Interni

Faccia a faccia col “mostro pedofilo”

8 luglio 2008

Storia di una delle spettacolari indagini di massa su uno dei fenomeni più cool del momento: la pedofilia on-line. Questa volta, però, abbiamo voluto sentirla dall’altra parte, cioè quella di chi ci è andato di mezzo per capriccio del caso. Perchè se è vero che la stragrande maggioranza dei magistrati e delle forze dell’ordine lavora con impegno e serietà, è altrettanto incontestabile che alcuni di loro hanno sbagliato mestiere.

“Tutto comincia sei anni fa, verso le 6 del mattino di un venerdi di dicembre. Cinque carabinieri inquisizionesuonano il campanello e mi sventolano sotto al naso un ordine di sequestro di tutti i materiali informatici in mio possesso”. Michele (il nome è di fantasia) è un manager che abita in una delle città più importanti d’Italia. Lui ancora non lo sa, ma è appena finito in quella che i giornali chiamano “maxi-retata“, insieme ad altre 462 persone in tutto il paese. L’accusa è di quelle che fanno tremare i polsi: detenzione e commercializzazione di materiale pedopornografico. La sua grottesca vicenda giudiziaria comincia con questa perquisizione, e si concluderà soltanto quattro anni dopo.

“Ancora mezzo rincoglionito, stavo mettendo i cani in garage quando uno dei cinque carabinieri, impaziente di rendere il suo servizio al Paese, mi invita ad accelerare l’operazione con un eloquente: ‘Chiudi il cane che lo sparo!’. Entrano e, dopo avermi consegnato le carte della Procura, iniziano a lavorare. Sembra un telefilm: frugano nel cesto della biancheria, ma si dimenticano delle decine di videocassette in bella mostra44 magnum sulla libreria. Motivo? Non c’è abbastanza spazio nella loro auto per prendere anche quelle. Mi chiedono se possiedo un portatile, rispondo di no, e nessuno si preoccupa di controllare se ho detto la verità. Sequestrano anche il materiale della mia compagna, nonostante l’ordine riguardi solo me. Mi informano che ho il diritto di far intervenire il mio avvocato, ma io non ce l’ho. Chiedo quello d’ufficio. Risposta: a quest’ora dorme. Il discepolo di Clint Eastwood sta tutto il tempo fermo sull’uscio con la faccia torva, tanto per farmi capire che, se avessi tentato la fuga, mi avrebbe steso con la sua 44 magnum. Se ne vanno dopo circa 40 minuti senza mettere alcun sigillo al materiale prelevato intimandomi di presentarmi in caserma per il verbale entro un’ora”.

Michele chiede consiglio a qualche amico e si rivolge a un avvocato. Nel suo studio scopre che l’indagine, coordinata da Milano, è partita da Torino a seguito della denuncia fatta da un tale noto alle forze dell’ordine per avere il vizio di spacciarsi per sacerdote. E lui ci è finito in mezzo perché sulla sua carta di credito risulta una transazione passiva di 30 dollari registrata da un provider commerciale che forniva servizi di e-commerce a circa 15 mila siti web. Tra questi, 4 vendevano materiale pedopornografico. “E’ come incriminare tutti quelli che effettuano pagamenti tramite una banca qualsiasi perché, tra i clienti della banca, ci sono dei delinquenti – dice oggi Michele – si parte da una generica presunzione di colpevolezza, si spara nel mucchio e qualcuno lo acchiappi. Io l’ho scoperto solo dopo, grazie alle spiegazioni del mio avvocato”. A quel punto l’indagato Michele fa ricorso al tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro del materiale. Dopo circa un mese, la sua richiesta viene rigettata: “Ma la sentenza dovrebbe essere letta a tutti gli studenti di giurisprudenza del mondo. Nel preambolo vengo identificato col nome di battesimo giusto e col cognome sbagliato perché a Word il mio cognome esatto non piace e lo corregge automaticamente con una parola diversa. Infatti, quella correzione è presente tutte le volte che vengo citato fino al “Dispone”. Nel seguito, il rigetto viene motivato genericamente, ma i riferimenti sono quelli di un altro indagato i cui estremi sono totalmente diversi dai miei. Hanno fatto un copia incolla a macchina senza nemmeno rileggere”

14 commenti a Faccia a faccia col “mostro pedofilo”

  1. Pingback: ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo!

  2. Pingback: diggita.it

  3. sam

    ben vengano anche queste indagini, ma chi sono le piccole vittime dei film pedo-pornografici ce lo si chiede?
    Si sa chi sono? Che fine fanno o hanno fatto?

  4. Lkv

    @sam: trovare le vittime e’ molto difficile, proprio di questi giorni e’ la notizia di un accordo tra Polizia di Stato e Save the children volta all’analisi del materiale pedopornografico on line per l’identificazione dei minori.

  5. Il Mostro

    @ sam: il punto è che questi sistemi producono solo altre vittime in cambio di qualche colpevole. Va tutto bene finchè non ci finisce in mezzo. E se ti capitasse sono sicuro che i tuoi punti di vista ne uscirebbero arricchiti.

  6. ESKIMO

    ma allora il buon Berlusk ha ragione…….

    mai avere a che fare con medici e giudici…

  7. SigPar

    Mai avere a che fare con medici e giudici, Giustissimo caro Eskimo, io putroppo ho avuto a che fare con i medici e posso garantirti che me ne hanno fatte di tutti i colori……. e qui si gioca con la vita degli altri….. Ma tu pensa a quanti magari si saranno e si trovano tutt’oggi in queste situazioni, padri di famiglia con magari anche dei figli e delle mogli, ma ci pensate alle ripercussioni…….. Questo fatto, come altri, sono gravissimi.

  8. Fare una bella inchiesta con il VIP di mezzo rende molto di più. Vuoi mettere: le interviste, le foto, ect ect. Poi magari, dopo che hai speso i soldi dei contribuenti, puoi sempre dire:”oopss, non mi competeva”. Bell’incompetente.

  9. agire con criterio, e con competenza. A guardare non sembra sia stato fatto, soprattutto la seconda :(

  10. nick

    Quando i medici sbagliano, secondo la legge pagano.
    Quando un politico sbaglia, paga (in caso di immunità, pagerà). Perché i soli che non pagano e quindi possono esercitare allegramente le loro funzioni (= potere) contro tutti devono essere i magistrati? Per l’indipendenza della magistratura? A costo della dipendenza di tutti gli altri dalla magistratura? Ho conosciuto persone che sono rimaste distrutte per tutta la vita a causa di procedimenti giudiziari pur conclusisi con la dichiarazione di innocenza. Complice la stampa, che in nome della propria libertà non ha scrupoli nel distruggere quella degli altri.

  11. rob

    Concordo perfettamente con Nick. Sui tanti casi portati alla ribalta dalla mania dei “preti pedofili”, perché la stampa ci fa resoconti dettagliati di quelli dichiarati colpevoli (magari non ancora definitivamente) e non si preoccupa di riabilitare quelli dichiarati innocenti?

  12. Pingback: [ l a d y r a n d o m ]

  13. Che brutta storia.
    Inquietante.

  14. max77

    Questa storia non mi sorprende affatto. Tra Polizia e Magistratura, in Italia, si fa a gara a colpi di incompetenza e improvvisazione.
    La giustizia è uno stipendificio statale come un altro, saper fare il proprio lavoro è un dettaglio irrilevante.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>