DIFFIDENZA E COMMOZIONE – «Quali sono le resistenze principali, o le perplessità, che hai incontrato nella tua famiglia nel raccontarsi e nel raccontare di te?». «Posso serenamente spezzare una lancia a favore
dell’universo femminile, che si confronta con molta più facilità con l’omosessualità dei maschietti. Sono gli uomini lo scoglio più difficile. Mio padre e mio fratello si sottraevano all’intervista in tutti i modi… La domanda che genera più dubbi è proprio se considerano come una famiglia il mio rapporto decennale con il mio partner oppure no. Si nota una differenza abissale tra le generazioni. Mia madre, soffrendo, dice di non poter parlare di famiglia. I giovani, mio cugino e la sua compagna e mio fratello, dicono che siamo una famiglia. Mi hanno commosso».
SPAGNA BATTE ITALIA – «Oggi cosa ti ferisce o ti fa incazzare maggiormente delle reazioni sulla omosessualità da parte delle persone? E perché pensi che ci sia questa arretratezza normativa italiana?». «Mi fa arrabbiare quanto poco conoscano o abbiano approfondito l’omosessualità. C’è un omosessuale in ogni famiglia italiana. Com’è possibile che siamo ancora visti come qualcosa di lontano ed esotico (e aggiungi un po’ perverso, sopra le righe, baraccone). E qui la responsabilità è, in parte, anche agli omosessuali. Responsabilità che cade anche sull’assenza di una legge per le coppie e contro l’omofobia. Non basta trovare un capro espiatorio nella Chiesa cattolica, c’è anche in Spagna dove hanno il matrimonio gay, o nella classe politica, che più che una classe sembra una scolaresca in gita su di un altro pianeta, ma è scarsa, troppo scarsa e timida, la visibilità degli omosessuali italiani».
TENDENZA PORNOGRAFICA – «A Silvia, la compagna di tuo cugino, obietti: “Se Filippo gioca a pallanuoto, io andavo in palestra… [invece che “Stefano è gay”]” (anche se Silvia lo dice con affetto e poi aggiunge l’aspetto della militanza legata all’essere gay): pensi che questa “tendenza pornografica” sulla omosessualità (la stessa mania di connotare una persona con l’aggettivo omosessuale in contesti in cui è del tutto superfluo) potrebbe essere combattuta anche da una regolamentazione delle convivenze? E perché c’è tanta resistenza al matrimonio omosessuale: più per ignoranza o per opposizione, per quanto assolutamente infondata (la storiella della famiglia “tradizionale”, o “naturale” o “normale” è folle)?». «Non mi spiace la connotazione. Sono omosessuale, italiano, castano e allo stesso modo, anche quando dormo. Sono sicuro comunque che una regolamentazione delle convivenze, è successo con i PACS francesi, porterà una maggiore serenità sociale nell’avvicinarsi all’omosessualità. Il dibattito italiano sul matrimonio gay è
castrato dall’ideologia con dichiarazioni e prese di posizione ben oltre il limite del buon senso come ad esempio: “il matrimonio gay porterà all’eclissi sociale”. Ma per favore… Nessuno sembra farsi una domanda più banale nell’accostarsi al tema e cioè: il matrimonio è un diritto fondamentale dell’individuo oppure no? Io ho l’impressione di sì, e credo sia una domanda ricca di stimoli».
OK PER LA FAMIGLIA… MA SUL LAVORO? – «Tua nonna ti dice: “avevo ancora dei pregiudizi, ma di fronte a quella serenità me li sono dimenticati”. Lei è tua nonna e ti vuole bene; ma credi che questo meccanismo possa funzionare anche nelle persone che non hanno un legame affettivo con te?». «Ma come individui ci muoviamo per la maggior parte del tempo in ambiti relazionali circondati da persone che ci vogliono bene! Obietterai che sul lavoro non è così. Bene, ma non abdicherò mai alla mia visibilità. Quando un collega mi parla di sua moglie e dei suoi figlioletti sono libero di raccontare di mio “marito”, lo chiamo così, non c’è altro termine per definire un matrimonio incelebrabile oggi in Italia e per raccontare una delle tante normale famiglie gay italiane».
(“Una famiglia normale” è introdotto da una prefazione di Giovanni Dall’Orto e seguito da postfazione a cura della sociologa Chiara Bertone).




credo che le aspettative dei genitori siano diverse da quelle dei fratelli
i genitori hanno procreato e si aspettano che a loro volta i loro discendenti abbiano altra discendenza
sono convinti che la famiglia, i figli siano la madre di tutte le felicità
subire la duchiarazione di omosessualità (non a caso la sociologa parla di dramma) significa vedere i propri figli rinunziare alla possibilità di discendenza
qui non si tratta di attendere l’ evoluzione dei tempi, è normale che l’ omosessualità sia per i genitori un dramma, mentre i fratelli possono fottersene o addirittura i secondogeniti possono considerarla con favore ad esempio per la successione nei diritti sul titolo nobiliare…..
@se io avessi…
credo che in una certa percentuale la tua spiegazione stia in piedi, questo potrebbe essere uno dei (tanti) fattori, consci od inconsci, di resistenza psicologica, che porta al pregiudizio ecc ecc
però le reazioni sono in gran parte diverse quando, per esempio, un figlio o una figlia annunciano di volersi fare preti o suore: là si parla (in generale, intendiamoci) di ‘vocazione’, ‘chiamata’, la tristezza per la ‘perdita’ del figlio è mitigata o annullata dalla sensazione di ‘giustezza’ e di ‘altruismo’ di una scelta che, come molte, è *semplicemente* una scelta personale.
…e perchè la Chiesa, toccata dal comune pregiudizio-genitoriale, non si schiera una volta per tutte a favore degli omosessuali (recuperando tra l’altro la difesa di una parte consistente del proprio stesso ‘esercito’)??
o tempora, o mores…
Primo, complimenti a Stefano che parla di ragionare, dibattere, lavorare con i propri familiari al posto che creare inutili contrapposizioni ideologiche. Penso che molti omosessuali dovrebbero prendere esempio da lui.
Inoltre, a questo proposito:
“l’omosessuale è promiscuo”
l’altra sera stavo parlando con un amico gay di questo, e ci chiedevamo per quale motivo i media e l’opinione comune non si accorgono dell’ovvio. Ovvero: gli omosessuali maschi sono promiscui perchè sono maschi, non perchè sono omosessuali. In una coppia eterosessuale, normalmente (in senso statistico) è la donna il freno alla promiscuità. Ci sono anche maschi istintivamente fedeli, ma non sono poi tantissimi. Ora, in una coppia di due maschi è evidente che la promiscuità sarà più tollerata e più praticata. Non ha niente a che fare con l’essere gay di per sè. Ha a che fare con l’essere uomini, tant’è che le statistiche sono concordi: le lesbiche invece hanno tendenzialmente rapporti affettivi monogamici e di lunga durata. Ma và.
>> le lesbiche invece hanno tendenzialmente rapporti affettivi monogamici e di lunga durata
…dillo agli sceneggiatori (sceneggiatrici?) di ‘L Word’ …
@topinamburs: Se la gente smettesse di pensare che un gay che vuole affermare semplicemente la sua dignità di uomo pure nella sua omosessualità, lo faccia solo per questioni ideologiche, sarebbe un vero passo in avanti.
Il problema è ancora oggi ogni rivendicazione da parte degli omosessuali è vista come una richiesta assurda e impropria, un po’ come se le rivendicazioni delle femministe fossero allora state viste come richiesta assurta, la parità di diritti e di dignità sociale.
Purtroppo la mentalità oggi ancora sotterraneamente diffusa è che l’omosessualità sia in primis una disgrazia e in secondo una cosa che hai perché sei te che la vuoi, e da cui quindi non dovrebbero discendere diritti