Glasgow: la mia africa
04/07/2008 - Il 24 luglio sarà giornata di elezioni per gli abitanti di Glasgow East, la “zona rossa” del Regno Unito, roccaforte dei Labour più di sinistra. Una sconfitta per Brown equivarrebbe alla sua fine, ma potrebbe avere anche altre conseguenze. La
Il 24 luglio sarà giornata di elezioni per gli abitanti di Glasgow East, la “zona rossa” del Regno Unito, roccaforte dei Labour più di sinistra. Una sconfitta per Brown equivarrebbe alla sua fine, ma potrebbe avere anche altre conseguenze.
La mia africa e’ l’east end di Glasgow, dove l’aspettativa di vita alla nascita, in alcuni quartieri, non supera i 54 anni – cinquantaquattro. E Glasgow East, crime capital of Europe, potrebbe diventare anche l’Africa di Gordon Brown, veltronianamente parlando. Nel senso che se le cose andranno in una certa maniera il 24 di Luglio prossimo tra gli estates che circondano l’M8 (l’unica, vera, autostrada di Scozia), allora al povero Gordon non rimarrà altro che lasciar tutto per andare a fare il missionario di Gesù Cristo Nostro Signore Onnipotente in Africa.
ZONA ROSSA – Il 24 Luglio a Glasgow East si terrà una by-election per sostituire David Marshall MP, Labour di sinistra (un socialista, direbbero alcuni), Member of the House of Commons since 1979 – che si è dimesso perché, con ogni probabilità, sta morendo.
Ora dovete sapere che Glasgow East è la zona più rosso-Labour di Glasgow, e che Glasgow è la zona piu’ rosso-Labour del paese. Insomma il Labour non esisterebbe senza i voti dei lavoratori sindacalizzati sopravvisuti alla Tatcher dell’East End di Glasgow. Ma, soprattutto, nessun Labour – nemmeno il post-New Labour della coppia scozzese Brown&Darling – puo’ sopravvivere, né tantomeno vincere, senza i voti storici dell’East End di Glasgow.
13,507 – Nel 2005, all’ultima general election, David Marshall MP vinse Glasgow East con una maggioranza oceanica, 13,507 voti in più del candidato nazionalista scozzese: 18,775 a 5,268 – più del triplo (in percentuali siamo al 60,7% contro il 17,0%). Si capisce quindi bene che se, verso le due del mattino di quello che allora sarà già il 25 luglio, il returning officer dovesse annunciare una vittoria dei nazionalisti a Glasgow East, allora Gordon Brown prenderebbe il primo taxi per Heatrow, il primo volo per l’Uganda, e non tornerebbe più, mai piu.
BROWN AND OUT – Se il Labour non vince a Glasgow East con un Primo Ministro scozzese e un Chancellor scozzese, allora il Labour non puo’ vincere le prossime elezioni, e allora Gordon Brown non potrebbe che farsi da parte, per sempre (good riddance, se chiedete a me). Ma è davvero possibile che una maggioranza di tredicimila voti possa venir polverizzata in tre anni? Si, è possibile: basti considerare che nella by-election di Crewe, a fine maggio, una maggioranza Labour di settemila voti si e’ trasformata in una maggioranza Tory di 8mila: 15mila voti al netto, che sarebbero più che sufficienti a Glasgow East. A rendere la situazione ancora più difficile ci sono state le dimissioni, la settimana scorsa, del Leader del Labour scozzese, Wendy Alexander, fedelissima di Brown e sorella di uno degli uomini del presidente, International Development Secretary Douglas Alexander.
Basti aggiungere che la popolarità dei nazionalisti e di Salmond in particolare è in continua ascesa da quando hanno vinto le elezioni scozzesi l’anno scorso (quando presero alcuni seggi importanti proprio a Glasgow, tipo Gowan), e una sconfitta del Labour a Glasgow East non risulta piu’ fantapolitica.
WORKING CLASS HEROES – Però la tragedia che potrebbe consumarsi nell’East End di Glasgow va molto al di là dei destini di Gordon Brown e del Labour Party. I pochi lavoratori e tanti disoccupati che occupano i palazzoni intorno all’autostrada che da Edinburgh porta a Glasgow sono rimasti fedeli al Labour per generazioni, nonostante Glasgow, nel frattempo, stesse cambiando, abbandonandoli: la grande industria, e i gloriosi cantieri navali, scomparivano; e con essa una solida cultura working class che ha fatto scuola the world over.
THE END OF THE UNION? – Ma la fedeltà al Labour, in se stessa abbastanza comprensibile visto che la minaccia arrivava dalle privatizzazioni e liberalizzazioni dei conservatori, ha significato anche che, per generazioni, la working class di Glasgow ha resistito alle sirene indipendentiste, nonostante allo stesso tempo sostenesse la causa indipendentista irlandese – di cui proprio David Marshall MP e’ sempre stato un megafono (e, manco a dirlo, Celtic Park e’ proprio nella circoscrizione parlamentare di Glasgow East). Se ora anche l’East End di Glasgow, esasperato dalle concessioni centriste dell’era Blair-Brown, dovesse finire nella mani del SNP, allora il governo Labour sarebbe finito; ma, soprattutto, potrebbe anche essere arrivata l’ultima ora per l’Unione tra Scozia ed Inghilterra.













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E non credi che sarebbe anche giunta l’ora di darci un “cut” per le due parti in causa, che si amano alla maniera di Raniero e Fosca?
(http://www.youtube.com/watch?v=GEvp1BVOvjM&feature=related)
…fanno finta di stare insieme, per forza di inerzia, ma, come le damine di Proust, ognuna fa a maglia per i fatti suoi!!
Sondaggi recenti avevano indicato una percentuale tra il 35% e il 52% di scozzesi favorevoli all’indipendenza. Tra gli inglesi, il 59% sarebbe d’accordo.
Se dovesse tornare a riproporsi la faccenda delle lancette dell’orologio un’ora in avanti, ti voglio… XD
Certo sarebbe uno smacco per lo scozzese Brown, perdersi proprio la Scozia on the way!
DI IO,
non sarei così certo sulle intenzioni dei due popoli: i risultati dei sondaggi sono molto variabili sulla questione indipendenza, e sembrano dipendere MOLTO da come la domanda viene posta.
nei sondaggi nei quali i numeri a favore dell’indipendenza si avvicinano alla metà il ‘wording’ del referendum è molto soft, molto reversibile. molto ‘cominciare a negoziare’, per intenderci.
la mia sensazione – e vivo in scozia da un po’ – e che se alla fine si arrivasse mai a votare – e adesso che si è dimessa la Wendy non ci giurerei che succederà nei prossimi anni – il NO vincerebbe.
io stesso però devo ammettere di non aver ancora deciso come votei in un referendum del genere
Capisco che la faccenda della formulazione delle domande nei sondaggi possa essere “tricky”. Non volevo risultare così netta nella mia valutazione, (ma è un mio marchio di fabbrica)
Il clima intorno alla questione indipendenza mi sembra più possibilista che altro, del tipo “Beh magari si, ma forse anche no”. Non mi giungeva bizzarro, però, che un allontanamento tra Inghilterra e Scozia fosse immaginabile. D’altronde, disse un altro sondaggio da prendere con le pinze a ‘sto punto, gli inglesi non disdegnerebbero addirittura l’istituzione di un parlamento nazionale per l’Inghilterra, perchè entrembe le parti, così mi pare, mostrano un pò di insofferenza per gli squilibri causati dalla sgangherata legge sulla devolution: la “West Lothian question” che conoscerai cento volte meglio di me, visto che vivi in Scozia da un pò!(Qualche tempo fa circolava una battuta attribuita a un deputato inglese che avrebbe chiesto perché gli scozzesi abbiano voluto un loro parlamento “quando comandano nel nostro”).
Mi interesserebbe molto sapere da te perchè l’ipotetica risposta sarebbe NO! Le questioni sociali, storiche, di non affinità relativamente ai principi e alla mentalità soccombono dinnanzi alla scure del dio Denaro??
Cercherei anche di estorcerti un parere di puro istinto sul tuo voto, col giochetto delle domande a raffica, “No thinking, just stream of consciousness”, ma…
Sii grato anche per questo di vivere in Scozia!
ma, ti dirò, di puro stream of consciousness voterei per l’indipendenza!
AAAhh Hhà!!
T’ho beccato indipendentista, sovversivo sommerso che non sei altro!…ok, la pianto…e che NESSUNO si azzardi a uscirsene col tristissimo: “e se la pianti chi l’annaffia?”, please! -.-
Immagino i motivi che dettano la tua scelta d’impeto, ma è noto che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce!
Considerando che si va tutti in direzione di una paurosa instabilità economica, forse, l’unione fa ancora la forza!
Magari la soluzione sta nell’alleanza in ambito economico, con garanzia, però, di un’ ampia e reale autonomia di gestione delle questioni sociali, etiche, religiose.
Intanto attendiamo il 24 luglio!
Saluti e complimenti per l’articolo, eh!
Bye!