La macchina da scrivere va in pensione
26/04/2011 - Addio, vecchia cara Lettera 22. Viene in mente Indro Montanelli, che non si separò mai dallo storico strumento di lavoro dei giornalisti. La vecchia cara macchina da scrivere andrà in pensione, raggiungendo il floppy disk. L’ultima ditta produttrice di macchine
Addio, vecchia cara Lettera 22. Viene in mente Indro Montanelli, che non si separò mai dallo storico strumento di lavoro dei giornalisti.
La vecchia cara macchina da scrivere andrà in pensione, raggiungendo il floppy disk. L’ultima ditta produttrice di macchine da scrivere, la Godrej and Boyce, ha chiuso l’impianto di produzione di Mumbai, in India, riferisce Mashable.com. Così la compagna di tanti scrittori, giornalisti e di chiunque affidasse qualcosa alla carta non sarà più prodotta in nessun luogo al mondo.
NIENTE ORDINI -Milind Dukle, amministratore delegato della compagnia, ha dichiarato al giornale indiano Business Standard: “Non abbiamo più ordini”. Il primo prototipo di macchina da scrivere fu messo a punto da Henry Mill nel 1714, anche se la prima massiva produzione industriale si deve a Christopher Latham Sholes, editore di Milwaukee, Wisconsin, che brevettò l’oggetto. Il picco di produzione fu raggiunto negli anni Cinquanta, quando Smith-Corona riuscì a vendere 12 milioni di pezzi nell’ultimo trimestre del 1953. Poi è arrivato il computer e, a partire dal 2009, le vendite sono crollate in tutto l’Occidente. Solo in alcuni paesi orientali vengono ancora utilizzate da alcuni, più per una forma di feticismo che per altre ragioni.
CONTRORDINE -Ma Gawker.com ci consola un pochino. Pare che ci sia ancora qualcuno che produce macchine da scrivere in Cina, Giappone e Indonesia. Speriamo che continuino a produrle, anche se effettivamente il computer è più comodo. Ma un po’ di nostalgia sia concessa a chi, come noi, ha imparato a scrivere su una vecchia Olivetti verde.












La macchina da scrivere è andata in pensione, è vero, questo con il progresso è inevitabile, (parlo da informatico…) ma non vuoldire che non si possa continuare ad apprezzare il piacere di battere una lettera a macchina, io personalmente ne ho diverse Olivetti ICO, Lettera 22 , Mercedes selecta, Remington ecc… Sono strumenti magnifici e amo collezionarli.
Ogni macchina da scrivere ,come ogni strumento di comunicazione di epoca passata, ha una storia e porta di segni del tempo, di avvenimenti che hanno cambiato la storia del mondo e vanno rispettate come fossero opere d’arte.
Molti questo non lo comprendono ma col tempo impareranno ad apprezzare. (sarà troppo tardi?)
….correggo il mio precedente post per dire che NON è AFFATTO andata in pensione…
guardate quì….http://www.youtube.com/watch?v=tu3g4ZBt3o0
Non cadrà mai realmente nel baratro della memoria, basta pensare che io ho comprato una Underwood, databile dal ’19 al ’23, giusto qualche giorno fa. E ho 17 anni. Alessandro l’ha detta giusta.