Interni

In morte di un comunista

25 novembre 2008

La scomparsa di Sandro Curzi ha mostrato il solito festival dell’ipocrisia e del mendacio nei confronti di un personaggio che per settantotto anni è stato fedele e coerente alla propria idea settaria del mondo

Con questo articolo una collaborazione speriamo proficua con Alfio Caruso, giornalista e scrittore, che terrà la rubrica settimanale “Lo sapesse Indro..”. Il suo ultimo libro è “Willy Melodia”

 

Onore al compagno Sandro Curzi morto da comunista dopo una lunga e fruttuosa esistenza trascorsa in maniera coerente. Un po’ meno di onore ai tanti che nel ricordarlo hanno ecceduto negli apprezzamenti. Per come l’abbiamo conosciuto, Sandro sarebbe stato il primo a sorridere di coloro che l’hanno rimpianto quale intransigente difensore della democrazia e della libertà. Quale democrazia e quale liberta? Per i suoi ipocriti laudatori la democrazia e la libertà che si accompagnano a un sistema pluripartitico, quello nel quale vivacchiamo alla meno peggio da sessant’anni; per Sandro la democrazia definita dal comitato centrale del partito unico e la libertà di assentire con entusiasmo.

Purtroppo nella grande marmellata che è la realtà italiana è diventato faticoso e complicato attribuire a ciascuno di noi il suo passato. Se poi arriva la Nera Signora, assieme al corredo fastidioso degli applausi alla bara scatta il riflesso condizionato di tramutare in campioni della tolleranza chi è stato costretto dalla Storia a scoprirne le virtù dopo aver praticato fino all’ultimo secondo possibile il settarismo più aspro.

Curzi è stato esponente di un comunismo duro e puro con pochissime simpatie per i praticanti del dubbio, meno ancora per l’avversario. La sua scuola di giornalismo, agli inizi degli Anni Cinquanta, fu radio Praga diretta da Francesco Moranino, capo partigiano condannato all’ergastolo per l’omicidio di cinque partigiani appartenenti a una fazione moderata e di due loro mogli. Per Moranino, per Curzi, per i tanti comunisti, che avevano impugnato le armi nei venti mesi di guerra civile, l’Italia strappata al nazifascismo sarebbe dovuta esser consegnata all’Unione Sovietica, guidata da quel benefattore dei popoli che eraStalin. Quanti si opponevano al progetto erano nemici da eliminare.

9 commenti a In morte di un comunista

  1. juppes

    OT

    ho letto “tutti i vivi all’ assalto” e reputo il libro una grande opera fonte di molteplici insegnamenti

    congratulazioni vivissime

  2. Tetsuo

    Riposi in pace

  3. Nuvola Rossa

    Questo ritratto di Sandro non mi piace. Ricordo invece una sua intervista nella quale parlava delle nomine Rai dicendo: “non sono per quelli che pretendono di lavorare con gente di sinistra a prescindere. Vorrei lavorare con gente capace. Destra o sinistra non conta in questo caso, compentenza e incompetenza sì”. Il sogno sovietico ha tradito molti, all’inizio. Nella vita è lecito sbagliare.

  4. ermes

    onore a tutti quelli che riescono a mantenersi
    stretti i propri ideali.
    oggi purtroppo mancano sia le persone che gli
    ideali.
    ovvero di ideali ce n’è uno solo
    SOLDI SOLDI E ANCORA SOLDI

  5. Era una persona valida e preparata. A noi però rimane sempre la stessa Italia. Da che mi ricordi in questo bel paese viene raccontata sempre la stessa storia: un brutto giorno succede qualcosa di spiacevole e l’indomani tutti si chiedono come sia potuto accadere. Poi penso ai figli e ai ragazzi e non mi va di accettare l’incertezza dello stato, di edifici che dovrebbero essere sicuri e che tradiscono le nostre aspettative, ci fanno stare in ansia. Quando cambieremo? Diventare realmente una nazione significa anche questo….

  6. Alessandro Bernardini

    Cosi come non mi piacciono quelli che quando crepi stanno lì a oliarli la bara e da vivo ti detestavano, non mi piacciono quelli “coraggiosi” che si prendono il rischio di dire la “verità” sul defunto. Sarà stato pure un simpatico stronzo testone comunista, ma ad avercene altri…

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