Un tassista

06/03/2011 - Comandante, per piacere, mi faccia riposare un poco. Non si preoccupi non sarò reticente, non mi avvarrò della facoltà di non rispondere o quello che sia e le confesserò tutto per filo e per segno. Solo mi faccia riposare un

     
 

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Comandante, per piacere, mi faccia riposare un poco. Non si preoccupi non sarò reticente, non mi avvarrò della facoltà di non rispondere o quello che sia e le confesserò tutto per filo e per segno. Solo mi faccia riposare un attimo perché negli ultimi tempi ho trottato tanto, tantissimo, e in fondo aver finito qui la mia ultima corsa è stata una fortuna. Tante volte ho pensato che sarebbe finita contro un palo guidando come un pazzo o per dare un addio spettacolare alla mia vita che ora che sono qui per un pugno non mi sembra nemmeno vero.

UN UOMO SUL RING - Sappi che mi vergogno e che ho passato ogni minuto fino ad ora a pregare che l’altro, quel bastardo che ho colpito, si salvi. No comandante non voglio offenderlo, lui è bastardo come me e come me ha fatto la sua ultima corsa. Spero solo che ne esca vivo perché, come me, non merita di pagare con la vita la sua imbecillità. Lo so sto divagando e io non sono né un filosofo né un maestro di vita e quindi mi devo attenere ai fatti. Faccio il tassista da 10 anni ma certo non è questa la mia massima aspirazione. Sono stato un pugile, mia passione e mia condanna, e se mi sono mai sentito un uomo, con la dignità e con le aspirazioni di un uomo, è quando sono salito sul ring rispettando me e l’avversario. Se fossi riuscito a fare la stessa cosa nella vita non sarei qui. Ma sto divagando ancora.

UN UOMO E LE SUE SCONFITTE – Dunque ho cominciato a fare il tassista perché uno della palestra che mi voleva bene andava in pensione e non aveva né figli né voglie di fare tanti soldi con la licenza. Non aveva molto da vivere e l’idea di dare a me una posizione e la possibilità di continuare a boxare in maniera indipendente lo faceva in qualche modo morire contento. Se mi sono allenato duramente e ho vinto qualche incontro all’inizio è stato per lui. E’ morto con il rammarico di non aver visto le vittorie di un grande campione ma la realtà è che è morto giusto in tempo per non vedere le sconfitte di un uomo mediocre. Insomma mi da questo taxi e io comincio, con calma e dedizione, a lavorare e fare…un sacco di soldi.

UN UOMO SENZA PENSIERI – A quei tempi i soldi venivano proprio facili ma…come venivano così se ne andavano. Non avevo famiglia e non avevo pensieri e quindi mi dedicavo alla bella vita. Non c’era locale che non avesse visto me e i miei amici almeno una volta. Che tempi, il mio taxi macinava chilometri giorno e notte, costruiva fortune di giorno che non arrivavano all’alba. E insieme agli sfizi notturni c’erano le spese folli di ogni giorno, quelle che, per uno stupido vezzo, affrontavo a rate. Sarebbe bastato risparmiare un po’ e pagare tutto in contanti ma risparmiare per me era peccato mortale, era scendere dalla macchina del divertimento, e per questo compravo a rate: dallo stereo al frigorifero, dai cellulari alla spider, dai viaggi alla casa per cui mi accollai un mutuo enorme, senza anticipi.

UN UOMO SENZA SOLDI - Fu allora che la mia parabola cominciò a compiersi. La stanchezza delle notti insonni cominciò a farsi sentire nei combattimenti: non vinsi più nulla ma invece di rimboccarmi le maniche salii ancora più prepotentemente sulla giostra. Come uomo non ero capace di combattere non solo contro un ring ma anche contro la mia degenerazione, contro le mie debolezze, contro le amicizie (per niente amichevoli) che erano solo lo sfruttamento di un uomo mediocre. Fu un sindaco che ci faceva la guerra a cambiare la situazione aumentando a dismisura il numero dei taxi in città. O forse no, è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il numero di rate e debiti salì così tanto che nemmeno il doppio dei clienti mi avrebbe più salvato. In ogni caso mi cominciai a trovare sempre più senza soldi.

UN UOMO SOLO - Allora la macchina si inceppò e cominciai a perdere anche i contatti della notte. Abituato come ero ad essere generoso ed essere amato per questo mi ritrovai circondato da un mare di delusione. Feci altri debiti dove non avrei dovuto e ben presto mi sono trovato in mano agli strozzini. Non è facile vivere così, non è facile fare la fila ad un aeroporto per portarsi a casa 10 euro quando in un giorno si deve arrivare a 500 se si vuole evitare calci e botte dagli scagnozzi degli strozzini. Non ci arrivavo più e dovevo stare attento ad ogni chiamata del mio taxi perché potevano essere loro. Una mattina mi sono presentato al posteggio con una benda su un occhio. Un’altra zoppicando perché mi avevano quasi rotto una gamba. Stavo lì, sempre in auto, ad aspettare il turista da spennare, il pollo che mi avrebbe fatto compagnia tutto il giorno per apparare i soldi che mi mancavano.

UN UOMO DISPERATO – E poi sono entrato in un altro giro, ancora peggiore: ogni tanto vedevo dei colleghi che si vantavano di aver fregato quei turisti o quegli altri. Chiesi come facevano ad averne tanti di turisti ma non me lo dissero. Chiesi ancora e finalmente uno mi disse che io ero un ingenuo che lo sapevano tutti che bastava oliare i portieri di albergo, specie quelli notturni, affinchè passassero quelli migliori. Se questa era la facciata non era facile beccarli questi portieri: erano tutti così corrotti che chiedevano delle percentuali enormi. Il mercato poi era tutto meno che libero e i colleghi che erano collegati a certi alberghi non mollavano niente. Fu allora che feci uso per la prima volta dei miei muscoli: il poverino andò all’ospedale e io conquistai il mio portiere. Il sistema funzionava e mi sembrò, per un po’, poter tornare ai fasti di un tempo. Ma i miei debiti ormai superavano di gran lunga ogni possibile guadagno e ho cominciato a diventare sempre più nervoso, sempre più irascibile, sempre più disperato.

UN UOMO DERISO - E così quando un paio di giorni fa mi sono trovato ad una stretta con i miei aguzzini ho chiesto il favore al mio portiere di dargli i soldi della tangente il giorno dopo. Glieli avrei dati, glielo ho detto, e porca miseria si sarebbe dovuto fidare. Invece quello che fa, per tutto il giorno non mi chiama. Io faccio la fame all’aeroporto perché non mi potevo permettere di perdere nemmeno quelle corse e ogni tanto lo chiamavo. Lui mi diceva che era una giornata no, solo pellegrini genovesi che andavano lì vicino a piedi; credo ci godesse a prendermi in giro, gli faceva piacere che mi teneva sulla corda così. Alla fine sono andato sotto l’albergo e ci ho trovato quel disgraziato che ha la macchina a noleggio. L’ho riconosciuto come un amante il rivale in amore e come ogni rivale che si rispetti me la sono presa più con lui che con chi mi ha tradito.

UN UOMO SENZA FUTURO - Sono sceso e ho fatto una scenata al portiere che, quatto quatto, se ne è scappato dentro mentre l’autonoleggiatore faceva lo spavaldo con me chiamandomi pallone gonfiato e pugile fallito. Si sa le offese che colpiscono sono quelle vere e l’unico modo di smontarle mi è parso fosse smontare lui. Gli ho mollato un pugno in pieno viso uno di quelli che ti fanno vincere un incontro. Ma senza guantoni il pugilato non ha niente di nobile e quando l’ho visto sbattere a terra e muoversi come in una crisi epilettica ho capito che lì definitivamente, moriva la parte peggiore di me. Moriva quella senza che fosse rinata la parte buona, quella di un tempo. Eccomi comandante, mi affido a voi, alla giustizia, perfino alle sbarre per tenere lontano quello che sono diventato e sperare di tornare quello che ero. Decidete con serenità quanto tempo durerà questa mia riabilitazione. Fosse per me io butterei la chiave per sempre.

     
 

2 Commenti

  1. Francesco scrive:

    Bello… ma ha ucciso un uomo mi pare.

    • marblestone scrive:

      La storia si ispira al tassista che a Roma uccise con un pugno un autonoleggiatore. Nel racconto lascio il dubbio ma nella realtà quell’uomo è morto e il tassista ha preso 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale (una pena molto dura considerando che alcune perizie dicono che è morto per la caduta e non per il pugno)
      Io però non so nulla della storia personale di quell’uomo e quindi il mio racconto è da considerare puramente di fantasia

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