Lo Stato delle Ferrovie

di Luca Vinci

La creazione di Trenitalia e RFI non ha migliorato granché la situazione delle FS: problemi di infrastrutture, ma soprattutto di amministrazione e di strategia.

Cominciamo col chiarire alcuni punti. Le Ferrovie sono in realtà due grosse società pubbliche, RFI che gestisce la rete e Trenitalia che gestisce i treni. Questa divisione è indispensabile per un futuro (ma improbabile data la situazione attuale) ingresso di privati nella gestione dei treni. Per cui la rete resterebbe in mano pubblica, accollandosi le spese infrastrutturali, mentre le società private (e al limite una pubblica che si addossa la gestione delle tratte meno redditizie che il privato potrebbe non voler gestire) gestirebbero i treni. Il disavanzo è dato soprattutto da Trenitalia, negli ultimi anni i problemi strutturali delle Ferrovie sono stati scaricati sulla collettività, lo Stato dal 1996 al 2006 ha versato nelle casse delle Ferrovie in media 8 miliardi di euro l’anno. Un enorme flusso di denaro pubblico gestito con inefficienza, risorse improduttive andate sprecate o quasi.

SPESA PUBBLICA IN INFRASTRUTTURE - Per comprendere la situazione delle Ferrovie in Italia bisogna partire da lontano, sia nel tempo sia negli ambiti delle responsabilità. L’Italia soffre da tempo di un deficit ormai cronico di infrastrutture, ne abbiamo meno degli altri Paesi europei, e al nostro interno il Sud ne ha meno del resto d’Italia. Questo problema dipende, non dalla distribuzione della spesa nel territorio, ma dall’incapacità della pubblica amministrazione di utilizzare efficacemente le risorse messe a disposizione. Una stessa opera può essere adeguata in un certo luogo ed essere inutile in un altro, se poi a questo si aggiungono i ritardi decennali tra la progettazione e l’ultimazione dei lavori ecco che viene fuori un quadro sconvolgente, in cui opere utili un tempo sono ormai obsolete e inadeguate una volta ultimate (sempre che vengano ultimate), la Tav Torino-Lione con tutta probabilità costituirà un triste esempio di questo problema. Questa situazione da vita ad un doppio spreco di risorse, il primo spreco dovuto al fatto che si realizzano opere inadeguate per luogo o per tempi, il secondo spreco è che in questo modo si tolgono risorse necessarie ad opere indispensabili o comunque utili che quindi non vengono realizzate. Occorre rifuggire dal pensiero ormai consolidato che il Mezzogiorno sia in questa situazione a causa delle poche risorse messe a sua disposizione, anzi, le risorse date al Sud sono state maggiori di quelle date al Centro-Nord. Dagli anni ‘50 e sino alla metà degli anni ‘80 la spesa complessiva per opere pubbliche nel Mezzogiorno era in media il 40 per cento del totale. La situazione cambia solo a partire dagli anni ‘90, in cui al Sud e alle Isole vengono fornite meno risorse. Bisogna quindi domandarsi perché le enormi risorse messe a disposizione di questo territorio per più di trent’anni non abbiano dato vita a un numero corrispondente (per quantità e qualità) di infrastrutture. Se si raffrontano i finanziamenti con il loro utilizzo si comprende a fondo il dramma. Ciò che serve, anzi, ciò che è indispensabile, non sono maggiori finanziamenti, ma un’amministrazione capace e responsabile.

LE FERROVIE - Quanto sin qui scritto vale in generale per tutte le infrastrutture. Per quanto riguarda le ferrovie nello specifico, occorre precisare alcune tipicità. Prima di tutto la densità territoriale della rete ferroviaria (rapporto tra chilometri di strade e 100 chilometri quadrati di territorio) è pari alla media europea (ma inferiore se si considerano solo i big), la densità per popolazione (rapporto tra chilometri di strade e mille abitanti) è invece inferiore rispetto ad entrambi i gruppi. Questi dati tuttavia non devono essere presi con semplicità, va infatti considerata la modernità della rete, il suo utilizzo, ecc. aspetti in cui siamo evidentemente indietro. Inoltre se confrontiamo l’indicatore di dotazione infrastrutturale tra l’Italia e la Germania e la Francia, vediamo che risulta pari al 50 per cento di quello tedesco e al 70 per cento di quello francese. Il confronto è anche peggiore se consideriamo la percentuale di linee a doppio binario. Un altro dato deve inoltre far riflettere, le ferrovie tedesche portano 1,7 volte i passeggeri-km trasportati dalle ferrovie italiane, quelle francesi 1,6 volte, la situazione per il traffico merci non è certo migliore. Ne risulta per l’Italia una sottoutilizzazione che si traduce in minori ricavi. Altra caratteristica è che diversamente dalle autostrade le infrastrutture ferroviarie sono totalmente in mano pubblica. In questa situazione si tende a sottostimare i costi di realizzazione di nuove opere o di ammodernamento di vecchie, sovrastimare i ricavi futuri dovuti a queste opere e considerare benefici assolutamente opinabili. Infatti si considerano benefici che il settore privato non prende in considerazione, come quello della riduzione del traffico stradale. Tuttavia queste esternalità non sempre (anzi quasi mai) sono tanto significative da giustificare l’opera e comunque il settore ferroviario tutt’oggi non riesca a “rubare” traffico al settore stradale. Questo crea due inconvenienti, da una parte se una stessa linea ferroviaria ha lo stesso numero di passeggeri prima e dopo i lavori, non vi sono ricavi aggiuntivi e d’altra parte non vi è neppure la riduzione delle esternalità negative dovute all’inquinamento del traffico su strada. Onde evitare sprechi in infrastrutture in cui i costi non possono essere coperti da maggiori ricavi, un’autorità indipendente appare assolutamente indispensabile.



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