Presidente Napolitano, perché quel silenzio?

03/12/2008 - Il Capo dello Stato è uomo di indubbia cultura e statura, ma in alcune occasioni sembra non avere il coraggio, la schiettezza e la lucidità di alcuni suoi insigni predecessori. Prendiamo per esempio la questione israelo-palestinese… “Quant’è bella giovinezza che

     
 

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Il Capo dello Stato è uomo di indubbia cultura e statura, ma in alcune occasioni sembra non avere il coraggio, la schiettezza e la lucidità di alcuni suoi insigni predecessori. Prendiamo per esempio la questione israelo-palestinese…

Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”. Quello che non c’è nel presidente Napolitano, non è il domani, ma la cognizione di causa. Di quella palestinese.  Èdavvero triste e sconsolante constatare quanto poco coraggio i nostri rappresentanti istituzionali dimostrino, quando affrontano il tema Palestina-Israele. È davvero preoccupante, quando il nostro presidente della Repubblica si arrampica pericolosamente sul filo delle definizioni assimilando antisionismo, antisemitismo e antiebraismo, buttandoli nel calderone della storia e della cultura come ingredienti di una zuppa indigesta. Chi viaggia e rappresenta l’Italia nel mondo dovrebbe sapere alcune cose: che anche gli arabi (e quindi i palestinesi) sono semiti e che non tutti gli ebrei sono sionisti. Dovrebbe sapere che l’ebraismo è una religione, mentre il sionismo è un’ideologia politica, territoriale e nazionalista. Napolitano invece lo scorso anno in occasione del “Giorno della memoria” fece parecchia confusione utilizzando nel suo discorso celebrativo antisionismo e antiebraismo come sinonimi. E se oggi, nel suo viaggio in Terra d’Israele parla del pericolo dell’”antisionismo come travestimento dell’antisemitismo”, dovrebbe rivolgersi forse a quei neonazisti, neofascisti e negazionisti della Shoah che inneggiano ancora all’eliminazione degli ebrei e della loro cultura e rendersi conto che il problema tra palestinesi e israeliani non è “l’ebreo e la cultura ebraica”, ma l’occupazione militare e la nascita di uno Stato palestinese. Il presidente sulle pagine di Yedioth Ahronoth racconta i motivi del suo viaggio in Israele e afferma: “È un fatto che il movimento sionista si ispirò in non piccola parte al pensiero di Giuseppe Mazzini, a una visione universalista delle aspirazioni all’indipendenza nazionale dei nostri popoli, di tutti i popoli”. È fuori di dubbio che Napolitano conosca la storia (l’ha vissuta anche) e quindi collochi la nascita del sionismo alla fine del XIX secolo, ma ne dimentica una parte (e un popolo), oppure non è interessato a essa.

SILENZI E OMISSIONI – Nel suo viaggio il presidente della Repubblica scivola su in milione di bucce di banane: ”Il momento della pace non può più essere differito, la pace richiede scelte coraggiose, ma è anche la migliore, l’unica vera garanzia dei diritti dei popoli della regione e, fra questi, di quello di Israele a esistere e prosperare come Stato ebraico“, afferma durante la cerimonia di benvenuto in Israele. Sulla pace nulla da dire, ma sullo stato ebraico (quindi fondato sulla religione) il dibattito è controverso e aperto, dibattito che ruota proprio attorno alla possibile contraddizione in termini fra democrazia e religione di Stato. Il presidente in merito non sembra avere dubbi, buon per lui. Preoccupa però il suo silenzio sulla mancata firma da parte di Israele del trattato di non proliferazione nucleare. Preoccupa la sua preoccupazione per la “dura condizione della gente di Gaza” e la dimenticanza nello spiegare il perché dell’esistenza di questa condizione. Preoccupa il silenzio negli incontri ufficiali sulla costruzione del Muro e sulla proliferazione delle colonie illegali. Il presidente conferma invece la volontà dell’Italia di “continuare a mantenere ed accrescere tutti i legami politici, economici, culturali fra Italia e Israele“, legittimando riconoscimenti e accordi economici che si dimenticano di una politica di sistematica annessione territoriale illegale basata su un controllo militare ed economico, si dimenticano della continua violazione del diritto internazionale perpetrata dallo Stato di Israele.

QUEL DIRITTO SACROSANTO – Parla di storia e cultura il presidente, e spiega che nel 1948 nasceva lo Stato di Israele su decisione delle Nazioni Unite, dimenticando che quella risoluzione è monca perché prevedeva contestualmente la nascita di uno Stato palestinese. Uno Stato che ancora non c’è. Dopo sessanta anni. E allora è utile ricordare chi svolgeva il suo ruolo a 360 gradi, chi rappresentava l’Italia attraverso la memoria storica, chi era in grado di leggere la realtà senza paura e con cognizione di causa, chi ancora oggi è ricordato come il presidente di tutti, figlio dell’antifascismo e della resistenza, partigiano e attore vero del movimento di liberazione nazionale: Sandro Pertini. Un presidente che dal Palazzo del Quirinale il 31 dicembre del 1983 nel messaggio di fine anno agli italiani diceva: «Una volta furono gli ebrei a conoscere la ”diaspora”. Vennero dispersi, cacciati dal medio oriente e dispersi per il mondo; adesso sono invece i palestinesi. Ebbene io affermo ancora una volta che i palestinesi hanno diritto sacrosanto a una patria ed a una terra come l’hanno avuta gli israeliti». Un altro mondo, un altro uomo, un altro presidente.

     
 

7 Commenti

  1. prostata scrive:

    In effetti Giorgione fa il Presidente della Repubblica un po’ come se avesse ancora trent’anni buoni di carriera politica davanti… Magari si è convinto che Silvio riuscirà davvero a portare la durata della vita a 120 anni?

  2. Alessandro Bernardini scrive:

    Ma, non lo so. Magari Silvio sarà il prossimo. Così Pertini è la volta buona che risorge e inizia a bestemmiare.
    Tanto per la cronaca nuovi scontri ad Hebron e a Gaza. Altri morti.

  3. baron litron scrive:

    (tanto per la cronaca, nel ’48 i territori desinati ai palestinesi furono occupati da Egitto e Giordania. e chiedere a loro il motivo della mancata nascita dello stato palestino?)

  4. Alessandro Bernardini scrive:

    Ma certo come no, per la cronoca alla minoranza ebraica fu assegnata la maggioranza del territorio. Gli arabi non avevano accesso al mare. I cari britannci se ne lavarono le mani astenendosi dalla votazione 181. Ci fu un ricorso da parte degli stati arabi presentato alla Corte internazionale di Giustizia che venne respinto. E vero gli arabi si opposero per i motivi di cui sopra, ma raccontiamo anche che gruppi estremisti come l’Irgun e la Banda Stern (tra loro parecchi futuri ministri) rigettarono la decisione esigendo la “Grande Israele”. Nel 1948 i lavoretti dei gruppi paramilitari e militari sionisti ne hanno fatte delle belle. Bisogna avere il coraggio di raccontarla tutta caro mio.

  5. baron litron scrive:

    vero, quanto dici. ma altrettanto vero è che nelle intenzioni degli arabi la nascita dello stato palestinese è subordinata all’eliminazione di Israele, e questo per espressa volontà di diversi leaders arabi e palestinesi, passati e presenti.
    e l’invasione dei territori da parte di Egitto e Giordania è avvenuta contestualmente al primo tentativo di eliminazione di Israele, mentre la successiva occupazione fino al 1967 ne è stata la conseguenza. diciamole pure tutte le cose, ma abbiamo almeno l’onestà di riconoscere che lo stato palestinese non è stato abortito da Israele ma dai suoi vicini.

  6. Alessandro Bernardini scrive:

    E’ vero in parte quello che dici. Bisogna dire che la comunità palestinese già viveva li, sotto scacco del mandato britannico che approfittò della situazione prima (per espandere il dominio coloniale e tentare l’allargamento in Turchia) e dopo lasciando in fretta e furia il mandato nel momento in cui unilateralmente veniva proclamato lo Stato di Israele. Ebrei e arabi già vivevano insieme in Palestina, l’afflusso di migranti ebrei che scappavano dalle persecuzioni naziste creò divisioni certo, ma una gestione diversa secondo il mio modesto parere non avrebbe portato allo sfacelo. Certo che gli ebrei accettarono il piano di divisione e gli arabi no.
    Era politicamente distruttivo per loro, ma non fu una scelta dettata dall’antiebraismo, ma da ragioni squisitamente geopolitiche. La comuniità internazionale (spinta anche dall’onda emotiva della tragedia della Shoah) si dimenticò del popolo palestinese.
    Non concordo sulla questione “la nascita dello stato palestinese è subordinata all’eliminazione di Israele, e questo per espressa volontà di diversi leaders arabi e palestinesi, passati e presenti”. Sui passati se ne può discutere, ma già con gli accordi di Oslo (1993) Arafat riconosce Israele e oggi Abu Mazen parla più con Gerusalemme e Tel Aviv che con Gaza.

  7. francesco scrive:

    Ciao, penso che Napoitano non stia affatto zitto (magari), ma si è schierato più volte e in più occasioni a fianco di Israele contro il popolo palestinese.

    Lo ha fatto nel suo recente viaggio in Israele, lo ha fatto a proposito della FIERA DEL lIBRO, lo ha fatto precedentemente.

    D’altra parte perchè stupirsi? è sempre stato di destra anche nel PCI, che già brillava per gli inciuci.
    Inoltre Napolitano si era schierato a favore delle fucilazioni degli operai ungheresi da parte delle truppe sovietiche.
    Insomma un bel curriculum al fianco dei criminali….
    E per chiudere: la guerra in Afganistan chi la difende oltre alla destra? Napolitano sicuramente.
    L’articolo 11 della Costituzione, con Lui, diventa carta straccia o igienica che dir si voglia

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