Arriva “una brutta corrente”, dice la segretaria di Andreotti nel film “Il Divo”. Eccola spiegata per filo e per segno in tutti i suoi maggiori esponenti, da Pomicino a Ciarrapico. Senza dimenticare Salvo Lima.
“Quelli (ndr la sinistra) vogliono le stesse cose che volemo noi. Ma loro so’ poeti, prima ce devono piagne un po’ sopra” – V.Sbardella
Nel film sulla vita, romantica e spericolata, di Giulio Andreotti, “Il Divo”, c’è la sua sempiterna segretaria da autobus che ad un certo punto affacciata alla finestra, guardando fuori, fa. Eccola, sta arrivando. La canzone popolare? No. Una brutta corrente. Era appunto la temibile, la impressionante, la magniFica, la
teribile corrente degli andreottiani d’inizio anni ’90. Capirete che per uno come me, vent’anni, già un precoce fallito, imbottito di Rep da mane a sera (e su Rep mica scherzavano o facevano i liberal come mo’, l’odio per Craxi e la mitologia dell’andreottismo erano roba seria, erano primo, secondo e ammazzacaffè), una batteria di brutta gente, di masnadieri, di farabutti anche pittoreschi, di birbaccioni che avrei dovuto se non odiare (quello era per Craxi) ma riderci e schifare, come quella era una tempesta ormonale peggio della Fenech di quando di anni ne avevo 16 e me ne innamorai (niente sesso, solo amore).
LE FESTE DI POMICINO – Pomicino, Lima, Ciarrapico, Evangelisti e Sbardella. (A dir il vero ne faceva parte, ed una gran buona parte, anche il magistrato Vitalone e con onore, ma se quei cinque eran la schiuma, sua eccellenza Vitalone, di quel mare, era gli abissi, di quel governo, i servizi segreti. Non portava un milione di voti, risolveva un milione di guai). Torniamo alla Quinta avanti le quinte. Pomicino non mi diceva niente neanche allora: faceva le feste nelle ville all’Appia, si circondava molto spesso di hostess anticipando le Carfagna moderne (solo che lui se le prendeva di due metri); il fatto che parlasse napoletano ed avesse quattro bypass me lo ammorbidiva troppo rendendomelo quasi un simpatico; sapevo che non era tipo che scherzasse, avevo letto O’Ministro e in più sapevo chi aveva umiliato a Napoli, cioè Don Antonio Gava. Aveva la basetta lupina e portava forse il riporto. Gran puttaniere e viveur, fratello di (dicon) un grand’artista (ma Paolino sapeva recitare pure meglio). In età adulta si riciclò alla fine delle fiere e della giostra in Geronimo, scrivendo bene e chiaro come sempre. Vinti tutti i processi.




Pingback: ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo!
Pingback: diggita.it
a che serve riesumare il passato,anche se è recente? concentriamoci sul presente e guardiamo speranzosi il futuro
su cosa litigarono faccio e pannella?
Faccio sosteneva che Lima fosse un mafioso.
Pannella invece asseriva che questo non era mai stato provato.
E che questo era quanto.