di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:20 del 3 aprile 2008 in EconomiaTorna alla home

Nel giorno dell’apertura di Giornalettismo, inspiegabilmente i giornali parlano invece d’altro. Grrrr, maledetto Ginko. La questione del giorno è lo spettro fallimento per Alitalia, che sembra diventare più certo dopo l’abbandono della trattativa da parte di Air France. Ovviamente, quello che pare interessare di più ai quotidiani è il coté politico. Sul Corrierone si racconta la giornata, e si attribuisce a Jean Cyril Spinetta - ad dei francesi - la battuta “Volevano li accudissi come ha fatto lo Stato“, evidentemente rivolta ai sindacati. A firma di Sergio Rizzo c’è il retroscena che dipinge un Prodi furioso: “Ora aspetto le cordate italiane“, dice il presidente del Consiglio a tempo, prendendosela anche con chi (Bonanni) aveva richiesto di Fintecna (l’ex Iri) nella trattativa.

Stefano Passigli se la prende con il Cavaliere sul Riformista: “La cordata Berlusconi? Mi ricorda quella della Sme“, e poi spiega: “Nel caso della Sme si trattò di secondare i piani politici di Craxi, della cui mediazione Mediaset aveva bisogno. Oggi, si porta avanti un disegno elettorale al prezzo di porre a rischio i destini di Alitalia senza peraltro salvare Malpensa, i cui destini non possono dipendere dalla compagnia di bandiera“. Se leggete l’articolo, vi rendete conto che è stato scritto prima dell’annuncio dell’abbandono di Air France, ma evidentemente dopo avevano poca voglia di cambiare il testo. Cose che capitano ai giornali che chiudono troppo presto. Stranamente, nessun articolo oggi si preoccupa di buttarla nel dietrologico, raccontando che magari il ritiro dei francesi può essere visto come una mossa tattica visto che hanno trovato più ostacoli di quelli che si aspettavano dai sindacati e, in più, un’opposizione pronta a inventarsi una cordata (alternativamente confindustriale, familiare, padana, etc). Anzi, no: sul Mattino si dice che Air One e Lufthansa riscaldano i motori per tornare in pista. I tedeschi avevano già rifiutato di partecipare sia all’asta che alla trattativa privata nei mesi precedenti, ma tant’è. Il Foglio dà conto dell’ipotesi Aeroflot, la ex compagnia statale sovietica che aveva anch’essa rinunciato alla trattativa. Molto bello il commento di F. Manacorda sulla Stampa: “Ora volano solo gli stracci. [...] Sarebbero stati così granitici i no dei leader sindacali se Berlusconi non avesse parlato di un’altra cordata? [...] Il futuro di Alitalia non si scorgerà finché le urne non saranno chiuse. Sarà quello il momento per assistere alla miracolosa materializzazione della fantomatica cordata Berlusconi: Di sicuro sarà il tempo per chiedere ancorda una volta - senza troppe speranze - che la politica agisca per trovare una soluzione che sfugga alle trappole stregate dell’assistenzialismo. Ma sempre coscienti che i vecchi fantasmi di un’Italia che non vuole cambiare sono in agguato, pronti a sconfiggere l’esorcista di turno e le regole del mercato“. Campa cavallo. Invece Locatelli sul Sole 24 Ore se la prende soltanto con i sindacati - “Massimalismo in bancarotta” - riuscendo nella mirabile impresa di non nominare mai la fantomatica cordata italiana tra le cause dell’attuale situazione. Complimenti per il virtuosismo.

Più variegata, come al solito, la giornata sul fronte politico, dove c’è più manicomio del solito come è giusto che sia. Dopo il rischio rinvio delle elezioni causato dalla riammissione della Dc di Pizza da parte del Consiglio di Stato - a proposito: complimenti per l’opportunita, aveva ragione chi negli anni ‘70 lo chiamava Coniglio di Stato - scende in campo nientepopodimenoché Gianni Letta per il Corriere della Sera (firma Verderami, non ve la prendete con me se poi non è vero). Ma i signori della Dc alzano il prezzo, spiegando per cosa rinunceranno a fermare le elezioni: Del Mese: “Premesso che di Berlusconi non mi fido, ci sono due possibilità: che lui faccia votare i nostri candidati dai suoi elettori, oppure… No, niente soldi. Ci sono altre strade: incarichi di governo, nomine negli enti pubblici“. Eravamo tutti abituati al mercato delle vacche parlamentare, ma ogni volta che si leggono dichiarazioni del genere viene da stupirsi sempre più. Su Le Figaro sfottono Veltroni e Berlusconi per il duello tv “a distanza”, senza scontro diretto, andato in onda sulla Rai l’altroieri, mentre il mitico Silvio rilascia un’intervista a Libero: “Ho creduto in Veltroni: mi sbagliavo. La campagna elettorale moscia è colpa della par condicio. Io sono contrario, chi ha impedito di cambiarla è uno dei beneficiari. Chi? Casini e l’Udc”. Feltri, invece, si impegna per difendere il Cavaliere dicendo che “è vero, dal Colle arrivano tanti guai“. Monumentale l’attacco dell’articolo: “Quando c’è di mezzo la sinistra, mi è impossibile non pensare male“. Come dargli torto? Tornando alle cose serie, da segnalare l’analisi del Sole, che definisce “un errore politico” l’attacco al Quirinale. Per par condicio, Berlusconi ha rilasciato un’intervista anche al Mattino, dichiarando che l’emergenza rifiuti è colpa di Bassolino. Vero, innegabile. Ma colpa anche di quel deficiente che ha nominato Bassolino commissario all’emergenza rifiuti. Quel cretino. A proposito, chi l’ha nominato? Ah, Berlusconi. Vabbeh.

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