Le armi di Gheddafi

08/03/2011 - Il “Rais” spara, si apre la caccia ai venditori di armi Molto spesso sembra che la gente viva in un mondo di fantasia. Ad esempio un mondo in cui le armi da guerra debbano essere utilizzare solo nelle parate, nei

     
 

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Il “Rais” spara, si apre la caccia ai venditori di armi

Molto spesso sembra che la gente viva in un mondo di fantasia. Ad esempio un mondo in cui le armi da guerra debbano essere utilizzare solo nelle parate, nei musei e come costosi e pesanti fermacarte. E invece no. Le armi sono progettate e costruite per uno scopo preciso: uccidere e distruggere. Chi vende armi non manca di sottolineare le capacità distruttive del prodotto, chi le compra lo fa per dotare le proprie milizie di strumenti di morte efficaci. Non c’è paese al mondo che abbia difficoltà ad armarsi: c’è sempre qualcuno disposto a vendere le proprie armi, in barba a qualsiasi embargo e pudore, se l’acquirente è in grado di pagarle. I grandi produttori di armi non sono soltanto americani e russi. L’industria bellica è fiorente in numerosi paesi, alcuni dei quali insospettabili (o quanto meno sconosciuti all’opinione pubblica sotto questo aspetto): Cina, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Olanda, Svizzera, Svezia, Austria, Israele, Ucraina, Sudafrica, India, Taiwan, Repubblica Ceca, Brasile, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Finlandia, le due Coree, Iran, Pakistan… dalle scatole di munizioni ai missili balistici il mercato è in grado di offrire tutto ciò che serve a chiunque possa permettersene il costo.

BUSINESS - Quasi sempre, il rifiuto da parte di un paese a vendere armi a un cliente “scomodo” ha l’unico effetto di aprire la strada ad altri fornitori che non si fanno scrupoli. Peraltro, molto spesso la vendita di armi è un ottimo sistema per controllare situazioni potenzialmente pericolose. Infatti le armi moderne sono molto sofisticate e richiedono l’intervento di specialisti e la costante fornitura di parti di ricambio, per cui la minaccia di bloccare l’assistenza militare può essere un efficace deterrente nei confronti di un loro utilizzo spregiudicato. Tutte queste considerazioni, assolutamente non politically correct, sono però molto lontane dai commenti e dagli strilloni che hanno invaso i media nel corso della crisi libica scoppiata in queste settimane, durante la quale il colonnello Gheddafi non ha esitato a utilizzare le forze armate contro i rivoltosi. Ecco quindi che qualcuno ha subito puntato il dito: “Gheddafi spara con armi italiane” ma c’è anche chi non manca di insinuare che le armi provengono dagli USA. Naturalmente anche la stampa estera non ha mancato di alzare la voce sulle forniture militari italiane alla Libia. Vediamo allora quali sono gli equipaggiamenti in dotazione alle forze armate libiche e quali paesi le hanno fornite, basandoci sui dati del World Defence Almanac e di Global Security. partiamo dai carri armati, classico simbolo di repressione. L’intero parco “corazzato” libico è di produzione sovietica, la punta di lancia è costituita da circa 200 carri armati T-72 per i quali nel 2010 la Russia ha stipulato un lucroso contratto di ammodernamento del valore di 1,3 miliardi di euro. Certo che a fronte di una simile cifra, il valore delle esportazioni militari italiane ed europee impallidisce impietosamente. Eppure nessuno ne ha parlato. Anche le autoblindo sono quasi tutte di produzione sovietica, ma non mancano modelli di produzione brasiliana, come l’EE-9 Cascavel e l’EE-11 Urutu. Quanto all’artiglieria, spiccano circa 200 semoventi Palmaria prodotti dalla Oto Melara italiana negli anni ’80, assieme a un’ottantina di DANA cecoslovacchi e qualche centinaio di pezzi (semoventi e trainati) di provenienza sovietica. E l’aviazione? Quegli aerei che bombardano i civili inermi, da dove vengono? Ebbene, tutti gli aerei e gli elicotteri da combattimento in dotazione all’aviazione libica sono di produzione sovietica e francese. In particolare si contano circa 300 cacciabombardieri MIG e SUKHOI, mentre i velivoli francesi sono poco più di un centinaio di Mirage. Non mancano una trentina di Jastreb , aerei specializzati per attacchi contro ribelli e rivoltosi, quindi particolarmente utili nella circostanza: sono stati prodotti nella ex-Yugoslavia. Anche in questo caso, è stata la Russia, nel 2010, ad aver messo a segno un lucroso contratto da 800 milioni di dollari per fornire uno squadrone di caccia di ultima generazione Sukhoi SU-35 nell’ambito di una fornitura di armi del valore complessivo di ben 4 miliardi di dollari. La marina libica, dal canto suo, può contare su una ventina di unità da guerra, di cui 7 di produzione francese e le altre sovietiche. Le forze missilistiche, invece, fanno affidamento su ben 80 sistemi di lancio per missili balistici SCUD, con oltre 400 missili in dotazione. Sono tutti di produzione sovietica, ma i libici li hanno potenziati avvalendosi di assistenza tecnica fornita da Egitto, Corea del Nord e Iran. Approfondendo la storia degli acquisti militari libici, si scopre che Gheddafi è stato da sempre tradizionale cliente dell’ex Unione Sovietica, anche se ha acquistato qualcosa dall’Italia e più di qualcosa dalla Francia. Gli embarghi sulle vendite militari imposti dalle Nazioni Unite assieme alla crisi dell’URSS hanno determinato una notevole obsolescenza degli equipaggiamenti delle forze armate, cui Gheddafi ha cercato di rimediare negli ultimi anni, ma i nuovi contratti hanno privilegiato l’alleato di sempre, che non si chiama più URSS ma Russia.

CONTI – Il bottino italiano è poca cosa rispetto a quanto realizzato dai russi, ma soprattutto non riguarda mezzi da combattimento veri e propri. Ad esempio gli ATR-42MP ordinati nel 2008 sono aerei da pattugliamento navale, non certo bombardieri. Sotto questo profilo, anche le vendite europee (di cui parte italiane) di siluri, di cannoni navali, di elicotteri da trasporto, di autobus blindati e di apparecchiature elettroniche riguardano equipaggiamenti che hanno potenzialità offensive insignificanti nell’ambito di una guerra civile o per reprimere moti di ribellione. Quanto alle armi leggere, ossia pistole, fucili e mitragliatrici, l’equipaggiamento standard è quasi tutto di produzione o progettazione sovietica. Per la gran parte, infatti, le armi leggere sono modelli della Kalashnikov e loro copie. Le notizie di una fornitura di armi Beretta per un valore di circa 80 milioni di euro mentre nessuno ricorda che qualche tempo fa proprio l’Italia sventò la fornitura di ben cinquecentomila armi automatiche prodotte in Cina e destinate alla Libia con la triangolazione di imprese maltesi e trafficanti italiani. In conclusione: Gheddafi ha un bel po’ di armi, non sono nuovissime ma per ammazzare i propri cittadini vanno più che bene, e generalmente non si tratta di armi italiane.

     
 

14 Commenti

  1. primo capo scrive:

    un articolo sprecato.
    i fessi, certe cose non vogliono sentirle. e se le sentono, non le capiscono, appunto perchè sono fessi.

  2. brain_use scrive:

    La questione ricorda tanto l’analogo polverone sollevato a suo tempo a proposito dell’esercito di Saddam.
    Il 90% delle armi iraquene era di produzione sovietica o francese.

    Eppure ancora oggi si sente frequentemente gente che lamenta che gli USA “prima gli hanno dato le armi e poi l’hanno attaccato”.
    Anzi “l’anno attaccato”.

  3. Mav90 scrive:

    Inoltre permettetemi di sottolineare una frase scritta da John:

    “il rifiuto da parte di un paese a vendere armi a un cliente “scomodo” ha l’unico effetto di aprire la strada ad altri fornitori che non si fanno scrupoli”

    Questo pezzettino di articolo, per come la vedo io, già basterebbe per rispondere a tutti quelli che ci accusano di aver venduto armi alla libia, se poi andiamo anche a vedere cosa abbiamo venduto rispetto agli altri allora tutto il discorso non può far altro che smontarsi!

    Ciao Ragazzi, ciao john :)

    • Fabio scrive:

      “il rifiuto da parte di un paese a vendere armi a un cliente “scomodo” ha l’unico effetto di aprire la strada ad altri fornitori che non si fanno scrupoli”

      A dire il vero questa è la frase che rovina l’intero articolo.
      E’ la classica frase ipocrita usata dai delinquenti per giustificarsi.
      Ti ricordi tangentopoli? “Se non mi facevo corrompere, lo faceva qcn altro!”
      E intanto il Paese andava a rotoli.
      Serietà, per cortesia.

      Firmato: un aspirante debunker, non pacifinto, non antiamericano, moderatamente pro-israeliano, ma neanche così imbecille da schierarsi come un fanatico dalla parte degli USA.

  4. Luca scrive:

    Questa guerra civile, è alla loro guerra, perche’ dobbiamo sempre intervenire e rompere i maroni a tutti! Noi siamo forse meglio di loro? … Non sono forse gli americani che nei loro raid aerei spesso uccidono piu’ civili che terroristi…? e poi si permettono di giudicare un dittatore di un altro paese…

  5. brain_use scrive:

    “Non sono forse gli americani che nei loro raid aerei spesso uccidono piu’ civili che terroristi”

    Tiriamo fuori due cifre, dai!

    O è solo il solito preconcetto da bar sport?

  6. mario scrive:

    dai mezzi esposti gheddafi e’ in grado di arrivare con un caccia potenzialmente (con ritorno alla base) fino a firenze e senza ritorno fino in germania e di spedire missili da dove arriva ancora avanti di 170 km, cioe far arrivare un missile amilano. data la velocita’ dei caccia puo’ arrivare circa a 12 minuti prima di attivare le difese e circa a 15 20 min cioe’ circa 3000/3=1000 km dalla base es.latina fino al punto di impatto con un aereo europeo, se gli va bene puo’ arrivare un missile a napoli o con un po di fortuna a roma. cortesemente smettete di giocare. grazie

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