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Il catfight tra Marco Travaglio e Annalisa Chirico a Servizio Pubblico

Nella puntata di Servizio Pubblico andata in onda ieri, in un suo intervento Travaglio parla di amnistia: «L’amnistia cancella il reato e quindi il processo non si fa, l’indulto è uno sconto di pena e il processo si fa. Napolitano li vorrebbe tutti e due, l’amnistia per  reati minori, l’indulto per gli altri». Aggiunge poi che con l’ultimo indulto uscirono 25 mila condannati e circa un terzo tornarono dentro e che l’Italia ha meno detenuti degli altri paesi, ma i detenuti sono troppi rispetto ai posti cella. Inoltre in  Italia restano chiuse 40 carceri e strutture che potrebbero aprire per pochi soldi.

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IL CATFIGHT TRA TRAVAGLIO E LA CHIRICO – Per Travaglio Napolitano vuole un indulto come quello del 2006, infatti il governo starebbe lavorando a un testo praticamente gemello e riguarderebbe anche Berlusconi. Per liberare 24 mila detenuti bisognerebbe fare come 7 anni fa, quando fu dato uno sconto di 3 anni di pena a tutte le persone che erano state condannate fino a quel momento. Per la condanna Mediaset potrebbe risparmiarsi un anno di servizi sociali e tornare libero. Se invece glielo negassero potrebbe conservarlo come bonus per il caso Ruby, sostiene Travaglio, il quale aggiunge che l’indulto e l’amnistia farebbero schizzare alle stesse la percezione di impunità. I carcerati uscirebbero dalle carceri e non troverebbero lavoro, visto che tanto non lo trovano nemmeno i giovani laureati, quindi tornerebbero a delinquere. Per Travaglio più che fare indulto e amnistia bisognerebbe abolire quelle leggi che riempiono le carceri, come la Cirielli, la legge Fini Giovanardi sulle droghe, o fare un indulto di 6 mesi. Secondo Travaglio i politici fanno l’indulto no tanto per svuotare le carceri, ma per non far entrare politici, finanzieri e gente che in carcere ci dovrebbe andare. La Chirico ha detto che non è possibile affrontare ogni argomento con l’ossessione di Berlusconi e che l’amnistia e indulto sarebbero importanti, ma si dice d’accordo sul fatto che abolire leggi come la Fini Giovanardi sia giusto. Sostiene poi che tra gli insultati e gli amnistiati vi sia un tasso di recidività abbastanza basso. 3 su 10 sarebbero tornati dentro, mentre 7 su 10 non lo hanno fatto. Travaglio ribatte dicendo che magari quei 7 su 10 non sono stati beccati. La Chirico poi, parlando di Napolitano che nel 2005 già si stava muovendo per l’indulto sostiene che Berlusconi in quel periodo non rischiava nessuna pena, mentre per Travaglio Berlusconi ha sempre rischiato i domiciliari. La Chirico dice che ridurre il livello del dibattito a Berlusconi è  irrispettoso nei confronti di quelli che vivono la tragedia del carcere e che il parlamento europeo ha contestato all’Italia il fatto di non rispettare l’articolo 3, il divieto di tortura e si chiede come si possa dibattere sul fatto che Berlusconi sconterà fino all’ultimo di carcere. Travaglio chiede  «e il primo quando l’ha scontato?». Il vicedirettore del Fatto Quotidiano poi fa notare alla Chirico di non aver dimostrato niente di quanto detto fino a quel momento nel corso della puntata. Parlando dell’indulto e dell’amnistia, Travaglio sostiene che  non si tratti di una soluzione, per il giornalista si potrebbe fare anche un’amnistia del 100% così le galere si svuoterebbero, basta che qualcuno se ne prenda la responsabilità  «Non ho niente contro un’amnistia o un indulto che salvino Berlusconi, ma non possono mentire agli italiani dicendo che Berlusconi on c’entra perché Berlusconi c’entra. I politici stanno mentendo perché dicono tutti che Berlusconi non c’entra. Ogni volta che si parla di indulto o amnistia, non ho mai sentito nessuno dire che ci si occupa del sovraffollamento delle carceri e quindi ci occupiamo solo delle persone che stanno in carcere. Ogni volta veniva introdotta la concussione, l’evasione fiscale, il riciclaggio. Hanno lasciato incancrenire il problema delle carceri per usare i detenuti che stanno dentro al fine di non far entrare quelli che stanno fuori. Bisogna dire la verità, la verità è che non costruiscono nuove carceri e fanno chiudere anche quelle che ci sono per far esplodere il problema ed avere dei salvacondotti per la classe dirigente. Il parlamento ha ora 70 imputati che dovranno decidere se i loro reati entreranno o no nell’indulto e nell’amnistia, è il più grande conflitto di interesse, i detenuti non c’entrano nulla».