di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 11:17 del 2 dicembre 2008 in InterniTorna alla home

È paradossale che un regime consenta agli oppositori di chiamarlo «regime»? Io credo che non sia affatto paradossale. Se gli oppositori sono innocui, può perfino tornare utile: quale miglior prova che il regime non sia affatto tale?

In questo modo, peraltro, l’innocuità degli oppositori si accentua, perché la loro denuncia diventa – appunto – paradossale, e gli oppositori stessi diventano un paradosso, almeno per chi non vuole o non sa vedere che il regime c’è. Già da qualche tempo, stati e governi che nella sostanza sono antidemocratici e autoritari hanno la premura di darsi una maschera passabilmente decente per chi non voglia o non sappia vedere dietro. Nell’accezione del termine che qui è presa in considerazione, «regime» sta per «stato o governo autoritario» (Devoto-Oli): se un regime ritiene necessario celare la sua natura autoritaria (o se un cinico calcolo lo induce a ritenere che non sia indispensabile mostrarla), non può tornargli utile consentire ciò che, poi, potrà mostrare come paradosso? Ecco perché io penso che il miglior alleato del regime – consapevole o no – sia proprio chi consideri paradossale che un regime consenta agli oppositori di chiamarlo «regime»: in questo modo egli si fa complice della sua natura autoritaria, ne diventa in qualche modo uno strumento.

LA MASCHERA DEL POPULISMO - Ma forse si può dire anche in un altro modo: chi confonde la maschera di un regime con la sua vera faccia – consapevolmente o no – lo rafforza e in qualche modo lo legittima. Può porsi un’obiezione, mi rendo conto. Prendiamola da un articolo dal titolo assai significativo – «C’è chi grida al regime che non c’è» – apparso su Il Mattino di venerdì 28 novembre, a firma di Massimo Adinolfi: “Non vi sono molti esempi storici di regimi non democratici di cui si possa discutere pubblicamente il carattere non democratico“. È un’obiezione forte solo sul piano meramente teorico, perché la storia della seconda metà del Novecento si è incaricata di mostrarci che le oligarchie a capo di stati e di governi autoritari sono capaci di darsi maschere dai tratti democratici, e di non aver sempre bisogno di rendere innocui gli oppositori eliminandoli fisicamente. Può bastare avere in mano gli strumenti per emarginarli, e nulla emargina di più che essere additato come paradosso vivente. “Non vi sono molti esempi storici, ecc.” (e però non mancano), perché il populismo ha storia recente. È proprio il populismo che consente a un regime di non preoccuparsi troppo del fatto che qualcuno lo definisca «regime», perché il populismo è la maschera dai tratti più democratici che uno stato o un governo autoritario ed antidemocratico possa indossare. Il populismo – scrivono Duncan McDonnell e Daniele Albertazzi (”Twenty-First Century Populism“) – ha il fine di reclutare il massimo consenso del «popolo» (”concepito come virtuoso e omogeneo“, e del quale il regime si arroga la prerogativa di un mandato altera il senso di ciò che in democrazia si chiama «sovranità»). Il populismo rende innocui i suoi oppositori dipingendoli come “nemici che attentano ai diritti, ai valori, ai beni, all’identità e alla possibilità di esprimersi del popolo sovrano“.

MODI PER ZITTIRE GLI OPPOSITORI - Solitamente non gli mancano i mezzi propagandistici per ribaltare la realtà delle cose: l’élite che attenta alla democrazia diventa proprio quella degli oppositori, e la loro denuncia intenderebbe sottrarre «sovranità» al popolo. Non è necessario eliminare questi oppositori: basta aizzargli contro l’insofferenza del «popolo». Può bastare dire che la loro denuncia è «paradossale», non c’è bisogno di arrivare a dire che è paranoica. Può bastare dire che costoro sono «profeti e grilli parlanti», eventualmente Cassandre, sennò sabotatori sociali, rinfocolatori di vecchie guerre civili, in ogni caso si tratta di gente poco raccomandabile, e infatti non sono raccomandati.

DOMANDE E RISPOSTE - Massimo Adinolfi scrive che “chi grida al regime che non c’è” si rende responsabile di “una drammatizzazione così intensa dell’attuale fase politica da riuscire incompatibile con la quotidiana presenza nei talk show televisivi di coloro i quali convintamente la sostengono“. “Negli ultimi mesi sono stati chiusi giornali?” C’è bisogno di chiuderli? Non li si può avviare al fallimento, visto che nessun giornale può mantenersi in vita con le sole entrate delle vendite? “Negli ultimi mesi sono state […] promulgate leggi liberticide?” Bisogna intendersi su cosa si intenda per «libertà». Se per «libertà» si intende uno dei termini che con «giustizia» sta nel prodotto algebrico che dà «democrazia», sì, il lodo Alfano – per dirne una – è cosa liberticida. E al momento lasciamo da parte tutto ciò che il Berlusconi IV annuncia in materia di diritti civili. “Negli ultimi mesi sono stati […] tacitati oppositori scomodi?” Anche qui bisogna intendersi sui termini. Si può «tacitare» intimidendo, e non c’è migliore intimidazione che marchiare come «paradossale» la denuncia degli oppositori «scomodi», promettendo a quelli comodi la consociazione. Massimo Adinolfi concede che “le società contemporanee diluiscono nel generale, indistinto ma enorme volume dell’informazione qualunque fermento critico, qualunque nota dissonante, qualunque voce contrastante, condannandola così di fatto all’irrilevanza. […] E il governo ha oggi in mano tutti gli strumenti che gli occorrono per creare quel largo consenso passivo di cui ha bisogno“; ma obietta che, “se si nutre questa opinione del consenso bisognerà pure che si rinunci una buona volta alla democrazia, che a quel consenso deve, dopo tutto, la propria legittimità“.

INCIUCIO’S BACK? - A me pare un modo un po’ acritico di considerare il consenso, ben al di là dai meccanismi coi quali esso si forma, però può darsi che tutto dipenda da una piccola differenza nelle diverse premesse: per me, un premier che ha “tutti gli strumenti che gli occorrono per creare quel largo consenso passivo di cui ha bisogno” è un’aberrazione; per un dalemiano, com’è Massimo Adinolfi, il conflitto d’interessi che consente ciò è questione irrilevante, tant’è che al massimo può essere buona in campagna elettorale. Il Centrosinistra non ha mai voluto risolvere la questione quando ne aveva la possibilità, e non dev’essere casuale, in vista d’essere consociati.

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