Molti si immaginano la vita di un cattolico, tanto più se conservatore, come un’ordinaria giornata al pascolo: noiosetta, un po’ oleografica e in fin dei conti governata da un che di bovino. Può darsi che in alcuni casi sia così, ma almeno a titolo personale e per questa settimana mi sento di eccepire.
IL PRIMO GIORNO – La storia comincia, come prevedibile, di lunedì. Per una felice combinazione di mobilità in eccesso e ordine mentale in difetto, mi trovo a Fiumicino senza niente da leggere. A
dimostrazione che davvero lo spirito soffia dove vuole, la Feltrinelli aeroportuale mi offre in bella mostra “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, un saggio in forma d’intervista che raccoglie le riflessioni del Cardinale Martini sul rapporto tra giovani e Chiesa. Bah, penso tra me e me, sarà il solito brodino progressista, pieno di buoni sentimenti e poco concludente. Dio pazientemente mi risparmia e procedo all’acquisto, ma già che ci sono prendo anche l’ultimo Camilleri: un comunista eversivo o due non fa differenza. In volo, per gusto dell’assurdo, dormo.
IL SECONDO GIORNO – Il martedì partecipo a un funerale ebraico, che marca l’estinzione del ramo sefardita della famiglia. Tra i parenti a pranzo emergono quattro fazioni: gli intransigenti cristiani che avrebbero preferito non assistere a quello “strano rituale”; chi è indeciso tra il ritorno alla Torah e la fuga in avanti buddhista; chi si scambia impressioni sulle differenze di abitudini; chi sta zitto, ovvero solo io. Forse complice il Traminer, mi si palesa per l’ennesima volta un problema fondante del cristianesimo (ma presente già nell’ebraismo: tiè). Qual è il giusto equilibrio tra carità, che nel Vecchio Testamento è ancora misericordia, e giustizia? In altre parole: se un familiare dice sciocchezze di segno lefevbriano e un altro di segno sincretista, qual è l’azione moralmente corretta per gli uomini di buona volontà? I manuali non hanno dubbi: amare il familiare, odiare le sciocchezze. Facile a dirsi. Dal punto di vista del contingente, la soluzione c’è: gli eccessi della tradizione si combattono con piccoli vantaggi lessicali, quelli del modernismo con piccoli vantaggi concettuali, con l’unica accortezza di farli sembrare ancora più piccoli di quanto non siano. Ma, abbassato il volume dell’oscurantismo e impicciato lo sgambettare della superficialità, mi chiedo se basti. Non si dovrebbe piuttosto avversare appassionatamente il primo, esporre al ludibrio pubblico la seconda, a costo della fatica e dell’angosica? Esiste l’integrità solo quando si è pronti a sopportare forti mal di testa pur di affermarla? Spero di no, altrimenti dovrei ammettere una certa corruzione morale. Temo tuttavia che la speranza sia mal riposta: “Conosco le tue opere, tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, ti vomiterò dalla mia bocca”. (Apocalisse 3: 15-16). Bella fine.
IL TERZO GIORNO – Mercoledì mi ritrovo all’aeroporto di Caselle, senza aver risolto nulla circa il confine tra amore e ignavia. Meglio: il confine tra titubante delicatezza e abietta viltà. Mi
riprende il senso di sfinimento mentale e morale che di questi tempi sopraggiunge dopo i primi quindici minuti di veglia, e comincio a chiedermi se c’è ancora birra in frigo. Mi trascino in aereo, chiudo gli occhi, ma resto sveglia: tanto vale provare il libro del cardinale. La prima parte non ha nulla a che vedere con le note schermaglie che affollano quotidiani e settimanali: niente anticoncezionali, niente eutanasia, niente ICI che tanto adesso non paga più nessuno. Tiro un sospiro di sollievo. Si parla, invece, di come accompagnare l’uomo alla scoperta del proprio compito, del proprio destino in Terra. C’è un ottimismo straordinario, guidato dalla persuasione che quest’oggetto – un destino individuale e potenzialmente benevolo – fuor di dubbio esista. Interrogato su cosa lo turbi dei giovani, Martini risponde: “A dire il vero, ciò che mi preoccupa è la mancanza di coraggio”. Lo abbraccerei, ma andando avanti nella lettura mi sembra piuttosto che sia lui ad abbracciare e confortare me, sia quando avevo la forza di fare polemica sulla scorta dei suggerimenti della coscienza sia ora che mi è passata. È una gradita sorpresa. Arrivo a casa, e non ci penso più perché la birra alla fine non c’è e tocca andarla a comprare.
(continua)
























Volevo esserci al pranzo fra fazioni!
“Conosco le tue opere, tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, ti vomiterò dalla mia bocca”. (Apocalisse 3: 15-16). Bella fine.”
Effettivamente son parole troppo dure, ma hanno una loro ben precisa interpretazione.
Si riferiscono all’uomo apatico, incapace di confronto, di rapporto e di relazioni…motivo per cui si parla di “tiepidezza”. La relazionalità è una delle caratteristiche basilari che fa “persona”…
Non comprendo il motivo per cui lei ha scritto “bella fine”…in quanto non è riferito all’Apocalisse vera e propria!
Ama il Signore Dio, con tutta la mente tua, con tutto il cuore, e con tutta la forza tua, ed ama anche il tuo prossimo, come te stesso. Questo è il segreto per servire Dio, il Padre Celeste. Bisogna essere ferventi nelle vie del Signore, e compiere le opere che Lui vuole, che noi compiamo
Io amo la mia prossima, anche se ce ne è più di una: può andare bene lo stesso?
Lucia: secondo me “bella fine” non si riferisce all’Apocalisse, ma al farsi vomitare, che non deve essere un’esperienza piacevole.
Però non ho capito perché Dio ha preferenze non monotone, ma a U, un po’ come 1/x/(1-x).
Perché i caldi sì, i freddi sì, e i tiepidi no?
“Perché i caldi sì, i freddi sì, e i tiepidi no?”
E’ la logica del serial killer. La grandezza del male (il freddo) è meglio dell’ignavia, dell’esser nulla.
Ripresa da tantissimi autori cattolici, chi non si ricorda l’Innominato del Manzoni preferito di gran lunga, anche prima della “conversione”, al vile Don Abbondio?
Nella fase di “costruzione” sincretica del cristianesimo (mai religione è stata così tanto assemblata da credi diversissimi) questa parte viene para para dal manicheismo.
Tanto che il passaggio dal manicheismo al cristianesimo è stato estremamente diffuso, basti ricordarsi S.Agostino.
Sono tre le condizioni in cui una persona credente in Dio, può ritrovarsi: di fervente, di freddo, oppure di tiepido. La prima è migliore, la seconda implica un bisogno di volersi riscaldare, ma la terza è la peggiore, in quanto è stomachevole, è solo un bivaccare.
Avvertenza: si è liberi, naturalmente, di considerare il Cristianesimo un immane mucchio di cazzate (non mi riferisco all’articolo), ma è bene mettere in chiaro alcune cose.
Papa Benedetto XVI ha scritto recentemente, a proposito del nuovo libro di Marcello Pera(caaaaaalma: non scappate): “Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo.”
Non è poi una cosa tanto difficile da capire. La chiarezza è il primo segno di rispetto. Per cui è vero: tutte le religioni sono convinte di possedere la Verità, almeno quelle monoteiste che discendono dal tronco dell’Ebraismo. E non può essere che così. Altrimenti semplicemente non sarebbero religioni. Solo una religione può essere quella giusta, lo si voglia o no. Con la precisazione che per il Cristianesimo l’Ebraismo non è tanto una religione “sbagliata”, quanto morta. Non per questo, e in questo non vi è incertezza nella dottrina cristiana, chi professa un’altra religione o non ne professa affatto è condannato a “bruciare all’inferno”, perché si presume sempre la buona fede tanto più quando si sia nella totale ignoranza. Dio – e solo Lui - scruterà nel cuore di ogni uomo.
E quindi vi sono, e non può essere che così, una sola Rivelazione e una sola Verità e una sola Giusta Religione; ma la professione di fede in sé non è sinonimo di salvezza, né la non-professione di fede - per mille motivi che solo Dio può sondare completamente - non è sinonimo di condanna. E bisogna ricordarsi sempre che alcuni dei “primi saranno gli ultimi e alcuni degli ultimi saranno i primi”. E’ vero che non vi può essere carità senza fede, e che senza questa si è condannati, ma è anche vero il contrario: ossia, vi può essere chi, pur non avendo mai conosciuto Cristo, nel senso più lato del termine, ha tuttavia albergato nel suo cuore dei sentimenti autentici di “carità” verso il prossimo. Non significa forse che egli aveva una fede e una speranza in fondo al suo animo, anche se non poteva dargli il nome che noi gli diamo? Magari il prototipo di quei “samaritani” o “centurioni” o “donne cananee” di cui parla il Vangelo, ma che però non ha mai potuto incontrare Cristo? E non significa anche questo, quando Gesù dice: “A chiunque parlerà male del Figlio dell’Uomo sarà perdonato, ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro”? Uno che nell’ignoranza non abbia onorato Dio con le parole, ma con la sua “misericordia” sì?
Purtroppo il Cardinal Martini, e i teologi da salotto alla Mancuso, queste cose non le hanno molto chiare.
P.S.: se i vostri orecchi saranno deliziati da questo capolavoro, il merito è di Gregorj, inconsapevole agente della Provvidenza, che mi ha spinto a scrivere un commento. Io non c’entro.
@Zamax: leggendo la tua descrizione del cristianesimo mi sembra tanto di leggere Osho (fai un po’ come ti pare, alla fine potresti andare in paradiso ma anche no)
Comunque, anche se non conosco bene l’argomento, non mi pare che l’idea imperante del cristianesimo sia quella che hai descritto (e non si può dire che il cristianesimo “vero” è quello che hai scritto perché è come credere davvero che nelle parole “la legge è uguale per tutti”).
Loska, ma come’e che hai diviso l’articolo in due?
E poi non e’ spumeggiante come al solio, giusto il titolo!
E poi cos’e’ questo vezzo di firmarsi stefania….
…a no niente, come non detto
Tanto per tornare un po’ al buon vecchio mainstream
http://caosdeterministico.blog.....olici.html
Io a volte penso che per noi cristiani-ebrei, ci sia un fattore di base che ci separa a volte, dal compimento cattolico. Cioè il fatto che i nostri antenati pur nei dolori e nelle sofferenze, erano ancora antropologicamente compiuti. Si fonda la ”nuova religione” e ci viene chiesto: ”niente sesso”. Auto prima e poi etero. Rinuncia. Niente denaro, niente passioni( anche intellettuali perchè allontanano dalla semplicità evangelica ).Rinuncia. Se si vuole essere Cristiani ci si deve annullare nella rinuncia. A costo della gesuitica nevrosi. Per un ebreo e per una ebrea anche molto pii è questa la vera sovversione. Come ci può essere chiesto di rinunciare ad essere intelligenti ( ”dei semplici è il Regno…” ) abili negli affari( ”è più facile che un cammello…”) ma soprattutto volti a riprodurci. E’ lì il problema vero. Se l’ethnos ( il nostro, spurio o puro che sia )non fa all’amore, l’ethnos si estingue. I rabbini possono sposarsi i sacedoti no, le suore neppure, le donne ebree non hanno statuto sacerdotale, ecco perchè molte all’oggi sforano nella ninfomania. Come può capire la stirpe di Abramo, la rinuncia completa alle Umane Passioni dei pagani nuovi cristiani? Insomma se me la dai io ti amerei pensa l’ebreo. Ma amarti senza averla per noi ”della shalom” non è troppo? Questo mi chiedo. Solo la castità divide l’ethnos ebraico della completezza pagano-cristiana. L’ebreo e cristiano in tarda età. Ciao
Che flood oggi! Timore o snobismo congetturerei. L’ebreo non tira è Natale. Ma han detto che vogliono fare una diocesi anche a Tel Aviv. Mah!? Senza Cardinali però. Con solo francescani di Terra Santa e basta. Gesù era povero e non c’era ancora la Lehman-Brothers e Mons. Hilarion ”mitra,, palestina Capucci ”de no antri”. Due buoni motivi per rimandare il progetto. Hasta companeros!
Un saluto all’autrice, che mi ha conosciuta di persona. Mi meraviglio un po’ dei commenti (tranne di quello del nostro comune amico Libertyfirst, maestro nel far finta di non aver capito). Sarò breve: AG si chieda se l’ignavia è un valore,e per chi; e faccia un po’ meno antropologia spicciola(di questo passo, è manicheo anche Gesù quando dice “il tuo parlare sia sì sì, no no; tutto il resto viene dal demonio. Zamax è un po’ fuori centro: anche a me Martini non piace molto ma la frase citata dall’autrice è di indubbio valore. Icy non ha letto il CCC. Redmail che riduce tutto al sesso è totalmente fuori centro (ma nell’ebraismo sono consigliati i rapporti sessuali fuori dal matrimonio? E dove sta scritto che, nel contesto del matrimonio, il sesso a scopo unitivo non è possibile?). Prego redmail di rileggersi quanto ha scritto sull’assenza di passioni intellettuali e di ripensare a S. Tommaso d’Aquino. Ma anche a Michelangelo, sapienza nella bellezza. Inoltre, il regno dei cieli è dei poveri in spirito, non dei poveri in senso materiale; e non parliamo della semplicità dei gigli dei campi, completamente fraintesa dal commentatore. Ma veniamo a Stefania Dellerio. Come vedi, alcuni non ti hanno capita, perché il nuovo dogma è che ogni secondo della nostra vita dev’essere prosaico. Non è così: le scelte morali arrivano, e anche con una certa frequenza. Tu stessa si sei chiesta cosa fare tra un lefebriano e un “progressista”. Usiamolo pure, il termine scandaloso: se tu conosci la verità, è tuo dovere morale non ignorarla. Certo, e come? Non è possibile, a meno di non trasformare ogni riunione di famiglia in un incendio. Anche a me capita spesso di stare zitta tra parenti comunisti e neocatecumenali. Ma poi Ponzio Pilato, uno che di questi tempi sarebbe considerato un eroe, mi torna in mente e me ne rammarico. Ci vuole certamente coraggio ad aprire gli occhi e vedere il senso del proprio destino. Ancora più dura è perseverare nel mare di prosaicità della vita quotidiana. Consiglio: fregatene dei critici. Lo sguardo verso l’alto è quello che può renderci meno miseri.
@Gateo: pur nel massimo rispetto nei confronti di Loska, rivendico la mia identità come soggetto separato e indipendente.
Il pezzo è diviso in due perchè l’altra metà è ancora da finire, ma sarà pronta presto.
@Zamax: del tutto d’accordo su quanto dici circa la chiarezza. Ma ti lancio una mezza idea: la Chiesa davvero custodisce i tesori celesti anche nella sua eterogeneità interna (detto in modo meno pomposo, “Il mondo è bello perchè è vario” :-D). Nessuno di noi è mai uguale a se stesso a distanza di anni, talvolta nemmeno a distanza di mezza giornata. D’altronde mi immagino che questo nel disegno di comunicazione divino fosse previsto. Per cui a mio personalissimo parere è preferibile tenere conto del fatto che ogni tanto abbiamo bisogno di disciplina e ogni tanto di consolazione piuttosto che aderire a una delle due linee come se fosse esaustiva. O meglio: mi correggo, io non so cosa è esaustivo per gli altri, non ho modo di saperlo. Quello che invece so con certezza è che io personalmente alle volte ho bisogno di una mano ferma che non mi fa deragliare, alle volte però ho bisogno di appoggiare la testa e riposare. Il fatto che non debba rivolgermi al di fuori della Chiesa nè per l’una nè per l’altra cosa è ammirevole. Credo.
@Miss Miller: grazie per la riflessione e per il consiglio. Di fatto, più che progressisti i parenti erano un po’ scemi, e non vorrei dire che i termini si equivalgono perchè oggi sono in preda alla generosità ecumenica…
In ogni caso, comincio a pensare che alla fine ciò che si deve fare sia segnalare - con discrezione, con calma - la propria posizione, e poi rendersi disponibili per confronti personali. Le risse non conducono molto lontano, anche perchè poi davvero prende il sopravvento l’idea “Quello è scemo” e si perde di vista il punto fondamentale. Poi ci sono altre cose, per cui ti rimando alla seconda parte dell’articolo quando l’avrò scritta.
Circa Martini nello specifico, se posso ti suggerirei di dargli una chance. Io per qualche motivo imperscrutabile avevo acquisito - e non letto, proprio perchè i progressisti un po’ mi danno sui nervi - una manciata di libri suoi negli ultimi sei anni, e adesso mi sto dando dell’idiota per non averli aperti prima. Ma poi, voglio dire, alla fine mica deve piacere per forza…
@Loska: dimenticavo di risponderti… La prossima volta ti invito, ma poi sono tutti tuberi tuoi e non mi dire che non te l’avevo detto. :p
Miss Miller, parente di Arthur ” I suppose”!? Allora c’è un pò di ebraicità askenazi dentro il tuo nick( ; ) )? Fatta questa chiosa per celia, arrivo al punto/i:
A)( RAPPORTI SESSUALI E MATRIMONIO ). Mai parlato di questo. Si vede che conosci poco il conflitto tra etica delle masse laiche ebraiche e cristiane ed ebraico/cristiane nascenti e etica dei virtuosi, cioè i religiosi delle due fedi. L’ebraismo non scinde le due sfere ma prescrive le mizvot ( nell’ebraismo ortodosso un centinaio positive e un centinaio negative tipo non toccare relè e interruttori di shabbat o fai pure sesso ma ex-veste cioè vestiti senza guardarsi in volto e per puro fine procreativo )L’ebraismo è come l’Islam religione di precetti. Non così, il Cristianesimo.
E qui ti sfido in santità, mia cara amica di penna. Chi è più santo un Lubavitcher o un Monaco Benedettino quando va a ”battere la cattolica” come si dice in gergo populi? L’eccesso di modello virtuoso, comporta distanza tra prescrizone e atto, quindi ipocrisia nell’agire. Io ho solo scritto che per gli ebrei non c’è differenza tra stili di vita sacerdotali-rabbinici e laici. E che la strada della santità ebraica non è verificata dopo la vita dell’uomo ma durante, per adeguamento ai precetti ( mizvot ).
Vedi il caso caso del Rebbe Schneerson, un famoso Rebbe Lubavitch new-yorkese morto pochi anni fa. Uomo di miracolo e di santità già in vita( gli si attribuiscono miracoli anche dopo la sua morte avvenuta sempre a new-york, qualche anno fa). La Chiesa fa obbligo di voti per il sacerdote. Quindi castita, povertà e obbedienza Per i francescani nodo del saio grande povertà, intermedio castità, il più piccolo obbedienza (Ndr).
Etica che le masse cattoliche non hanno obbligo di seguire. Ma come scrivi tu, con consiglio di farne in vita, virtù. Cristo metteva in guardia anche dai ‘’sepolcri imbiancati” degli ipocriti additatori di alta moralità ( i Farisei ). L’uomo non è Dio. Dio e il suo Verbo sono per l’uomo ( il sabato è per l’uomo non l’uomo per il sabato). Ci si avvicina alla sequela Cristi. Alla sua ”imitazione” ( mi pare Ricciotti) per Grazia. E qui hai ragione tu e concordo.
B)( S.AGOSTINO D’IPPONA E IL BUONARROTI )”Prometti ciò che vuoi mantieni ciò che puoi”( antico detto popolare cristiano ). Per ciò che riguarda la patristica, se avrò voglia perchè tempo mi abbonda, approfondirò. Comunque grazie del consiglio.
Per ciò che riguarda Michelangelo, rimando all’espressione ”Il Tormento e l ‘Estasi”. Così è titolata una sua biografia ( rimango solo alla connotazione del titolo). L’uomo fu di passioni intense, poco cristiane per ciò che riguarda l’istinto di base, diciamo così.
C) VANGELO E SEMPLICITA’ DI VITA: La semplicità è rinuncia ai beni materiali di sovrappiù.
Per chi è in condizione reale di poterseli procurare.
Solo per sostentamento è ammessa l’attenzione alla materialità della vita. ”Ora et Labora”: regola cistercense.
”Non di solo pane vivrà l’uomo”.
La beatitudine dei semplici è altra cosa. Riguarda la privazione di sapere.
Per chi il sapere se lo può procurare con l’intelligenza, mai oltre l’intelligenza di tutte le cose. Che è solo del Signore.
Beatitudine che allontana dal male o dalla sua tentazione a commetterlo ( Discorso della Montagna).
CIAO
Miss Miller:
Io ho capito, infatti ho scritto che la funzione di utilità di Dio è 1/x/(1-x), che ha un minimo per x=1/2 (tiepido) e due estremi superiori a +inf per x=0 (freddo) e x=1 (caldo).
Io non mi preoccupo perché ho una temperatura x->0 quindi Dio mi ama infinitamente.
Da cui deduco che Dio preferisce me, che non ho alcun interesse nella religione, ad uno che è cristiano per finta. Io prendo due piccioni con una fava: mangio carne i venerdi e vado in paradiso.
Il vero dubbio è come fa Topina a sentirsi tiepida, Topina è very very hot!
@LF: grazie al limite della commozione per il “very hot”. a parte questo, il freddo è il radicale rompiballe che dice che Dio non esiste e per sovrammercato il Vaticano fa schifo, non il freddo-androide.
Non ti preoccupare per i libri buttati lì. E non letti. E’ problema di ogni vero lettore. Verrà la voglia di leggere solo quelli importanti.
Bel nick!
E’ tipo ”topina-calambur” e sua contrazione ?Saresti un enigmatica trasgressiva, se il nick è anche autopercezione di struttura caratteriale.
CIAO
C’è pure l’androide hot, ad esempio Summer Glau in Terminator, the Sarah Connor Chronicles.
Gli androidi (ginoidi) hot sono la prossima frontiera delle bambole gonfiabili.
@redmail: il topinambur, in dialetto ciapina bò, è un tubero praticamente immangiabile che per ragioni misteriose va per la maggiore in Piemonte. io lo assumo per tradizione. capisco che ti deludo, ma questa è la verità.
Lungi da me l’allusività ( che bugiardo! ; ) ). Sono piemontese anch’io ( torinese) e non sapevo che la ”trifola” non commestibile si chiamasse così. Ha ragione Bob Dylan: ”Più si vive migliori si diventa”. Sei simpatica. CIAO
@redmail: ma no, l’è nen ‘na trifula, magari fosse una trifula. è un ciapina bò. ignobile.
cercalo su wiki… comunque grazie per l’apprezzamento.
Di niente. Ok provvederò. Notte. ps: basta at fasa nen mal
@Topinamburs
vorrei condividere queste riflessioni con te.
Credo che essere combattuti tra ignavia e purezza di spirito sia un’esperienza umana quasi quotidiana (mi viene in mente il finale del libro di Benni “Baol”, ma soprattutto un racconto zen in cui si spiega che quando si va in battaglia occorre lasciare il cuore ai piedi di loto del signore).
Quello che mi ha sempre colpito nelle discussioni, è che toni accesi corrispondono quasi sempre ad un di confronto tra persone e non tra idee. Senza questa componente si assisterebbe ad un dibattito tra dotti o tra saggi e non avresti avuto alcuna crisi di coscenza: avresti espresso anche tu le tue.
Anche io penso che in situazioni del genere occorra non rimanere in silenzio perché quando si semina qualcosa c’è sempre la possibilità che dentro chi ci ascolta (normalemente a scoppio ritardato) si genere una genuina critica (e qui mi vengono in mente le spighe paraboliche del seminatore).
Con i miei vivi occhi mi è capitato di vedere una delle mie più grette parenti, durante un cenone di famiglia, comprendere un problema complesso come il sentimento di disagio che provano i mussulmani nel vedere crocifissi appesi nelle scuole pubbliche. Come? Ascoltando le parole (preziose) di un’altra parente che non è rimasta in silenzio.
A mio modo di vedere sono stato testimone di un evento più clamoroso di un miracolo: nel fluire della discussione le mie parole, pur assennate e logiche non hanno avuto alcun effetto. Quelle dette invece da quest’altra persona, hanno trasformato una gretta parente in una ascoltatrice critica verso le proprie convinzioni!!!
A me sembra quindi che il problema non sia tacere o meno, ma essere capaci comunicare veramente con gli altri, nel senso di provocare in loro una comprensione profonda dei nostri pensieri.
@Testimone: grazie per le riflessioni. Questa discussione è venuta fuori proprio bella.
Prossemica delle visioni del mondo. Buon consiglio. Anch’io come Stefania ho gli stessi problemi. Ma rinuncio alla ricerca dei plebisciti, per un più olimpico consenso tattico e contingente sulle mozioni e sugli emendamenti, intra ed extra famigliari. Permettimi le metafore politologiche. Sovente mi tengo il double bind. Ciao ;
@Miss Miller: non ho capito.
A je nen ciapina bò su Wiki :).Resto confuso sul passaggio dal termine dialettale di detto tubero a Topinamburs. Sarebbe ”topina in borsa”? CIAO
Ma un bel troione a pagamento invece che i duetti tra Swarzy e Sharon con tanto di gino androide non è meglio? E vvvaiiiii!
Missing in action o shopping-pool? La seconda penso. Consumate passa un casino all’orecchio femminile. Grazie cmq della risposta. Vale il silenzio assenso! A ri—sentirci
http://alteforchette.blogspot......ambur.html
Il plurale inglese è perchè sono cretina.
Adesso è ok mi ha preso il lemma Wiki!
Sono andato un pò a caso perchè di cucina me ne intendo poco e di più degli argomenti di cui parli nel bel pezzo che hai scritto, ma te la posto sperando tu non la conosca già. Ma si dice conta il pensiero:
TOPINAMBUR CON BESCIAMELLA
Ingredienti per 4 persone:
8 tuberi di topinambur
1 limone
besciamella quanto basta
burro per imburrare la teglia
4 cucchiai di pane grattugiato
prezzemolo tritato
Spazzolate con cura i tuberi e metteteli a lessare in acqua salata e acidulata per circa 20 minuti. Scolateli, pelateli e tagliateli a rondelle e disponeteli in una teglia in precedenza imburrata e spolverata di pane grattugiato. Coprite i topinambur con la besciamella che in precedenza avrete preparato (ottima quella già pronta), cospargete di pane grattugiato e di prezzemolo tritato e passate in forno a gratinare. Quando si sarà formata una bella crosticina sfornate e servite subito.
La s in più??? Ma scherzi figurati!
CIAO
Non è proprio cos’come nella vignetta del blog. Leggi, se vuoi, mio post di ieri ore 23.06. Punto C in risposta a Miss Miller. Ciao