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Roberto Benigni e il finto scandalo del compenso Rai

Non c’è soltanto Fabio Fazio tra gli obiettivi della campagna da novelli fustigatori sugli stipendi dei “big” Rai, lanciata dall’inedito duo Beppe Grillo-Renato Brunetta. Dopo le polemiche sul rinnovo del contratto da 5,4 milioni di euro del conduttore di “Che tempo che fa”, attaccato  dal “Semplice Portavoce” del Movimento 5 Stelle e definito come  “stuoino del Pdmenoelle”, ad essere presi di mira dal Giornale sono anche Maurizio Crozza e Roberto Benigni, altri volti noti del servizio pubblico. Già in passato riusciti a riportare percentuali di ascolto da record, permettendo alla Rai investimenti sicuri. Come riporta il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, in seguito alle critiche sui compensi considerati “eccessivi”, non sarebbe saltato soltanto il contratto da 25 milioni per la trasmissione che avrebbe dovuto condurre Crozza, ma anche lo show natalizio del premio Oscar. I «Dieci comandamenti» per ora non si faranno, ufficialmente per impegni importanti dello stesso attore, ma sulla scelta per il Giornale avrebbero influito le critiche rivolte al dg Luigi Gubitosi.

MAURIZIO CROZZA STIPENDIO RAI 2

 

LE POLEMICHE SUGLI STIPENDI IN RAI – Secondo alcune indiscrezioni (non confermate) lo show di Benigni sarebbe costato alla tv di Stato quattro milioni, come aveva anticipato lo stesso Brunetta. «Ma i conti dell’azienda sono in rosso», ha spiegato il Giornale, ricordando come l’azienda chiuderà il bilancio in forte perdita a fine anno. Peccato che in pochi si siano chiesti come le rinunce faranno perdere importanti introiti pubblicitari, rischiando di far peggiorare gli stessi conti Rai e mettendo a repentaglio la possibilità di ulteriori investimenti, così come quella di garantire programmi di servizio pubblico meno remunerativi. Un concetto ribadito con sarcasmo dallo stesso Maurizio Crozza nella sua copertina a Ballarò, tra i bersagli della campagne che Aldo Grasso definisce sul Corriere della Sera come “moralismi sbagliati”. «Quanto costa Ballarò? Quanto costa Floris? E questo cavo? La sigla, il fisarmonicista, e gli acquerelli?», ha scherzato Crozza in versione Brunetta. «Mi raccomando: tieni gli scontrini», ha aggiunto il comico, rivolgendosi al giornalista Giovanni Floris. Per poi sferzare un attacco allo stesso capogruppo del Pdl. «Giusto che si faccia attenzione al costo dei programmi della Rai. Ma bisognerebbe guardare anche i ricavi», ha spiegato Crozza.

Videocredit: Rai.tv

«Non è che se un salumiere si compra un maiale, poi se lo tiene perché si affeziona. Con il maiale ci fai i salami», ha continuato, ricordando con ironia come non si tenga conto di quanto la Rai abbia incassato grazie alle trasmissioni criticate.  «Io potevo anche essere il maiale della Rai. Sono un Raiuno mancato. Nel dubbio che io non sia un investimento per lo Stato, mi sono fatto da parte. Ma siamo sicuri che Brunetta lo sia? Leggeremo mai sul Giornale “sfuma la trattativa Stato-Brunetta?», ha aggiunto il comico. Chiaro il disappunto di Crozza per le polemiche e sulle denunce del quotidiano berlusconiano sui “25 milioni di buoni motivi” che avrebbe avuto per andare in Rai. Anche per quanto riguarda Fazio e gli attacchi sul rinnovo milionario quasi nessuno aveva sottolineato come “Che tempo che fa” fosse una delle poche trasmissioni in attivo. Lo stesso conduttore aveva ricordato come fosse coperta completamente dalle pubblicità, rivendicando di “far guadagnare l’azienda”.

MAURIZIO CROZZA STIPENDIO RAI 3

LA CAMPAGNA DEL GIORNALE – Sul Giornale, invece, si preferisce continuare la campagna contro i compensi dei big. E anche il premio Oscar Roberto Benigni finisce tra le vittime. Il suo show sarebbe costato 4 milioni di euro in base alle indiscrezioni: troppo per la Rai già con i conti in rosso, secondo il Giornale. Anche in questo caso, come in quello di Crozza, interrogandosi poco sui mancati introiti derivanti dalle rinunce a due personaggi considerati “prioritari” nella programmazione 2013-2014. Sul quotidiano di centro-destra però si precisa:

«Lo show in diretta sui Dieci Comandamenti per ora è rinviato. Stesso discorso per il lungo viaggio nei canti della Divina Commedia cominciato nel 2006 dall’attore toscano.Peccato, però, che le puntate di Tutto Dante siano state già registrate quest’estate,come tutte le altre, a Firenze: sono distribuite dalla Melampo,la casa di produzione della famiglia Benigni. Dunque, o troveranno uno spazio nel palinsesto della Rai, oppure il manager dell’attore Lucio Presta potrebbe rivolgersi ad altre aziende».

Di fatto, facendo perdere all’azienda del servizio pubblico non soltanto la possibilità di recuperare l’investimento, ma anche di guadagnare. Anche Aldo Grasso sul Corriere della Sera spiega perché, secondo il suo punto di vista, la battaglia sulla “possibilità di calmierare i prezzi sarebbe opportuna”, ma senza cadere nella “pulizia etnica” lanciata da Brunetta. Anche perché si ribadisce come Fazio sia uno dei pochi a far guadagnare in Rai:

«Senza fare il tifo né per l’uno né per l’altro, proviamo a ragionare su quanto è successo. Sui milioni che Fazio guadagna si è subito aperto il fuoco amico e nemico: Grillo, il solito Codacons, parte del «popolo del Web». I soldi sono tanti, ma, senza infingimenti e moralismi, la cosa più importante è che quei soldi siano un buon investimento. Se Fazio, con i suoi programmi, riesce ad avere un ritorno pubblicitario proficuo significa che quei soldi sono ben spesi. A Mediaset, a Sky, a La 7 fanno così»

Vero che la Rai è anche servizio pubblico, chiarisce Grasso, ma non manca un’altra considerazione: «Come abbiamo scritto più volte, ha perso da tempo la sua identità ed è diventata una tv fra le tante». Spiegando come il pluralismo oggi sia garantito da un’offerta più ampia e “alla portata di tutti”, Grasso sottolinea come la Rai abbia una doppia natura giuridica: «Pubblica in quanto è partecipata dal ministero dell’Economia e delle finanze (99,56%) e il suo contratto di servizio è stipulato con il ministero dello Sviluppo economico. Privata in quanto è una spa». Più che altro, le campagne moralistiche dovrebbero essere indirizzate secondo Grasso verso quel vizio classico rappresentato dalla lottizzazione dei partiti e dalla vergogna della parentopoli, con tanto di assunzioni di parenti e amici.  «Nel momento in cui si mette sul mercato, e la Rai è sul mercato, invocare la trasparenza sui contratti delle cosiddette star o dei conduttori di primo piano significa solo fare un favore alla concorrenza», conclude Grasso.

Edit:  «Vorrei tranquillizzare il Giornale e Brunetta. Impegni di Roberto non permettono di fare al momento lo show di Dicembre. Nessun problema di denaro, come potrà confermare Giancarlo Leone». Così Lucio Presta, agente di Roberto Benigni, ha commentato su Twitter il rinvio a data da destinarsi dello show che il premio Oscar toscano avrebbe dovuto tenere in diretta su Rai1 a dicembre dedicato ai Dieci Comandamenti.

 

Presta ha smentito che dietro il rinvio (o la cancellazione dello show) ci sia un problema di cachet sull’onda delle polemiche nate intorno ai compensi di Maurizio Crozza e Fabio Fazio anche in relazione al bilancio in passivo di Viale Mazzini. L’agente di Benigni e di moltissime star del piccolo schermo non ha però chiarito quali siano gli impegni di Benigni.