) senza che aumentino i costi (non c&#8217;è ruolo per l&#8217;interesse); ma se i miei costi sono derivati da una produzione capital-intensive, il maggiore costo del capitale ad alti tassi di interesse mi mangia eventuali effetti di domanda derivata. L&#8217;incremento dei costi dovuto al tasso di interesse, l&#8217;effetto di time discount, deriva dal fatto che un aumento del consumo riduce l&#8217;offerta di risparmi da investire (loanable funds). In pratia, è possibile nel breve termine stimolare il PIL aumentando i risparmi, ma nel lungo termine (si pensi al modello di Solow, con tutti i suoi limiti) è vero l&#8217;esatto contrario. Un aumento del consumo va sempre a danno della dotazione di capitale.</p>
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	<item>
		<title>Di: Comicomix</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8085</link>
		<dc:creator>Comicomix</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 17:00:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=1246#comment-8085</guid>
		<description>@Liberty First

Negli ultimi anni, in seguito alle scelte fatte con il pacchetto Treu prima e con la cosiddetta Legge Biagi poi, l&#039;occupazione è aumentata, anche molto. A prezzo di una stagnazione dei salri reali (dati ISTAT) E si è verificato un fenomento curioso: Un forte aumento dell&#039;elasticità dell&#039;occupazione rispettto al Prodotto, fenomeno ribattezzato &quot;Occupazione senza crescita&quot;. Che infatti ha portato ad una stagnazione della produttività. Chi postulava che questo avrebbe fatto ripartire gli investimenti fissi lordi è rimasto deluso. perchè anche questi, dati Istat alla mano, sono rimasti quasi fermi. E lo stesso è successo ai consumi. Si può anche insistere su questa strada, non è detto che il passato si ripeta. Ma il sospetto resta. L&#039;Europa (e l&#039;Italia) soffrono per una domanda &quot;interna&quot; bassa, perchè sono economie che basano il loro successo più sull&#039;export. Quando però si perdono quote di mercato nel commercio mondiale (perchè arrivano paesi che fanno quello che fai tu a prezzi più bassi) come è successo soprattutto all&#039;Italia, il meccanismo si inceppa, E le imprese smettono di investire, perchè a nessuno piace produrre per i propri magazzini. Agli artigiani operosi come Rita, come alle grandi imprese (le poche rimaste).

@Lkv:

L&#039;aumento della produttività può portare ad un aumento dei salari o no, dipende dalla forza contrattuale delle parti. Di sicuro, come dicevo sopra, nel medio lungo termine nessuno aumenta la propria produttività se non vende a qualcuno le cose che produce. E, a meno di non aumentare le proprie quote di export (cosa che nei prossimi anni, se continuiamo a produrre beni che i cinesi sanno fare come noi - a volte meglio - a prezzi molto più bassi vedo abbastanza improbabile) l&#039;unico sistema è quello di rilanciare la domanda interna. Quindi i consumi delle famiglie. In Italia ci sono circa 20 milioni di lavoratori dipendenti, se non ricordo male. Ognuno può trarre le conclusioni che vuole, direi. Se io imprenditore mi aspetto che la domanda dei miei beni cresca, sono certamente più invogliato ad investire.

Una possibile soluzione è quella che tu citi:la riduzione del prelievo fiscale. Sulle aliquote &quot;medie&quot; (costa un po&#039;, ma bastava non togliere l&#039;ICI non fare le scemenza della Robin Tax, e fare una vera politica di tagli alle spese correnti, anzichè agli investimenti pubblici per essere sostenibile). La riforma dlla contrattazione mi sembra sia ostacolata da molti.

&quot;Lavorare sulla produttivita’ significa anche riforma del mercato del lavoro, riforma dell’istruzione, riforma delle teste, tutte riforme che richiedono tempo, molto tempo&quot; Assolutamente d&#039;accordo.

Grazie mille per il commento

@juppes

^_^ Grazie, discutere è sempre gradevole, partendo dal principio che nessuno ha la verità in tasca e che i dati sono dati e non opinioni. ^_^

La fiducia è importante perchè influenza le aspettative. ulla detassazione degli straordinari invece ho molte perplessità, ma non tanto per quanto rigurada la produttività quanto per il fatto che è una norma tendenzialmente a rischio di creare disoccupazione in fasce già deboli (giovani e donne). Grazie mille per il commento

@tutti: ^_^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Liberty First</p>
<p>Negli ultimi anni, in seguito alle scelte fatte con il pacchetto Treu prima e con la cosiddetta Legge Biagi poi, l&#8217;occupazione è aumentata, anche molto. A prezzo di una stagnazione dei salri reali (dati ISTAT) E si è verificato un fenomento curioso: Un forte aumento dell&#8217;elasticità dell&#8217;occupazione rispettto al Prodotto, fenomeno ribattezzato &#8220;Occupazione senza crescita&#8221;. Che infatti ha portato ad una stagnazione della produttività. Chi postulava che questo avrebbe fatto ripartire gli investimenti fissi lordi è rimasto deluso. perchè anche questi, dati Istat alla mano, sono rimasti quasi fermi. E lo stesso è successo ai consumi. Si può anche insistere su questa strada, non è detto che il passato si ripeta. Ma il sospetto resta. L&#8217;Europa (e l&#8217;Italia) soffrono per una domanda &#8220;interna&#8221; bassa, perchè sono economie che basano il loro successo più sull&#8217;export. Quando però si perdono quote di mercato nel commercio mondiale (perchè arrivano paesi che fanno quello che fai tu a prezzi più bassi) come è successo soprattutto all&#8217;Italia, il meccanismo si inceppa, E le imprese smettono di investire, perchè a nessuno piace produrre per i propri magazzini. Agli artigiani operosi come Rita, come alle grandi imprese (le poche rimaste).</p>
<p>@Lkv:</p>
<p>L&#8217;aumento della produttività può portare ad un aumento dei salari o no, dipende dalla forza contrattuale delle parti. Di sicuro, come dicevo sopra, nel medio lungo termine nessuno aumenta la propria produttività se non vende a qualcuno le cose che produce. E, a meno di non aumentare le proprie quote di export (cosa che nei prossimi anni, se continuiamo a produrre beni che i cinesi sanno fare come noi &#8211; a volte meglio &#8211; a prezzi molto più bassi vedo abbastanza improbabile) l&#8217;unico sistema è quello di rilanciare la domanda interna. Quindi i consumi delle famiglie. In Italia ci sono circa 20 milioni di lavoratori dipendenti, se non ricordo male. Ognuno può trarre le conclusioni che vuole, direi. Se io imprenditore mi aspetto che la domanda dei miei beni cresca, sono certamente più invogliato ad investire.</p>
<p>Una possibile soluzione è quella che tu citi:la riduzione del prelievo fiscale. Sulle aliquote &#8220;medie&#8221; (costa un po&#8217;, ma bastava non togliere l&#8217;ICI non fare le scemenza della Robin Tax, e fare una vera politica di tagli alle spese correnti, anzichè agli investimenti pubblici per essere sostenibile). La riforma dlla contrattazione mi sembra sia ostacolata da molti.</p>
<p>&#8220;Lavorare sulla produttivita’ significa anche riforma del mercato del lavoro, riforma dell’istruzione, riforma delle teste, tutte riforme che richiedono tempo, molto tempo&#8221; Assolutamente d&#8217;accordo.</p>
<p>Grazie mille per il commento</p>
<p>@juppes</p>
<p>^_^ Grazie, discutere è sempre gradevole, partendo dal principio che nessuno ha la verità in tasca e che i dati sono dati e non opinioni. ^_^</p>
<p>La fiducia è importante perchè influenza le aspettative. ulla detassazione degli straordinari invece ho molte perplessità, ma non tanto per quanto rigurada la produttività quanto per il fatto che è una norma tendenzialmente a rischio di creare disoccupazione in fasce già deboli (giovani e donne). Grazie mille per il commento</p>
<p>@tutti: ^_^</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: juppes</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8080</link>
		<dc:creator>juppes</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 16:36:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=1246#comment-8080</guid>
		<description>dottissima e bellissima discussione

tutte le idee sembrano buone

personalmente mi sento vicino al pensiero di Comicomix

di personale vorrei solo aggiungere che per far ripartire l&#039; economia bisogna far scomparire il clima spirituale estremamente depresso che coinvolge imprenditori e dipendenti

ciò è possibile non solo infondendo fiducia, ed in questo Berlusk è stato molto abile, ma operando concretamente nella direzione degli aumenti degli stipendi da compensare per le aziende con dimunuzioni di tassazione....ed assicurando alle imprese controlli contro la sleale concorrenza dei paesi terzi......

....mi rendo conto però che le chiacchiere sono belle, ma la realtà è complessa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dottissima e bellissima discussione</p>
<p>tutte le idee sembrano buone</p>
<p>personalmente mi sento vicino al pensiero di Comicomix</p>
<p>di personale vorrei solo aggiungere che per far ripartire l&#8217; economia bisogna far scomparire il clima spirituale estremamente depresso che coinvolge imprenditori e dipendenti</p>
<p>ciò è possibile non solo infondendo fiducia, ed in questo Berlusk è stato molto abile, ma operando concretamente nella direzione degli aumenti degli stipendi da compensare per le aziende con dimunuzioni di tassazione&#8230;.ed assicurando alle imprese controlli contro la sleale concorrenza dei paesi terzi&#8230;&#8230;</p>
<p>&#8230;.mi rendo conto però che le chiacchiere sono belle, ma la realtà è complessa</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lkv</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8072</link>
		<dc:creator>Lkv</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 16:04:55 +0000</pubDate>
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		<description>&gt; Io sono per l&#039;ultima spiegazione.
Chissa&#039; perche&#039; ma me lo aspettavo. :)


In generale:
Riguardo la produttivita&#039;, non e&#039; affatto detto che un suo incremento porti ad un aumento dei salari (neppure di quelli dei lavoratori piu&#039; produttivi, potrebbe portare ad una riduzione dei prezzi, ma non ci scommetterei troppo).

Almeno non da noi con l&#039;attuale sistema contrattuale (e salariale) cosi&#039; rigido. Anche negli Usa l&#039;incremento di produttivita&#039; tra il 2000 e il 2004 e&#039; andato a beneficio (con livelli pari o superiori all&#039;aumento di produttivita&#039;) del 10 per cento dei lavoratori, per il 90 per cento benefici nulli o quasi. A breve porta piu&#039; benefici la riduzione della pressione fiscale sul lavoro. Lavorare sulla produttivita&#039; significa anche riforma del mercato del lavoro, riforma dell&#039;istruzione, riforma delle teste, tutte riforme che richiedono tempo, molto tempo.

Interessane la discussione che si e&#039; creata nei commenti.

:)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; Io sono per l&#8217;ultima spiegazione.<br />
Chissa&#8217; perche&#8217; ma me lo aspettavo. <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>In generale:<br />
Riguardo la produttivita&#8217;, non e&#8217; affatto detto che un suo incremento porti ad un aumento dei salari (neppure di quelli dei lavoratori piu&#8217; produttivi, potrebbe portare ad una riduzione dei prezzi, ma non ci scommetterei troppo).</p>
<p>Almeno non da noi con l&#8217;attuale sistema contrattuale (e salariale) cosi&#8217; rigido. Anche negli Usa l&#8217;incremento di produttivita&#8217; tra il 2000 e il 2004 e&#8217; andato a beneficio (con livelli pari o superiori all&#8217;aumento di produttivita&#8217;) del 10 per cento dei lavoratori, per il 90 per cento benefici nulli o quasi. A breve porta piu&#8217; benefici la riduzione della pressione fiscale sul lavoro. Lavorare sulla produttivita&#8217; significa anche riforma del mercato del lavoro, riforma dell&#8217;istruzione, riforma delle teste, tutte riforme che richiedono tempo, molto tempo.</p>
<p>Interessane la discussione che si e&#8217; creata nei commenti.</p>
<p> <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Libertyfirst</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8064</link>
		<dc:creator>Libertyfirst</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 15:29:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=1246#comment-8064</guid>
		<description>No, il rapporto CER non si può scaricare.

Neanche la vedo neoclassica.

Però la logica dietro il fatto che un aumento dei consumi fa calare gli investimenti c&#039;è, e non va dimenticata. Ci sono due teorie che asseriscono il contrario: la teoria dei pasti gratis di Keynes, secondo cui la domanda genera un circolo virtuoso in cui tutto di colpo comincia a crescere; e la teoria del malinvestment austriaca, secondo cui in alcune occasioni si può avere un aumento non sostenibile di consumi e investimenti, che nel medio termine è destinato a rivelarsi illusorio.

Io sono per l&#039;ultima spiegazione.

Tutto sommato, i salari italiani sono troppo alti, come del resto è chiaro considerando la disoccupazione, soprattutto al sud. Un ulteriore aumento di questi avrebbe come effetto una riduzione dei margini di guadagno dei produttori, la fuga dei capitali, un ulteriore rallentamento della crescita, e un aumento dell&#039;occupazione. In nessun modo potrà avere come effetto un aumento degli investimenti e una riduzione della disoccupazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No, il rapporto CER non si può scaricare.</p>
<p>Neanche la vedo neoclassica.</p>
<p>Però la logica dietro il fatto che un aumento dei consumi fa calare gli investimenti c&#8217;è, e non va dimenticata. Ci sono due teorie che asseriscono il contrario: la teoria dei pasti gratis di Keynes, secondo cui la domanda genera un circolo virtuoso in cui tutto di colpo comincia a crescere; e la teoria del malinvestment austriaca, secondo cui in alcune occasioni si può avere un aumento non sostenibile di consumi e investimenti, che nel medio termine è destinato a rivelarsi illusorio.</p>
<p>Io sono per l&#8217;ultima spiegazione.</p>
<p>Tutto sommato, i salari italiani sono troppo alti, come del resto è chiaro considerando la disoccupazione, soprattutto al sud. Un ulteriore aumento di questi avrebbe come effetto una riduzione dei margini di guadagno dei produttori, la fuga dei capitali, un ulteriore rallentamento della crescita, e un aumento dell&#8217;occupazione. In nessun modo potrà avere come effetto un aumento degli investimenti e una riduzione della disoccupazione.</p>
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	<item>
		<title>Di: Comicomix</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8048</link>
		<dc:creator>Comicomix</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 13:26:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=1246#comment-8048</guid>
		<description>@LibertyFirst:

I dati di cui parlo (e cito, è una rapporto del CER) sono contenuti qui dentro:

http://www.centroeuroparicerche.it/reports.asp?pg=doc&amp;Did=381

Non so se siano liberamente scaricabili, però..



Nel merito.

1. La teoria neoclassica non è tra le mie preferite. E certo non ha ispirato nè l&#039;articolo nè il rapporto CER che ti ho citato, che ne parla, in vari passaggi, in modo sarcastico. Naturalmente, come tutte le teorie, ha sostenitori e detrattori.

2.Che la redistribuzione della torta negli ultimi anni sia andata a sfavore dei redditi da lavoro dipendente non mi sembra un&#039;affermazione rivoluzionaria. E&#039; un dato. Che questo provochi inevitabilmente un ristagno dei consumi penso sia abbastanza facile da condividere. Che una dinamica di domanda debole non stimoli gli investimenti mi sembra altrettanto comprensibile.
Sul fatto che la modalità tecnologica scelta (Capital intensive o labour intensive) sia influenzata dal costo relativo dei fattori produttivi non mi sembra, ugualmente, che ci sia molto da dimostare. Senza cercare dati raffinatissimi. Perchè (forse non è chiaro) la sostanza della tesi qui esposta è tutta qui.

3. Sul fatto che il lavoro sia spesso considerato ormai un costo, un problema, e non una risorsa...Bè, è un&#039;opinione che può non essere condivisa, lo capisco. La frase che citi è un po&#039; provocatoria, e magari mi ha preso la mano. Prendo atto.

4. Sull&#039;ultima frase, invece, dissento (ovviamnete) sulla prima parte. Un rilancio dei consumi è necessario. Sulla seconda parte sono d&#039;accordo, ma scusami non riesco a vedere la contraddizione tra una politca che rilancia i consumi e una che semplifica la vita alle imprese deregolamentando dove serve.

Grazie.

^_^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@LibertyFirst:</p>
<p>I dati di cui parlo (e cito, è una rapporto del CER) sono contenuti qui dentro:</p>
<p><a href="http://www.centroeuroparicerche.it/reports.asp?pg=doc&#038;Did=381" rel="nofollow">http://www.centroeuroparicerche.it/reports.asp?pg=doc&#038;Did=381</a></p>
<p>Non so se siano liberamente scaricabili, però..</p>
<p>Nel merito.</p>
<p>1. La teoria neoclassica non è tra le mie preferite. E certo non ha ispirato nè l&#8217;articolo nè il rapporto CER che ti ho citato, che ne parla, in vari passaggi, in modo sarcastico. Naturalmente, come tutte le teorie, ha sostenitori e detrattori.</p>
<p>2.Che la redistribuzione della torta negli ultimi anni sia andata a sfavore dei redditi da lavoro dipendente non mi sembra un&#8217;affermazione rivoluzionaria. E&#8217; un dato. Che questo provochi inevitabilmente un ristagno dei consumi penso sia abbastanza facile da condividere. Che una dinamica di domanda debole non stimoli gli investimenti mi sembra altrettanto comprensibile.<br />
Sul fatto che la modalità tecnologica scelta (Capital intensive o labour intensive) sia influenzata dal costo relativo dei fattori produttivi non mi sembra, ugualmente, che ci sia molto da dimostare. Senza cercare dati raffinatissimi. Perchè (forse non è chiaro) la sostanza della tesi qui esposta è tutta qui.</p>
<p>3. Sul fatto che il lavoro sia spesso considerato ormai un costo, un problema, e non una risorsa&#8230;Bè, è un&#8217;opinione che può non essere condivisa, lo capisco. La frase che citi è un po&#8217; provocatoria, e magari mi ha preso la mano. Prendo atto.</p>
<p>4. Sull&#8217;ultima frase, invece, dissento (ovviamnete) sulla prima parte. Un rilancio dei consumi è necessario. Sulla seconda parte sono d&#8217;accordo, ma scusami non riesco a vedere la contraddizione tra una politca che rilancia i consumi e una che semplifica la vita alle imprese deregolamentando dove serve.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>^_^</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Comicomix</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/1246/la-ricetta-della-produttivita/#comment-8045</link>
		<dc:creator>Comicomix</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 13:09:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=1246#comment-8045</guid>
		<description>@Rita:

Ciao! So quanto è difficile investire in Italia (infatti, da noi si investe meno che altrove) Il punto è che se non s&#039;investe non si sta sul mercato. E che è meglio farlo anticipando il mercato, anzichè inseguire la concorrenza. Lo dovrebbe fare la grande impresa e lo fa (ovviamente, nel suo piccolo) anche l&#039;artigiano. Tra diecimila difficoltà. So benissimo, credimi (mi occupo professionalemente anche di queste cose, giro il mio territorio e parlo quotidinamente con imprenditori, artigiani e loro rappresentanze...^_^) quanto è dura per voi.
Quello che voglio dire è che in Italia (e in Europa) si sono fatte scelte di politica economica che hanno contemporaneamente sfavorito la dinamica dei consumi e, per questa via, anche quella degli investimenti. In termini macro ma anche, per diverse delle cose che hai così bene segnalato, in termini micro (legislazione farragionosa, burocrazia assurda, ecc...) Non c&#039;è nessun giudizio negativo sulle imprese. ma su scelte di politica economica che negli ultimi 15 anni, a parte rare eccezioni, sono state sempre penalizzanti per il lavoro e hanno favorito le rendite (che s&#039;annidano un po&#039; dovunque...) Grazie per i tuoi commenti.

@Calvin

2. naturalmente esistono settori Capital Intensive e settori labour intensive. Ma sono anche nel terziario. Non si spiega, altrimenti, perchè un economia molto terziarizzata come gli Usa abbia un&#039;intensità di capitale per addetto molto più elevata dell&#039;Italia. 

3. Qui c&#039;è un misunderstanding. Colpa mia, parlavo di dati &quot;quantitativi&quot; intendendo la percentuale di diplomati e laureati sul totale della popolazione, che è più bassa al nord che al sud. Dato che, come ha detto una persona che conosco, molto autorevole, di per se significa semplicemente che al sud ci si parcheggia nella scuola anzichè andare al lavoro. Ma significa anche (dal mio molto più modesto punto di vista) che la struttura produttiva (manifatturiera e terziaria) in Italia non vuole manodopera qualificata o meglio, &quot;istruita&quot; ma altre tipologie professionali. E torniamo al modello di specializzazione &quot;sbagliato&quot; per i tempi di oggi, che nessuno sembra avere voglia di provare a modificare.

4. Totalmente d&#039;accordo, altro guaio enorme della realtà italiana. Aggiungiamoci che non si incentivano i talenti, ma viviamo in una società bloccata, con il figlio di mdico che fa il medico ecc.., e il quadro è completo.

Ciao!!

@tutti:

Grazie!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Rita:</p>
<p>Ciao! So quanto è difficile investire in Italia (infatti, da noi si investe meno che altrove) Il punto è che se non s&#8217;investe non si sta sul mercato. E che è meglio farlo anticipando il mercato, anzichè inseguire la concorrenza. Lo dovrebbe fare la grande impresa e lo fa (ovviamente, nel suo piccolo) anche l&#8217;artigiano. Tra diecimila difficoltà. So benissimo, credimi (mi occupo professionalemente anche di queste cose, giro il mio territorio e parlo quotidinamente con imprenditori, artigiani e loro rappresentanze&#8230;^_^) quanto è dura per voi.<br />
Quello che voglio dire è che in Italia (e in Europa) si sono fatte scelte di politica economica che hanno contemporaneamente sfavorito la dinamica dei consumi e, per questa via, anche quella degli investimenti. In termini macro ma anche, per diverse delle cose che hai così bene segnalato, in termini micro (legislazione farragionosa, burocrazia assurda, ecc&#8230;) Non c&#8217;è nessun giudizio negativo sulle imprese. ma su scelte di politica economica che negli ultimi 15 anni, a parte rare eccezioni, sono state sempre penalizzanti per il lavoro e hanno favorito le rendite (che s&#8217;annidano un po&#8217; dovunque&#8230;) Grazie per i tuoi commenti.</p>
<p>@Calvin</p>
<p>2. naturalmente esistono settori Capital Intensive e settori labour intensive. Ma sono anche nel terziario. Non si spiega, altrimenti, perchè un economia molto terziarizzata come gli Usa abbia un&#8217;intensità di capitale per addetto molto più elevata dell&#8217;Italia. </p>
<p>3. Qui c&#8217;è un misunderstanding. Colpa mia, parlavo di dati &#8220;quantitativi&#8221; intendendo la percentuale di diplomati e laureati sul totale della popolazione, che è più bassa al nord che al sud. Dato che, come ha detto una persona che conosco, molto autorevole, di per se significa semplicemente che al sud ci si parcheggia nella scuola anzichè andare al lavoro. Ma significa anche (dal mio molto più modesto punto di vista) che la struttura produttiva (manifatturiera e terziaria) in Italia non vuole manodopera qualificata o meglio, &#8220;istruita&#8221; ma altre tipologie professionali. E torniamo al modello di specializzazione &#8220;sbagliato&#8221; per i tempi di oggi, che nessuno sembra avere voglia di provare a modificare.</p>
<p>4. Totalmente d&#8217;accordo, altro guaio enorme della realtà italiana. Aggiungiamoci che non si incentivano i talenti, ma viviamo in una società bloccata, con il figlio di mdico che fa il medico ecc.., e il quadro è completo.</p>
<p>Ciao!!</p>
<p>@tutti:</p>
<p>Grazie!</p>
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