di Carlo Cipiciani (Comicomix)
postato alle 14:20 del 4 aprile 2008 in EconomiaTorna alla home


MA CALDEROLI QUESTO NON LO SA -
Tradotto in parole semplici, un cittadino calabrese e uno lombardo che hanno lo stesso reddito e, dunque, pagano lo stesso ammontare di tasse devono avere un livello di servizi pubblici uguale. Calderoli non ci crederà, ma questo principio è stato sancito anche dalla Costituzione Italiana, che prevede (Art. 117 e Art.119) che ci sia un finanziamento integrale delle funzioni attribuite a Regioni e Enti locali, che garantiscano uniformità di trattamento per tutti i cittadini del territorio nazionale. Finanziamento che viene assicurato naturalmente dalle entrate fiscali locali ma anche un fondo perequativo nazionale, che tenga conto del diverso livello di entrate fiscali pro capite. Fantascienza? No, scienza. E’ così in tutti gli Stati federali. Un recente studio dell’ISAE mostra che la quota di entrate fiscali attribuite a livello locale non supera mai il 40-50%. E in tutti questi paesi le spese locali sono in gran parte finanziate con Trasferimenti dello Stato centrale. Ma Calderoli, che non è uno stupido (anche se fa di tutto per sembrarlo) non ha detto, nel suo editto di Casal Pusterlengo, che il 90% del prelievo fiscale deve restare a livello locale? E il residuo 10% di perequazione sarebbe sufficiente? Non è dato saperlo, non essendo uno dei neuroni di Calderoli, ma si può rispondere con un ragionevole dubbio. L’Italia è un paese con differenze consistenti nel reddito pro capite tra Regione e Regione (e quindi, di entrate fiscali pro capite). Alcune simulazioni fatte nel 2003 - ma sempre valide - dicono, ad esempio, che se dovessero cessare di colpo tutti i trasferimenti dello Stato, un’ipotetica aliquota Irpef Regionale dovrebbe aumentare (base imponibile alla mano) di appena l’1% in Lombardia, e di circa il 24% in Calabria. Con buona pace di efficienza, efficacia ed equità. E la Svimez stima che il sud perderebbe circa un miliardo di euro.

CHE FARE? - Magari la soluzione è a portata di mano. Forse basterebbe consultare l’aruspice che abita alla sorgente del Po. Oppure, semplicemente, la risposta è che - se si parla di federalismo, o al limite di devoluzione - le idee (?) di Calderoli fanno a pugni con la Costituzione italiana, con i principi teorici e con quello che accade in tutti gli stati federali. Ma se si ha in mente un’altra cosa, tipo la rottura dell’unità nazionale, magari non nei confini geografici, ma nella ben più sensibile e importante materia dei diritti di cittadinanza, allora la proposta di Calderoli un senso ce l’ha. Bisognerebbe rifletterci, quando si entra nell’urna elettorale. Oppure, forse, è tutto un gioco. Il “piccolo padre” non sta parlando di Italia, e nemmeno di Padania. Ma solo della terra dei cachi, in una versione riveduta e corretta (A Lorenzago? A Gemonio? A Gallarate?) della Repubblica delle banane. Allora è meglio lasciar perdere, ed inchinarsi al piccolo padre, o al piccolo creti, o al piccolo e basta.

Link utili:
Analisi dei problemi di decentralizzazione del gettito a livello regionale. Federalismo Fiscale e compartecipazione dell’IVA

La complessità dell’approccio federale in diversi paesi europei: La parabola di Atlantide

Il Federalismo fiscale all’ “Italiana” L’involuzione del modello di federalismo che va configurandosi in Italia. Un saggio di Massimo Bordignon

Prove tecniche di federalismo. Studio effetti diverse ipotesi di federalismo sulle finanze locali

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