di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:11 del 7 Luglio 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

E’ uno spettacolo nello spettacolo, quello che stanno offrendo in questi giorni Roberto Maroni e la Curia milanese. Monsignor Gianfranco Bottoni si scaglia contro il ministro, che vuole chiudere la moschea di viale Jenner: “Solo un regime fascista o populista arriverebbe a tali metodi dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso“. E poi: “Dubito che le istituzioni civili di un Paese democratico possano proibire un diritto costituzionale come la libertà religiosa e di culto. Come potrebbero se non calpestando Costituzione e democrazia, laicità dello Stato e civiltà dell’Occidente?”. Il vicesindaco meneghino dice che invece i fedeli devono andare a pregare in un posto “non urbanizzato” (sic) fuori dalla città, mentre la politica rincara la dose: “Ignazio La Russa, ieri si è sentito in dovere di chiarire: «Nessun divieto di culto. Pretendiamo solo che i sermoni siano in italiano e di conoscerne il testo prima». Sofismi rispetto al Bossi dell’altro ieri: «Questa è casa nostra, non regaleremo il Paese a nessuno, Viale Jenner chiuder໓. Mentre qualcuno fiuta l’affarone e li vuole mandare a pregare al velodromo, ma a pagamento, e Filippo Penati, presidente della Provincia del PD, si chiede: “Bisogna multarli se pregano per strada. Mi domando perché nessuno ci abbia pensato prima” (già, perché?). E oggi, Maroni replica alla Curia chiedendole di pensare ai cittadini. La storia è divertente perché, oltre al revanchismo leghista - che dovrà pure farsi notare, in questo periodo occupate nelle cronache da leggi che il suo elettorato mal sopporta - dimostra che i rapporti tra questo governo e la Chiesa cattolica sono quanto mai tesi. Presentare il tutto come “una questione di sicurezza” regge poco, se non altro perché “l’ultimo processo — l’unico finora concluso — fatto in Italia sui «terroristi di viale Jenner» è finito l’anno scorso con tre condannati in tutto contro 32 assolti o prescritti. E dal 2001, in ogni caso, chi lo guida è diventato secondo gli stessi magistrati un «moderato »“, e in più “un posto solo si controlla meglio di cento sparsi“.
Insomma, questi qui vogliono proprio litigare, ma la cosa più divertente è che vogliono farlo da un bel po’. E - come al solito - non si sa se bisogna schierarsi contro l’ingerenza della Chiesa o a favore dei diritti di coloro sulla pelle dei quali la Lega vuole fare campagna elettorale permanente. Oppure, semplicemente, se è il caso di sedersi con pop corn e patatine a godersi lo spettacolo.

Dario Di Vico, sul Corriere di ieri spiega il piano Passera: “Si punta a creare sulla carta una compagnia fortemente radicata sul mercato domestico sommando il fatturato e la quota di mercato di AirOne con una gran parte del fatturato e della quota di mercato della vecchia Alitalia (nessuna delle rotte dovrebbe essere programmaticamente in perdita)“. Traduzione: si punta sul Roma-Milano, del quale le due compagnie sommate avranno il monopolio, in deroga al mercato e alla concorrenza. Nel frattempo, la Roma-Milano la stanno allestendo anche le Ferrovie. Gli esuberi? “Cinque-seimila“, dice Di Vico, che poi aggiunge: “Per avere, anche in questo caso, un termine di paragone sarà utile rammentare come sul totale dei 20 mila dipendenti Alitalia il vecchio piano Air France prevedeva — parole del leader cislino Raffaele Bonanni — 6.700 esuberi“. Parola di sindacalista e di giornalista. Peccato che non sia vero: erano 2100, suddivisi in 1.500 per Alitalia, 100 tra i dipendenti all’estero e 500 tra le attivita’ di Az Servizi. Un giorno, se questo piano dovesse andare in porto, qualcuno chiederà conto a Bonanni di tutte le bugie dette.

Intanto, è estate e non si sa come riempire le trasmissioni televisive: “Sono certo che tra la morte di mio padre e il rapimento di Emanuela Orlandi ci sia un collegamento. All’epoca la Banda della Magliana faceva il lavoro sporco”. Questo uno dei passaggi dell’intervista che il figlio di Roberto Calvi ha rilasciato alla trasmissione di Rai Tre ‘Chi l’ha visto?« che domani sera si occuperà del caso Orlandi, con una trasmissione in diretta dalla casa dove la ragazza sarebbe stata tenuta prigioniera”. Pensate un po’, il luogo segretissimo sigillato dalla polizia è diventato in quattro e quattr’otto un set televisivo, mentre non vi è alcuna evidenza oggettiva che quel covo (usato da Renatino De Pedis per nascondersi) sia mai stato usato per qualsivoglia rapimento, e nonostante la Banda abbia sempre rapito per avere riscatti, e abbia concluso l’attività alla fine degli anni ‘70. Acqua, acqua. Nemmeno fochetto. Ultime dai luoghi vacanze più esclusivi d’Italia. Beppe Grillo non andrà alla manifestazione di domani a piazza Navona per improrogabili impegni pregressi: ovvero, “è stato avvistato al Club Rotary Posillipo” a Napoli. C’è da capirlo, pora stella. Fa caldo per tutti, no? Mica solo per chi non arriva alla fine del mese. Luciano Moggi, invece era ieri a Castel Gandolfo tra la gente nel cortile interno del palazzo apostolico a sentire l’Angelus del papa. No, per dire.

E’ lunedì, e come al solito chiudiamo con il più grande filosofo vivente, che oggi ci spiega cosa c’è di degno di nota nelle telefonate tra i potenti: “Le intercettazioni pubblicate sui giornali ci hanno rivelato che il turpiloquio è diffuso ovunque [...] Socialmente, il linguaggio osceno è una rivolta, espressione di sfrenatezza e di trasgressione, perciò diventa parossistico nei movimenti rivoluzionari (!!!). [...] Concludendo, il turpiloquio indica sempre violenza, mancanza di controllo, sfrenatezza“. Gliene ha dette proprio quattro, a quel Berlusconi lì. Alberoni è pronto per raccogliere il testimone da Furio Colombo.

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