Perchè DiBenedetto si arrabbia?

09/05/2011 - La lettera del magnate americano fa emergere subito qualche diverbio fra la società uscente e quella entrante, in materia di diritti Tv e di gestione dell’Olimpico. Prima scagliano il sasso, poi ritraggono la mano, o forse no? La lettera inviata

     
 

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La lettera del magnate americano fa emergere subito qualche diverbio fra la società uscente e quella entrante, in materia di diritti Tv e di gestione dell’Olimpico.

Prima scagliano il sasso, poi ritraggono la mano, o forse no? La lettera inviata da Di Benedetto a Roma 2000 (che è la società dei Sensi e di Unicredit che controlla la Roma) ha un tono quasi di diffida nei confronti delle scelte operate dalla Sensi. “C’è esigenza di una di cooperazione tra le parti” , così è stata giustificata la mossa degli avvocati del magnare “è solo una lettera di informazione”. Ma è evidente che Tom ha voluto mettere ben in chiaro chi è che vuole comandare.

STADIO  - Il discorso parrebbe vertere su un pro forma: la mancata comunicazione all’americano delle scelte effettuate da Rosella Sensi in campo di rinnovo dell’affitto dello stadio con il Coni e in ambito di gestione diritti Tv, che sarebbero state condotte sensa il dialogo previsto dai contratti. Però il tono è dovuto proprio al fatto che l’amico americano ha già un piano sulla gestione della società Roma in materia, e non vuole avere tra i piedi, quando dovesse iniziare la sua gestione, scelte scomode o non utili con cui si troverebbe a dover convivere. Insomma, si tratta di un conflitto di competenza in prospettiva, e  il poverino non vuole che gli si rompano le uova nel paniere. Per lo stadio i primi attriti erano venute già fuori un mesetto fa, con una piccola querelle con Petrucci, che accusò l’americano di “denigrare lo stadio Olimpico”. Infatti il piano del magnate prevede un nuovo stadio, di proprietà, difinito dallo stesso una “priorità assoluta” (e continua la serie : i risultati sportivi hanno sempre la precedenza). La trattativa d’affitto del nuovo stadio quindi, secondo i piani, sarebbe dovuta essere condotta dalla nuova società, cercando di ottenere uno sconto (è considerato non vantaggioso l’afffitto di più di un milione di Euro). Magari in cambio dello sconto si sarebbe potuto parlare anche del progetto nuovo stadio?

DIRITTI TV - La faccenda si fa un pò più complessa in questo settore. Ora, noi sappiamo che ormai storicamente le società di serie A si dividono in grandi e piccole, con opinioni diverse rispetto alla divisione dei diritti. Le grandi opterebbero per la divisione del 25% delle quote in base al calcolo delle persone che guardano le partite, le piccole invece preferirebbero la divisione in base al calcolo del bacino d’utenza e degli incassi al botteghino. La Sensi, senza infamia e senza lode, ha preferito schierarsi con il nucleo delle grandi (Milan, Inter, Juve e Napoli), Di Benedetto preferirebbe la seconda ipotesi, ma perchè? Innanzitutto, ponendosi con le piccole, automaticamente la società giallorossa diventerebbe, per i piccoli club, un punto di riferimento in Lega, facendo immediatamente levitare i consensi della nuova proprietà presso gli altri club minori, ottenendo un sempre maggior peso. Verrebbe limitato inoltre il gap tra le due categorie di società con una più equa spartizione. Ma dall’altra parte c’è anche un discorso di lunghe prospettive: se nel breve periodo la Roma, con la seconda soluzione, perderebbe qualcosa (1-2 milioni), alla lunga, con il nuovo stadio e annessi, potrebbe avviare un progetto concreto di autofinanziamento, e potersi porre come un nuovo modello all’interno del calcio italiano. Perciò è importante che la Sensi, in sostanza, non rompa.

     
 

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