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Le Iene e l’ultras ridotto in fin di vita dalla Polizia

«Subito dopo il coma ero sballatissimo in testa, come se mi fossi addormentato la sera e svegliato la mattina. Ho cancellato tutta l’adolescenza e la post-adolescenza è andata persa per sempre. Un buco nero di 20 anni». E’ il racconto di Paolo Scaroni, l’ultras del Brescia costretto al ricovero in ospedale di Verona dopo un pestaggio della polizia e che ha ripreso conoscenza, otto anni fa, dopo 40 giorni di coma. Il calvario di Paolo, oggi invalido al 100%, inizia esattamente il pomeriggio del 24 settembre 2005, dopo aver assistito ad una partita di calcio tra Verona e Brescia, quando durante gli scontri tra tifosi bresciani e forze dell’ordine alla stazione di Verona viene ridotto in fin di vita da alcuni agenti e ricoverato in ospedale.

 

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LE TESTIMONIANZE – Le Iene, con un servizio a firma di Matteo Viviani, hanno ricostruito la vicenda ascoltando alcuni testimoni. In realtà, emerge dal racconto, Paolo non era uno dei classici facinorosi che cercano a tutti i costi lo scontro. «Siamo stati protagonisti di una giornata di straordinaria follia, di un pestaggio gratuito», raccontano i presenti. E ancora: «Erano i tifosi più caldi, ma nulla giustificava quella violenza». «Hanno sparato un lacrimogeno e da lì hanno cominciato a caricare». «Una guerra». «Dopo il lacrimogeno il fuggi fuggi generale».

 

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LA SENTENZA – Una teoria, quella della violenza gratuita, confermata anche dalla sentenza deI giudici, dove si legge: «Deflagra all’improvviso una vera e propria carica con uso massiccio anche di manganelli da parte delle forze dell’ordine. Il ricorso dell’uso alla forza non è ordinato nè autorizzato dal responsabile dell’ordine pubblico presente. In quel frangente vengono anche lanciati alcuni lacrimogeni con una scelta del tutto dissennata e totalmente controproducente rispetto all’obiettivo di tutela dell’ordine pubblico tanto che è stato necessario constatare come le forze dell’ordine siano diventate esse stesse un fattore di disordine».

I SEGNI DELLA VIOLENZA – «C’è chi aveva sangue, chi era stato manganellato, io li ho visti. Non se lo sono fatti da soli», racconta Monica, anche lei colpita dalla carica della polizia, e che ha riportato ematomi al seno e alle braccia. Paolo giura di non aver per nulla aggredito, o provato ad aggredire, le forze dell’ordine: «Ma che aggredito, come fai ad aggredire una persona con casco, manganello e scudo in braccio… è una lotta impari. Una cosa che dico sempre io è questa: anche ammesso e non concesso che sia stato io a fare la cazzata quel giorno, tu, poliziotto fai il tuo dovere mi prendi e mi metti le manette e mi porti in questura, però non ti puoi arrogare il diritto di ammazzare un altro essere umano. Io sono stato preso alle spalle mentre stavo andando via e buttato in terra. Quando sono finito in terra è stata la mia morte. Mentre mi piacchiavano, che non era flessibile il manico, me le davano tutte con il manico al contrario».

 

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IL MEDICO LEGALE – Il racconto di Paolo è stato confermato anche dal medico legale che ha testimoniato al processo: «Ha detto che le mie ferite erano compatibili con quelle di un manganello girato al contrario, un uso del manganello improprio girato al contrario». E ancora, sui colpi subiti quasi eslusivamente alla testa: «Il medico legale che è venuto a visitarmi quel giorno è rimasto allucinato anche lui. Ha detto: ‘Come è possibile che è rimasto in fin di vita per le botte che ha preso e non è rimasto neanche un livido su tutto il corpo’. Quindi era chiara la volontà di fare il morto. Non si spiega una ferocia così».

IL PRONTO INTERVENTO – La testimonianza di Paolo nella sentenza è stata definita «precisa, dettagliata e del tutto veritiera». Riguardo alle lesioni subite si parla, nel dettaglio, di «lesioni dirette ai centri vitali idonee a determinare la compromissione irreversibile delle attività encefaliche e con essa la morte, scongiurate solo grazie ad un tempestivo pronto intervento rianimatorio dei sanitari».

 

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LA VITA STRAVOLTA – Ed ora? I testimoni ed amici di Paolo alle Iene raccontano quanto sia cambiato rispetto al passato. Lo stesso Paolo ricorda la sua vecchia vitalità, la passione per gli sport estremi, le arrampicate in montagna. Ed anche delle immagini della violenza che non ci sono più. Anzi, non sono mai scoperte. «Chiaro che c’erano i video, però sono stati accuratamente tagliati dalla Polizia stessa a quanto pare. Sono spariti nel nulla i minuti del mio pestaggio. Guardacaso i minuti fondamentali, quando picchiavano me. Il giuadice ha mandato alla Procura gli atti per aprire le indagini su questo taglio di immagini».

NESSUN RISARCIMENTO – Una circostanza difficile da accettare, considerando anche che la Polizia è stata riconosciuta colpevole dei fatti che hanno ridotto Paolo in fin di vita ma i poliziotti sono stati tutti assolti («Erano tutti bardati, foulard in faccia, casco, scudo davanti», ricorda Paolo), e considerando anche che la vittima non ha ottenuto alcun riconoscimento. «L’unico vantaggio che ho avuto io è che mi son guadagnato un altro avvocato da pagare», dice Paolo.

(Photocredit: Mediaset / Italiauno / Le Iene)