Lo Stato delle Ferrovie

01/07/2008 - STRADA VS FERROVIA - Riguardo il dirottamento del traffico stradale verso quello ferroviario l’aumento del prezzo del petrolio poteva essere una buona occasione per sviluppare ed adeguare il trasporto ferroviario affinché sostituisse efficacemente quello su strada, sia di merci sia

     
 

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STRADA VS FERROVIA - Riguardo il dirottamento del traffico stradale verso quello ferroviario l’aumento del prezzo del petrolio poteva essere una buona occasione per sviluppare ed adeguare il trasporto ferroviario affinché sostituisse efficacemente quello su strada, sia di merci sia di persone. Altra occasione probabilmente persa. Va inoltre considerato che le Ferrovie negli ultimi anni hanno investito due terzi delle risorse in linee ad alta velocità, trascurando il traffico urbano ed extraurbano di breve percorrenza, nonostante il 64 per cento del traffico automobilistico si svolga nel raggio di cinque chilometri dal centro delle città e il 19 per cento entro un raggio di dieci chilometri. Se non si investe in questi tragitti difficilmente si riuscirà a “rubare” traffico dalle strade. Anche il trasporto ad alta velocità non ha dato assolutamente i benefici sperati, risultano infatti enormi rallentamenti in corrispondenza dei nodi ferroviari in cui la velocità dei treni deve essere ridotta a causa del mancato adeguamento della rete, ne consegue un totale tempo di percorrenza ancora troppo alto rispetto agli standard europei, situazione che vanifica in parte l’investimento in alta velocità. Col prezzo del petrolio a questi livelli i benefici del trasporto ferroviario aumentano, tuttavia se non si riducono i costi, difficilmente il saldo preso in considerazione dai cittadini per un eventuale passaggio al trasporto su rotaia sarà positivo per le Ferrovie. A questo proposito si commette spesso un grave errore, ossia credere che mantenere basse le tariffe sia l’unico modo per incentivare l’uso del treno. Ed è un grave errore per due motivi. Le tariffe in Italia sono più basse che in altri Paesi dell’Unione, il pessimo servizio non viene compensato neppure dalle basse tariffe, se i viaggi in treno fossero gratuiti non è detto aumenterebbero i passeggeri (forse esagero, prendetela come una provocazione). Adeguare le tariffe al servizio è un errore, ciò che occorre è migliorare il servizio, non ridurre le tariffe. E’ indispensabile anche per questo motivo un’autorità indipendente, che misuri gli indici di qualità, quali la puntualità e dia un giudizio severo, capace di far agire di conseguenza l’amministrazione delle Ferrovie, responsabilizzando i manager. Per questo occorre anche rivedere i contratti stipulati con gli amministratori che a fronte di pessime gestioni troppo spesso hanno beneficiato di buonuscite assolutamente ingiustificabili. Solo in seguito a un miglioramento degli indici di qualità si potrà (dovrà) agire sulle tariffe adeguandole al servizio, questa volta migliorato e quindi aumentandole. Inoltre un aumento tariffario va utilizzato, non sprecato, nella situazione attuale porterebbe a coprire le perdite, senza possibilità di risultare un incentivo al miglioramento del servizio.

PRIVATIZZARE VS AUTORITA’ INDIPENDENTE - Un incentivo potrebbe venire dall’ingresso di operatori privati, o addirittura come suggerisce Ugo Arrigo sul blog dell’IBL una “societarizzazione delle differenti tipologie di servizio (lunga distanza, regionale, merci) separandole dalla rete e destinandone la proprietà al mercato” e la “liberalizzazione dell’accesso alle rete, aprendola alle compagnie che desiderano svolgere il servizio del trasporto”, queste strade sono attualmente precluse per la pessima gestione della rete da parte di Rfi. Mauro MorettiLe tratte più redditizie a causa di una non efficace gestione della rete sono sottoutilizzate, ragion per cui un privato non riuscirebbe a rientrare del suo investimento, e il pubblico si fa carico dei costi visto che proprio in queste tratte potrebbe avere un ricavo sufficiente a coprire le tratte invece meno redditizie. La situazione attuale crea per le Ferrovie un profitto da rendita di monopolio mal regolato, da cui risultano danni netti sia per i consumatori sia per il benessere sociale dell’intera collettività. Mancati trasferimenti e blocchi delle tariffe costituiscono per le Ferrovie pesanti perdite a cui si aggiunge l’inefficienza aziendale. Per coprire queste perdite, non arrivando nuovi trasferimenti ed essendo bloccate le tariffe Moretti (amministratore delegato delle Ferrovie) ha ridotto i costi da lui ritenuti tagliabili, da cui però ne risulterà una riduzione del servizio, rendendo ancora più improbabile un aumento delle tariffe. Prima ho scritto che è un errore adeguare le tariffe al servizio riducendole, ebbene è un errore anche adeguarsi alle basse tariffe riducendo ulteriormente il servizio. In mancanza di operatori privati (e finché sarà nei fatti impossibile un loro ingresso) è dunque indispensabile un’autorità indipendente che valuti l’operato dell’amministrazione delle Ferrovie, che confronti e giudichi gli indici di qualità, che controlli lo stato dell’innovazione in questo settore, che si pronunci e che possa dunque, attraverso la trasparenza dei suoi giudizi, dare una valutazione d’insieme in grado di evidenziare le responsabilità e, si spera, colpirle.

     
 

23 Commenti

  1. Lkv scrive:

    @ nullo: l’ho letto, condivido la prima parte, pero’ se si parla di “evoluzione culturale” per cui sara’ “necessario un lavoro di almeno venti anni” allora devo dare ragione al pessimismo di AG, e la cosa non mi va :) a me piace essere ottimista quanto piu’ possibile.

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