di Luigi Ruffolo (prostata)
postato alle 22:42 del 26 Giugno 2008 in SportTorna alla home

Seconda semifinale di Euro2008: a sfidare la Germania saranno le furie rosse o gli outsider di Hiddink? Alla fine la spunta la Spagna, vince il progressismo e schizza il prodotto interno lordo. Insomma, Zapatero colpisce ancora.

La morte del comunismo si è rivelata calcisticamente nefasta per i russi, almeno nei confronti degli spagnoli: un 1-0 per i padroni di casa a Granada nel ‘98, seguito da un più recente pareggiotto pieno di sbadigli — sempre in territorio iberico — gli unici precedenti. A parte (vabbè) la goleada nel girone (4-1), con la formazione di Hiddink ingenua, emozionata e, diciamocelo, anche un po’ sfigata (il palo beccato da Zyrianov nel primo tempo sta ancora tremando). La personalità del Guus, l’asinina ostinazione nel non cambiare atteggiamento anche se opposto a squadroni ipertosti, questo giocarsela sempre a viso aperto con chicchessia. E poi lo stakanovismo dei suoi smutandati uomini in grado di macinare un quantitativo apparentemente illimitato di chilometri col sorriso sulle labbra, sfuggendo all’antidoping ma con umiltà, la classe inusitata di Peperoncino Arshavin (ormai lanciato ineluttabilmente verso il Pallone d’Oro); e ancora l’umanità di una difesa sempre sul punto di rovinare tutto con qualche megacappellata definitiva, la generosità nel graziare avversari ormai chiaramente alla canna del gas sciupando palle gol a carrettate. È per questo che la Russia piace e attira le simpatie dei nostalgici dei gulag e dei piani quinquennali di tutto il mondo. La Spagna, dal canto suo, dopo il solito, gradasso girone disputato a ottimi livelli, è riuscita ad andare meritatamente ai rigori contro i semideambulanti zombie agli ordini di Donadoni, impresa non semplice che rende l’esito di questa semifinale particolarmente incerto.

IL CONTROLLO (DEL CENTROCAMPO) È TUTTO — È evidente che il settore nevralgico sia particolarmente importante: Aragonés lo imbottisce di palleggiatori sopraffini nel tentativo, abbastanza riuscito, di sottrarne il controllo alla “formazione favorita” (dichiarazioni ruffiane della vigilia). Il vecchio rimbambito lascia in panca Fàbregas (rileverà al 35′ il rotto Villa), e anche Torbinskiy e Kolodin purtroppo non sono della partita in quanto fermati dal giudice sportivo, che purtroppo non ha potuto far nulla nei confronti di Bagni. La Spagna sembra la travolgente Turchia della fase iniziale di ieri, con un Torres preoccupante che fa sudare Akinfeev, presto costretto a sbarrargli fisicamente la strada verso il successo. Poco dopo le sue manone si rivelano fondamentali su un tiro da fuori piuttosto ostico di Villa destinato al primo palo. Lunga fase soporifera del match, la Spagna si spegne, la Russia è solo una punizione rabbiosa di Pavlyuchenko, alta. L’attaccante si ripete alla mezz’ora, tiro a giro dal limite, roba da manuale, un Casillas in volo particolarmente plastico regala il calcio d’angolo (ma le cataratte arbitrali lo graziano). Segue altra occasioncina russa, ma il Pavlyu, ottimo in fase di stoppaggio, spreca a lato terrorizzato dal ritorno dei difensori.

LA RUSSIA NON RIENTRA IN CAMPO — 5′: Iniesta gigioneggia a sinistra contemplato dagli statici difensori in maglia rossa, tiro-cross probabilmente casuale al centro, ma Xavi arriva da dietro a velocità Mach 5 e ci mette la zampetta. Subito dopo potrebbe esserci il bis: Fàbregas serve una palla pazzesca in piena area a un solingo Torres, che fallisce sbadatamente. Arshavin è affare per Chi l’ha visto?, il centrocampo è ormai ufficialmente roba della Spagna. Hiddink disperato caccia un abulico Saenko per far posto a Sychev. Pullulano le occasioni per la Spagna. Al 16′ ancora Iniesta scalmanato in veste di dispensa-assist, Ignashevich s’immola per impedire che Fàbregas purghi ancora un Akinfeev in libera uscita. Al 24′ Hiddink torna a sperare, ma per pochissimo: doppio cambio deciso da Aragonés che toglie Torres per dare fiducia a quel brocco di Guiza, che però segna subito spallonettando d’esterno lo Yashin del futuro. Pietra tombale sul ritorno del comunismo al 37′: l’immenso Fàbregas si beve tutti e illumina il piattone indisturbato di Silva. Ineccepibile il 3-0 finale: troppo lenti e spaventati i calciatori di Hiddink, apparsi lontani parenti degli eroi che avevano ridimensionato l’Olanda.

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