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Simone Cristicchi racconta le foibe e «gli orrori dei comunisti»

La notizia è del quotidiano Libero: “Cristicchi racconta le foibe «Ora mi danno del fascista» Il cantautore porta in scena un musical sugli orrori dei comunisti titinie l’esodo degli italiani dalmati. «Sfido l’estrema sinistra: venite a vedermi»”. Il cantautore romano infatti il 22 ottobre presenterà il suo musical “Magazzino 18″ a Trieste al Politeama Rossetti. L’opera è stata scritta assieme a Jan Barnas, autore del libro”Ci chiamavano fascisti, eravano italiani”. Ci si chiede cosa abbia spinto Simone Cristicchi che ricordiamo agli esordi con “Vorrei cantare come Biagio Antonacci” ad affrontare la questione delle foibe della quale lo stresso cantautore dice di esseresene interessato «vagamente» in passato.

Cristicchi, prima che le venisse in mente di scrivere il musical sapeva di questo episodio storico? «Vagamente. È un argomento che non si studia a scuola. L’ho conosciuto attraverso un libro che ho trovato a Bologna. Si tratta di “Ci chiamavano fascisti, eravamo italiani” (Mursia) di Jan Bernas che poi è di- ventato il coautore del musical. Tra quelle pagine ho trovato testimonianze di coloro che hanno vissuto l’esodo, il controesodo di molti monfalconesi poi andati in Jugoslavia e finiti a Goli Otok… Questi fatti nessuno li conosce».

“Magazzino 18”, così si chiama il musical, è il posto in cui si trovano i mobili degli esuli. Cristicchi l’ha visitato e ha detto che gli sembrava di essere a Ellis Island.

«Mi trovavo a Trieste per fare delle ricerca sulla Seconda Guerra mondiale e ho sen- tito dell’esistenza di un deposito dove si trovano accatastate le masserizie degli esuli, il Magazzino 18. Dopo un po’ di tra- versie sono riuscito a visitarlo. E mi è sembrato di rivedere Ellis Island, l’isola dove gli emigrati italiani venivano tenuti in una sorta di quarantena prima di poter sbarcare negli Stati Uniti».

Il cantautore romano poi sostiene di essersi avventurato in quest’impresa perchè quella degli esuli è una storia che merita di essere raccontata

«Tra ricerche e scrittura mi ci è voluto un anno di fatiche. Prima ho cominciato a lavorare al testo e poi ne sono uscite anche le canzoni… Si tratta di un musical civile con una scenografia imponente, un coro, un’orchestra»

Ed ecco il risultato di un anno di fatiche.

Cristicchi racconta a Simone Palaga  di aver ricevuto una marea di critiche «dall’estrema sinistra. Se prima per i temi che trattavo mi consideravano di sinistra a un tratto invece sono diventato fascista. Io invece sono un artista, voglio raccontare le storie. Non mi interessano questi giochi politici Mi sento libero di occuparmi delle storie che voglio». Certo, Cristicchi è libero di occuparsi delle storie che vuole, ma non puo’ dire di non essere interessato ai giochi politici, soprattutto se ha intenzione di banalizzare una questione così delicata con le sue canzonette. La parabola artistica di Cristicchi è molto simile a quella di Povia: entrambi sono arrivati al grande pubblico con innocue canzoni che facevano sì male alla musica, ma che almeno non avevano nessun contenuto sociale e politco. Entrambi ora sono arrivati a trattare temi così delicati utilizzando gli stessi linguaggi e la stessa superficialità delle canzoni con cui sono diventati famosi. In ogni caso, credo che dovremo rassergnarci a questa deriva di Cristicchi, il quale pensa addirittura che il suo spettacolo possa essere istruttivo: «Ha intenzione di continuare in questo filone artistico?» chiede Palaga, «Certo, è un linguaggio ideale per raccontare la nostra storia». D’altra parte anche Enzo Biagi ha scritto “La storia d’Italia a fumetti”, perchè Cristicchi non potrebbe scrivere “La storia d’Italia in musical?”. La risposta è semplice: perchè Cristicchi è quello di “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”.