|

La faida di Quarto Oggiaro

Il timore è che si apra una nuova faida tra cosche nel quartiere di Quarto Oggiaro, nella periferia nord di Milano. Tre giorni dopo l’omicidio del pregiudicato Emanuele Tatone, è stato ritrovato senza vita anche il fratello Pasquale, altro membro della stessa famiglia, storico clan della malavita originario di Casaluce (in provincia di Caserta). Ucciso a colpi d’arma da fuoco nella sua auto, nel cuore del quartiere meneghino, dove da anni i Tatone gestiscono il traffico di stupefacenti. Tre omicidi in tre giorni, dato che domenica aveva perso la vita anche l’autista Paolo Simone.

Pasquale Tatone (Photocredit: Corriere della Sera)
Pasquale Tatone (Photocredit: Corriere della Sera)

PASQUALE TATONE UCCISO: FAIDA A QUARTO OGGIARO – L’omicidio di Pasquale Tatone permette una svolta nel quadro indiziario di quanto accaduto domenica, rendendo sempre più probabile il regolamento di conti tra clan nella periferia di Milano.Sembra che qualcuno voglia sovvertire le “gerarchie” criminali dell’area, interrompendo quel controllo della famiglia Tatone che va avanti da decenni. Il clan arrivò a Milano nel 1972, quando Rosa Famiano, soprannominata “Nonna eroina“, arrivò nel capoluogo lombardo con i cinque figli, insediandosi proprio a Quarto Oggiaro. Divenuto negli anni un fortino per i Tatone, chiamati anche “mezzi pazzi”. Prima degli omicidi di domenica e di mercoledì sera, parte del clan era stato sgominato dagli arresti di Mario e Nicola Tatone (2003), quest’ultimo fermato anche nel 2009. Fu comminata una pena di 24 anni, proprio perché – come spiega il Corriere della Sera – «con i ragazzi del quartiere aveva trasformato la zona in un mercato di cocaina sempre aperto per mezza Milano». Da allora il potere dei Tatone sembrava essersi sfaldato, fino agli omicidi degli ultimi tre giorni.  Adesso la periferia nord di Milano sembra essere ripiombata nelle guerre tra clan: Pasquale Tatone, di 54 anni, è stato ucciso a colpi di fucile,di fronte a un circolo-pizzeria, appena sedutosi sul sedile dell’auto. Quel che sembra chiaro è che non immaginasse di essere un bersaglio, dato che era andato a vedere la partita in un locale del quartiere senza protezione. Il responsabile del suo omicidio ha aspettato che entrasse nella sue automobile, prima di sparare diversi colpi di arma da fuoco, probabilmente un fucile in base ai primi rilievi.

RISCHIO FAIDA A QUARTO OGGIARO – Tra i residenti del quartiere milanese non manca la preoccupazione per l’apertura di una nuova guerra tra famiglie: «Speriamo di non ricominciare», ha spiegato un edicolante all’Ansa, alludendo proprio alla possibile faida che potrebbe scatenarsi. In città il nome dei Tatone incute timore e resta incredulità per l’omicidio di Pasquale, reggente del clan. Il capofamiglia abitava poco distante dal luogo nel quale è stato ucciso. Anche per questo si credeva “al sicuro”, tanto da girare senza scorta, nonostante tre giorni prima fosse stato ammazzato il fratello con l’autista.

Photocredit: YouReporter . Il ritrovamento dei cadaveri di Emanuele Tatone e dell'autista Simone
Photocredit: YouReporter . Il ritrovamento dei cadaveri di Emanuele Tatone e dell’autista Paolo Simone

I cadaveri del fratello Emanuele e di Simone erano stati ritrovati in un bosco isolato. Erano stati freddati intorno all’ora di pranzo di domenica, con tre proiettili, ai confini della città, vicino agli orti di via Vialba, dopo essere scesi dalla propria macchina. Dopo l’omicidio, era stato il Fatto Quotidiano a fotografare gli “equilibri” nel traffico di stupefacenti nella periferia milanese:

«L’ultima operazione risale al 2009, quando viene arrestato Nicola Tatone, fratello di Emanuele. In carcere finiscono boss, luogotenenti, cavalli e cavallini della droga. Un traffico ingente gestito tra via Pascarella, via Lopez e via Traversi. Due anni dopo, l’operazione Pavone coordinata dal pm Marcello Musso, ritorna a Quarto Oggiaro rispolverando personaggi legati al boss della ‘ndrangheta Biagio Crisafulli. Su tutti, il broker della droga Francesco Castriotta attualmente latitante. Nel giugno 2008 finisce in carcere Mario Carvelli, calabrese di Petilia Policastro. Soprannominato il Poma, Carvelli, scarcerato solo un anno prima, torna in quartiere e riprende il traffico della droga. La sua zona è quella di via Capuana. Arrestato, sarà condannato a 25 anni. Eppure altri membri influenti del suo clan, scarcerati da qualche mese, sono tornati a Quarto Oggiaro. Tra loro anche alcuni ragazzi che all’epoca degli arresti (2008) erano minorenni».

Il Fatto spiegò come i Tatone “agissero in concorrenza” e come gli omicidi si inserissero in un quadro segnato da due anni di vuoto di potere, «al quale andava aggiunta la storica alleanza tra Carvelli e Crisafulli». Dall’altra parte invece, restava il gruppo storico dei Tatone.

IL PRECEDENTE – Pasquale Tatone, freddato nell’agguato di ieri, era già sfuggito a un tentativo di omicidio nel 1994,  quando, all’interno di un cortile chiuso da altri palazzoni popolari che arriva fino in via Pascarella, tre killer incappucciati tentarono di eliminarlo mentre chiacchierava con un amico, come ricorda il Corsera. Ma il boss riuscì a salvarsi. Non questa volta, ucciso a 50 metri da quello stesso cortile.