Tanzi dietro le sbarre: per lui niente domiciliari

05/05/2011 - L’ex patron di Parmalat, nonostante l’età e i problemi di salute andrà in prigione Il sostituto procuratore generale di Milano, Carmen Manfredda, ha dato esecuzione alla condanna inflitta dalla Corte di Cassazione a Calisto Tanzi, ex patron della Parmalat. L’altroieri

     
 

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L’ex patron di Parmalat, nonostante l’età e i problemi di salute andrà in prigione

Il sostituto procuratore generale di Milano, Carmen Manfredda, ha dato esecuzione alla condanna inflitta dalla Corte di Cassazione a Calisto Tanzi, ex patron della Parmalat. L’altroieri i giudici di piazza Cavour avevano condannato Tanzi in via definitiva a otto anni e un mese per aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza. L’esecuzione della sentenza è stata effettuata dalla Guardia di Finanza di Milano che hanno accompagnato Tanzi nel carcere di Parma. I due anni di sconto rispetto sono arrivati grazie a una delle tante leggine che in questi anni, per risolvere i problemi personali del premier, hanno aiutato tanti altri. Tra cui anche l’ex Cavaliere del Lavoro di Collecchio.

NIENTE DOMICILIARI – Tanzi era stato condannato a dieci anni di reclusione dal tribunale di Milano il 18 dicembre 2008 e il 26 maggio dello scorso anno la Corte di Appello aveva confermato la pena. Ieri la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Renato Luigi Calabrese, con dispositivo di sentenza ha annullato senza rinvio la condanna relativa alle false comunicazioni al mercato fino al 18 giugno del 2003 perché i reati sono prescritti, e ha confermato invece la condanna per gli episodi successivi, fino al crac di Parmalat, avvenuto nello stesso anno. La difesa di Tanzi ieri aveva dichiarato di aver presentato istanza al giudice di sorveglianza per chiedere che disponga per Tanzi l’applicazione della legge che prevede per gli ultrasettantenni la possibilità di scontare la pena ai domiciliari e una istanza alla procura di Milano di aspettare nell’eseguire la sentenza in attesa della pronuncia del tribunale di sorveglianza. Quest’oggi, la procura generale di Milano ha deciso di far portare Calisto Tanzi in carcere a Parma, dando esecuzione alla sentenza della Cassazione, accompagnato dalla Guardia di Finanza.

DOCCIA FREDDA - L’esecuzione della condanna, per il 73enne ex patron della Parmalat, non era scontata a causa dell’età e dei probilemi di salute. Nella tarda serata dell’altroieri l’avvocato Giampiero Biancolella era uscito dalla villa di Calisto Tanzi. “Si consegnerà?”, gli aveva chiesto un cronista. “Non e’ questione ne’ problema di consegnarsi – ha risposto il legale -. Abbiamo cercato di arginare alcune problematiche d natura sanitaria. E per quanto riguarda il consegnarsi, la questione è relativa alla domanda di sospensiva della pena che abbiamo presentato. Riguarda se questa verrà o non verrà accolta. In quest’ultimo caso presenteremo istanza al giudice competente di applicazione per un ultrasettantenne della detenzione ai domiciliari”. Ma come sta Tanzi? “Andiamo, su’… Se e’ stato chiamato un medico d’urgenza, come vuole che stia?’. Venti minuti più tardi anche il medico (che alcuni cronisti hanno riconosciuto come un cardiologo che visitò Tanzi in carcere nei giorni della detenzione subito dopo il crac) aveva lasciato la casa dell’ex proprietario del colosso alimentare. Oggi la decisione del Pg, che suona come una doccia fredda per le speranze dei legali.

La crescita spropositata dell’azienda di Collecchio comincia il 17 agosto del 1990, quando il gruppo Parmalat è all’apice della sua ascesa e dinamicità economica, e decide per una quotazione in Borsa accolta entusiasticamente dal mercato, visto che supera il 45 % del suo stesso capitale. Entro il 2000 poi, arriva la vera e propria internazionalizzazione. Il marchio, in questi anni e dopo, fattura circa 7 miliardi e mezzo di euro con quasi il 70 % fuori dall’Europa. Quando nessuno sospetta del crac finanziario che di lì a poco investe le aziende che fanno capo a Calisto Tanzi, il gruppo vanta circa 148 stabilimenti in 31 paesi e il suo fatturato è realizzato per un terzo in Europa, per un terzo nel Nord e Centro America e per il restante terzo in Sud America e nel resto del mondo. Nel frattempo, su proposta del Presidente del Consiglio, il 27 dicembre del 1999 riceve l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce con Ordine al Merito della Repubblica Italiana, mentre nel 1984 era diventato anche Cavaliere del Lavoro (entrambe le cariche sono state revocate per indegnità). All’alba degli anni 2000 la Parmalat era una multinazionale del latte, che lavora mediamente 20.000 quintali di prodotto al giorno distribuiti in 140mila punti di vendita.

Tanzi venne arrestato una prima volta nel 2003, quando la bolla Parmalat scoppiò in tutto il suo fragore, con l’emersione di “un sistema perverso dal quale per anni tutti hanno tratto la propria convenienza (politici, banche, giornali) eccetto i piccoli investitori, sui quali si sono riversati gli enormi costi di un’esposizione debitoria accumulatasi negli anni senza essere frenata da nessuno dei soggetti istituzionalmente deputati a vigilare sulla solidità patrimoniale della Parmalat (Consob, Banca d’Italia, società di rating, società di revisione)”. Ciò nonostante, la sua condanna rappresenta comunque un record per l’Italia, dove alle tante truffe finanziarie che si sono susseguite in questi anni quasi mai la giustizia ha risposto con pene adeguate: anche per Parmalat, dove grazie a documenti falsificati con gli scanner degli uffici di Collecchio il gruppo è riuscito a tenere nascosta una situazione debitoria catastrofica, è rimasta fondamentalmente intonsa la questione della responsabilità delle banche, considerate ad oggi vittime del genio della truffa di Collecchio, invece che complici. Negli Usa, scriveva ieri il Sole 24 Ore, Bernard Madoff sta già scontando 150 anni di carcere. “Tanzi invece probabilmente il carcere non lo vedrà, perché la legge permette agli ultrasettantenni di scontare la pena ai domiciliari. Resta il dubbio su come Tanzi, chiuso tra le mura di Collecchio, abbia potuto orchestrare il tutto in combutta solo con alcuni manager, tra cui Fausto Tonna. La finanza creativa, le banche sono state assolte dal reato di aggiotaggio, ma a Parma dovranno dimostrare che con i finanziamenti concessi per anni alla Parmalat non hanno concorso alla bancarotta da 4 miliardi di euro”. Ci riusciranno?

     
 

6 Commenti

  1. Tetsuo scrive:

    Ogni tanto delle buone notizie!

  2. lorenzo scrive:

    Mo cum um dispis…e puret……va la va en te casen ledar!

  3. Nicola Dagnino Genova scrive:

    Spero se lo inculino nelle doccie

  4. Paolo Fanello scrive:

    Contrariamente a tutti voi, io spero che escs al più presto dal carcere…in orizzontale!!!

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