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La mappa dei renziani

Fedelissimi. Amministratori. Veltroniani. Franceschiniani. Ex bersaniani. Matteo Renzi dice di voler seppellire per sempre le correnti del Partito Democratico ma in un paese, l’Italia, dove le classificazioni interne alle forze politiche sono una tradizione quasi secolare sembra inevitabile disegnare una mappa dei sostenitori ai candidati alla segreteria, ed in particolare degli esponenti che hanno promesso appoggio al sindaco sindaco di Firenze, il grande favorito del congresso di fine anno.

 

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RENZIANI E SINDACI – In effetti, le correnti per ora, esistono. Ed esiste anche quella dei renziani. E’ stato proprio Renzi ad ammetterlo, ancora una volta, lo scorso fine settimana. «Non possiamo parlare solo di correnti. La prima ad essere rottamata sarà la corrente dei renziani», ha ripetuto il sindaco dal palco della Leopolda lo scorso fine settimana, la convention costruita a sua misura. Se le correnti vanno rottamate vuol dire che essere esistono, ed esiste ovviamente anche la citata schiera dei renziani. Nel gruppo dei più fedeli al sindaco spiccano soprattutto Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Dario Nardella, Matto Richetti e Simona Bonafè, questi ultimi due volti noti anche al pubblico televisivo dei talk show. C’è poi anche un ampio campo di amministratori locali. A guidare il gruppo c’è innanzitutto il sindaco di Torino Piero Fassino, ma anche Debora Serracchiani, governatrice in Friuli Venezia Giulia, Matteo Ricci, presidente della provincia di Pesaro Urbino, e i siciliani Enzo Bianco e Leoluca Orlando, primi cittadini rispettivamente a Catania e Palermo.

VELTRONIANI E AREADEM – Non solo soli. La galassia renziana del Pd, oltre agli uomini del territorio e alle matricole del Parlamento, comprende anche chi le correnti le ha formate e guidate già diversi anni addietro. Con Renzi sono schierati gli ex segretari del partito Walter Veltroni e Dario Franceschini. Il primo a fine 2010 lanciò il movimento Modem, appoggiato da 75 parlamentari Democratici in contrapposizione all’ala bersaniana allora alla guida del partito, ed è oggi seguito dai fedelissimi Walter Verini e Giorgio Tonini. Franceschini, invece, guida la corrente Areadem, cui partecipano anche l’ex segretario del Ppi ed ex parlamentare Pierluigi Castagnetti, Marina Sereni ed Emanuele Fiano.

LETTIANI E PRODIANI – Ci sono i lettiani. A sostegno di Renzi si fa trovare pronto ad esempio l’amico del premier Francesco Boccia. Ma anche i prodiani, come Sandro Gozi. Ai renziani si aggiungono poi anche qualche deputato in Parlamento dopo la svolta del Lingotto di Veltroni. Appoggiano il sindaco sia Marianna Madia che Pina Picierno, giovani deputate candidate come capolista alle Politiche del 2008. Non mancano gli endorsement di chi si sarebbe orientato verso il sostegno a Cuperlo. Rosy Bindi al congresso e alle primarie appoggia Gianni Cuperlo, ma il bindiano Giovanni Burtone ad esempio sostiene Renzi. Fa lo stesso anche l’ex dalemiano Nicola Latorre. E pure Roberto Giachetti, tra i fondatori della Margherita ed ex capo di gabinetto di Francesco Rutelli a Roma. Già, i rutelliani. Ci sono anche loro. Il fedelissimo Paolo Gentiloni è uno dei renziani della prima ora. L’elenco, infine, potrebbe essere infine reso più lungo dall’arrivo di parlamentari montiani in fuga dalla coalizione di centro dopo la spaccatura con i cattolici. Alla Leopolda si è presentato il deputato Edoardo Nesi. Ma potrebbero fare la stessa scelta anche gli ex Pd come Pietro Ichino, Gianluca Susta, Irene Tinagli e Linda Lanzillotta. Oppure lo storico Andrea Romano.

IN PARLAMENTO – Il piatto è ricco, insomma. Non a caso i renziani, che in Parlamento ad inizio legislatura venivano accreditati di una cinquantina di parlamentari complessivi, sembrano viaggiare oggi verso la maggioranza del Pd sia alla Camera e al Senato. Non è solo sui consensi elettorali, insomma, che Renzi sta costruendo il suo successo. I numeri dei gruppi lasciano poco adito a dubbi. Il sindaco può vantare oggi orientativamente l’appoggio i 200 eletti a Montecitorio e 50 a Palazzo Madama, circa la metà dei rappresentanti Democratici, e quindi di buona parte degli esponenti che alle primarie di dodici mesi fa era schierato dalla parte di Bersani.

BERSANIANI CON CUPERLO – Il fronte del dalemiano Gianni Cuperlo è chiaramente più debole. Sono schierati a sostegno dell’outsider soprattutto Massimo D’Alema, l’ex segretario e candidato premier Pier Luigi Bersani, amministratori locali come il governatore toscano Enrico Rossi e la pattuglia dei giovani turchi, guidata da Matteo Orfini, dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e dal viceministro all’Economia Stefano Fassina. Insieme a loro i bersaniani Roberto Speranza, capogruppo alla Camera, Nico Stumpo e Davide Zoggia, i dalemiani come Ugo Sposetti, gli ex Ppi come Rosy Bindi, Giuseppe Fioroni e Franco Marini. Scarse le adesioni dalle correnti maggiormente schierate a favore di Renzi. Sosterranno Cuperlo i lettiani Paola De Micheli e Guglielmo Vaccaro, e con loro il governatore della Basilicata Vito de Filippo, ma anche i fassiniani Cesare Damiano e Anna Rossomando.

BRESSO CON PITTELLA – Più compliata la situazione di Pippo Civati e Gianni Pittella. Il deputato lombardo deve accontentarsi del sostegno dei giovani amministratori. Il vicepresidente del Parlamento Europeo, invece, gode del sostegno dell’ex governatrice del Piemonte Mercedes Bresso ed altri amministratori locali nelle regioni del Sud.

SONDAGGI – Dulcis in fundo, i sondaggi. Tutte le rilevazioni compiute finora indicano un netto vantaggio di Renzi su Cuperlo. Gli ultimi dati, elaborati dall’istituto Demopolis e diffusi nel corso della trasmissione di La7 Otto e Mezzo indicano il sindaco al 65% di consenso.

(Fonte foto: LaPresse)