Storia di una delle spettacolari indagini di massa su uno dei fenomeni più cool del momento: la pedofilia on-line. Questa volta, però, abbiamo voluto sentirla dall’altra parte, cioè quella di chi ci è andato di mezzo per capriccio del caso. Perchè se è vero che la stragrande maggioranza dei magistrati e delle forze dell’ordine lavora con impegno e serietà, è altrettanto incontestabile che alcuni di loro hanno sbagliato mestiere.
“Tutto comincia sei anni fa, verso le 6 del mattino di un venerdi di dicembre. Cinque carabinieri
suonano il campanello e mi sventolano sotto al naso un ordine di sequestro di tutti i materiali informatici in mio possesso”. Michele (il nome è di fantasia) è un manager che abita in una delle città più importanti d’Italia. Lui ancora non lo sa, ma è appena finito in quella che i giornali chiamano “maxi-retata“, insieme ad altre 462 persone in tutto il paese. L’accusa è di quelle che fanno tremare i polsi: detenzione e commercializzazione di materiale pedopornografico. La sua grottesca vicenda giudiziaria comincia con questa perquisizione, e si concluderà soltanto quattro anni dopo.
“Ancora mezzo rincoglionito, stavo mettendo i cani in garage quando uno dei cinque carabinieri, impaziente di rendere il suo servizio al Paese, mi invita ad accelerare l’operazione con un eloquente: ‘Chiudi il cane che lo sparo!’. Entrano e, dopo avermi consegnato le carte della Procura, iniziano a lavorare. Sembra un telefilm: frugano nel cesto della biancheria, ma si dimenticano delle decine di videocassette in bella mostra
sulla libreria. Motivo? Non c’è abbastanza spazio nella loro auto per prendere anche quelle. Mi chiedono se possiedo un portatile, rispondo di no, e nessuno si preoccupa di controllare se ho detto la verità. Sequestrano anche il materiale della mia compagna, nonostante l’ordine riguardi solo me. Mi informano che ho il diritto di far intervenire il mio avvocato, ma io non ce l’ho. Chiedo quello d’ufficio. Risposta: a quest’ora dorme. Il discepolo di Clint Eastwood sta tutto il tempo fermo sull’uscio con la faccia torva, tanto per farmi capire che, se avessi tentato la fuga, mi avrebbe steso con la sua 44 magnum. Se ne vanno dopo circa 40 minuti senza mettere alcun sigillo al materiale prelevato intimandomi di presentarmi in caserma per il verbale entro un’ora”.
Michele chiede consiglio a qualche amico e si rivolge a un avvocato. Nel suo studio scopre che l’indagine, coordinata da Milano, è partita da Torino a seguito della denuncia fatta da un tale noto alle forze dell’ordine per avere il vizio di spacciarsi per sacerdote. E lui ci è finito in mezzo perché sulla sua carta di credito risulta una transazione passiva di 30 dollari registrata da un provider commerciale che forniva servizi di e-commerce a circa 15 mila siti web. Tra questi, 4 vendevano materiale pedopornografico. “E’ come incriminare tutti quelli che effettuano pagamenti tramite una banca qualsiasi perché, tra i clienti della banca, ci sono dei delinquenti – dice oggi Michele – si parte da una generica presunzione di colpevolezza, si spara nel mucchio e qualcuno lo acchiappi. Io l’ho scoperto solo dopo, grazie alle spiegazioni del mio avvocato”. A quel punto l’indagato Michele fa ricorso al tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro del materiale. Dopo circa un mese, la sua richiesta viene rigettata: “Ma la sentenza dovrebbe essere letta a tutti gli studenti di giurisprudenza del mondo. Nel preambolo vengo identificato col nome di battesimo giusto e col cognome sbagliato perché a Word il mio cognome esatto non piace e lo corregge automaticamente con una parola diversa. Infatti, quella correzione è presente tutte le volte che vengo citato fino al “Dispone”. Nel seguito, il rigetto viene motivato genericamente, ma i riferimenti sono quelli di un altro indagato i cui estremi sono totalmente diversi dai miei. Hanno fatto un copia incolla a macchina senza nemmeno rileggere”
Passano i mesi e nessuno lo chiama per interrogarlo. Intanto la sua posizione viene trasferita da una città all’altra, al suo giudice cosiddetto naturale. “E io continuo ad evitare i bambini come la morte. Mi è
venuto il terrore che un sorriso di troppo scambiato sul tram possa ritorcersi contro di me. Per fortuna la mia famiglia e quella della mia compagna mi sono vicinissime e mai hanno avuto un solo dubbio sulla mia totale estraneità. Alcuni, come ho saputo dopo, non hanno avuto la stessa buona sorte e ci hanno rimesso tutto”. Arriva il rinvio a giudizio. Una raccomandata inviata ad un po’ di gente, tutti in copia con nome, cognome, indirizzo, ognuno con la sua brava freccetta. Secondo gli “esperti” che hanno fatto le perizie, sul suo PC era presente materiale inequivocabilmente pedopornografico. Il suo difensore gli ventila l’ipotesi del patteggiamento. “Il rinvio è una follia, le “prove” sono ridicole, ma in aula può succedere di tutto – mi dice l’avvocato – Qualcuno ha accettato per paura. Io vado avanti e affronto la causa perché so di non aver fatto niente di male”
Il processo si svolge in tre udienze: la prima per il classico rinvio, la seconda per l’audizione dei testimoni, la terza per le arringhe e per la sentenza. Michele ottiene dal giudice l’autorizzazione a porre domande ai testimoni. Il primo è un carabiniere che fa parte della squadra che ha svolto le indagini. Per lui il proprietario di un sito web, il gestore del sito e un provider di servizi di e-commerce sono la stessa cosa. “Ovviamente, una volta accertata la transazione, è automaticamente provato che tu – proprio tu – abbia acquistato su quel determinato sito un certo materiale che, tra l’altro, sul mio PC non hanno trovato“. Poi c’è il perito, un tecnico informatico. Dice che ha trovato dei cookies con nomi inequivocabili, ma è costretto ad ammettere che puoi averli presi ovunque se giri sul web senza averli bloccati. Il meglio, però, lo riserva alla sua definizione del materiale trovato. “Quando gli chiedo su quali basi scientifiche possa affermare che si tratti di pedopornografia, lui risponde candidamente che non avendo egli alcuna competenza in merito, ha ritenuto di dover chiedere consiglio telefonico al
PM la quale, sempre al telefono, gli dice di scrivere “pedopornografico”. E lui, tranquillamente, ribadisce di aver seguito le istruzioni, alla faccia degli obblighi del PM di raccogliere anche le prove a favore dell’indagato”.
Alla terza udienza, e nonostante le evidenze, il pubblico ministero, una ragazzetta di trent’anni, chiede un anno di reclusione. Il giudice, che già si era stranito rileggendo le risposte dei testimoni dell’accusa, si ritira in camera di consiglio e dopo dieci secondi torna fuori. Assolto. Il fatto non sussiste. E’ finita bene, insomma. “Bene un corno! Resterò marchiato per sempre. Forse non tutti sanno che esistono due casellari giudiziari, quello “light” che viene pulito dopo una sentenza favorevole, e quello “full” nel quale rimarrò iscritto per sempre e collegato a quel tipo di reato. Vuol dire, in soldoni, che se dovessi farmi venire l’idea di chiedere in adozione un bambino, non me lo daranno mai“. Ma i 462 indagati che fine hanno fatto? “Che io sappia, hanno beccato un cittadino giapponese con le mani nella marmellata e un parroco della zona, del quale ho saputo quando mi hanno rinviato a giudizio. Che fine abbiano fatto gli altri è un mistero”. Nel tuo PC però qualcosa doveva esserci. Che diavolo hai combinato per finire in tutto questo casino? “Avevo scaricato, legalmente, due video porno, per poi dimenticarmeli in qualche cartella. Alla Santa Inquisizione è bastato per rovinarmi la vita”.
























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Storia di una delle spettacolari indagini di massa su uno dei fenomeni più cool del momento: la pedofilia on-line. Questa volta, però, abbiamo voluto sentirla dall’altra parte, cioè quella di chi ci è andato di mezzo per capriccio del caso….
Io, il “mostro pedofilo” salva questa notizia…
Storia di una delle spettacolari indagini di massa su uno dei fenomeni più cool del momento: la pedofilia on-line. Questa volta, però, abbiamo voluto sentirla dall’altra parte, cioè quella di chi ci è andato di mezzo per capriccio del caso….
ben vengano anche queste indagini, ma chi sono le piccole vittime dei film pedo-pornografici ce lo si chiede?
Si sa chi sono? Che fine fanno o hanno fatto?
@sam: trovare le vittime e’ molto difficile, proprio di questi giorni e’ la notizia di un accordo tra Polizia di Stato e Save the children volta all’analisi del materiale pedopornografico on line per l’identificazione dei minori.
@ sam: il punto è che questi sistemi producono solo altre vittime in cambio di qualche colpevole. Va tutto bene finchè non ci finisce in mezzo. E se ti capitasse sono sicuro che i tuoi punti di vista ne uscirebbero arricchiti.
ma allora il buon Berlusk ha ragione…….
mai avere a che fare con medici e giudici…
Mai avere a che fare con medici e giudici, Giustissimo caro Eskimo, io putroppo ho avuto a che fare con i medici e posso garantirti che me ne hanno fatte di tutti i colori……. e qui si gioca con la vita degli altri….. Ma tu pensa a quanti magari si saranno e si trovano tutt’oggi in queste situazioni, padri di famiglia con magari anche dei figli e delle mogli, ma ci pensate alle ripercussioni…….. Questo fatto, come altri, sono gravissimi.
Fare una bella inchiesta con il VIP di mezzo rende molto di più. Vuoi mettere: le interviste, le foto, ect ect. Poi magari, dopo che hai speso i soldi dei contribuenti, puoi sempre dire:”oopss, non mi competeva”. Bell’incompetente.
agire con criterio, e con competenza. A guardare non sembra sia stato fatto, soprattutto la seconda
Quando i medici sbagliano, secondo la legge pagano.
Quando un politico sbaglia, paga (in caso di immunità, pagerà). Perché i soli che non pagano e quindi possono esercitare allegramente le loro funzioni (= potere) contro tutti devono essere i magistrati? Per l’indipendenza della magistratura? A costo della dipendenza di tutti gli altri dalla magistratura? Ho conosciuto persone che sono rimaste distrutte per tutta la vita a causa di procedimenti giudiziari pur conclusisi con la dichiarazione di innocenza. Complice la stampa, che in nome della propria libertà non ha scrupoli nel distruggere quella degli altri.
Concordo perfettamente con Nick. Sui tanti casi portati alla ribalta dalla mania dei “preti pedofili”, perché la stampa ci fa resoconti dettagliati di quelli dichiarati colpevoli (magari non ancora definitivamente) e non si preoccupa di riabilitare quelli dichiarati innocenti?
Giusto per tornare il tema “caccia alle streghe”…
Faccia a faccia con il mostro [da Giornalettismo] ….
Che brutta storia.
Inquietante.
Questa storia non mi sorprende affatto. Tra Polizia e Magistratura, in Italia, si fa a gara a colpi di incompetenza e improvvisazione.
La giustizia è uno stipendificio statale come un altro, saper fare il proprio lavoro è un dettaglio irrilevante.