L’Italia come isterismo e rappresentazione
21/02/2011 - L’Italia è uno stagionatissimo paese di merda, governato da stagionatissimi pezzi di merda, in piena bancarotta morale: l’olezzo è ormai intollerabile. Non se ne può più. E perché allora quest’Italia non va in pensione? Questo è il tormentone che ci
L’Italia è uno stagionatissimo paese di merda, governato da stagionatissimi pezzi di merda, in piena bancarotta morale: l’olezzo è ormai intollerabile. Non se ne può più.
E perché allora quest’Italia non va in pensione? Questo è il tormentone che ci ronza negli orecchi al tempo di Berlusconi, dalla levataccia all’ora del bunga bunga. La cosa mi fa schiattare dal ridere. Mettetevi i tappi agli orecchi e capirete tutto. Ci vuole però una schiena diritta, una
ben temprata forza morale: sono quelli i tappi. Lo strano mostro è figlio dell’impotenza e della mancanza di politica, che è l’arte di governare la polis, di assicurare una convivenza pacifica all’umanità spesso debole, mediocre, e meschina che la compone. La polis, come la più primitiva delle società, nasce per l’individuo, non contro. L’individualista perfetto, su questa terra, non sarebbe padrone di se stesso; sarebbe schiavo della natura, quasi come un bestia ma senza la tranquillità di una bestia. Unirsi in clan per l’uomo è prima ancora una vitale necessità che una scelta. Ma poi, in obbedienza alla sua natura, l’uomo vuole vivere più comodo e più liberamente. Spezza le catene del clan, salta il fosso o il bosco che delimita un confine, si unisce ad altri uomini, a “stranieri”, la divisione del lavoro si fa più vasta ed efficace: l’uomo vive più comodo e più libero. Si formano la società, il diritto, la polis, lo stato, che dall’individuo e per l’individuo sono nate, prima che questo rapporto potesse pervertirsi. Ma restano realtà figlie della storia, contingenti, anche quanto durano secoli. Non sono chiese. Non predicano la virtù. E’ un comun sentire che non arriva alla fratellanza spirituale.
STORIA - L’Italia che oggi si definisce democratica e repubblicana fu quella che accettò con riserva la realtà democratica e repubblicana uscita dal secondo conflitto mondiale. Come poteva quella grande fazione che si alimentava del sogno della perfetta società comunista, radicatissima là dove più radicato fu nel ventennio il regime fascista, accettare il paese e la sua umanità per quello che era, presupposto di ogni attività politica, e non di aspettative messianiche? Il veleno di questa riserva mentale fece sì che l’Italia venisse rappresentata come un paese mezzo sovrano, mezzo democratico, mezzo civile, mezzo criminale, ed insomma, in barba alla forma istituzionale democratica e liberale, un paese mezzo fascista. In attesa di una sua “compiutezza”. Un paese da defascistizzare. Fateci caso: oggi, dopo aver data per scontata la caduta di Berlusconi, i profeti dell’odio e gli ingenui già parlano di un paese da deberlusconizzare. Questa forma mentis ha lavorato sistematicamente alla demolizione di ogni comun sentire. E’ stata una lotta di classe di tipo culturale, che dopo il crollo del comunismo ha svelato ancor più chiaramente la sua natura. Che permane anche nelle teste di quei zelantissimi liberali che col marxismo flirtarono in lungo ed in largo da giovanotti e che continuano ad impastare le loro pur giuste critiche con sentimenti autodistruttivi e con speranze, nel miglior
caso ingenue, di palingenesi.
RESISTENZA – Tuttavia il paese ha resistito. Perfino quell’ostentata italianità, che qualche decennio fa sarebbe stata bollata come fascismo, oggi a sinistra, camuffando un cedimento, si alimenta di antiberlusconismo. Proprio perché è all’ultimo stadio questa rappresentazione ha oggi raggiunto lo stato visionario. L’Italia sembra un grandioso e grottesco capriccio goyesco, un mostro prodotto dal sonno della ragione e dall’isterismo, che proietta un’ombra tanto più grande e minacciosa quanto più gassosa è la sua consistenza. Questa rappresentazione non sta per imporsi definitivamente. Sta evaporando. Coi suoi lati comici: dal direttore dell’Avvenire che non va in piazza con le meglio femmine, ma idealmente ci va, al catastrofico esibizionismo kantiano di Eco al Palasharp, che rischia davvero di passare alla storia come l’ultima gag di questa tragicommedia. La domanda fatta all’inizio va dunque capovolta: quand’è che, non questa Italia, ma questa sua rappresentazione va in pensione?













E tu zamax quand’è che smetterai di scrivere cazzate?
Potrebbe l’autore tradurre in termini comprensibili ai comuni umani il suo inclito pensiero?
Oltre ad una sviolinata a Silvio cosa vuol dire?
Che il sonno della ragione produce mostri.
E che la ragione sonnecchia per la cattiva coscienza della Meglio Italia.
E che la Meglio Italia non ce la fa più a sostenere questa commedia.
E che crollerà prima di Berlusconi.
E questo sarebbe un chiarimento? L’unica cosa certa è che il crollo dell’Italia rischia di avvenire anche materialmente grazie a berlusconi ed ai suoi apostoli. Lo dicono i fatti, gli innegabili, ottusi fatti che resistono cntro ogni valanga di chiacchiere.
Ti vedo un po’ troppo kantiano…
Non nominare il nome di Kant in presenza di Zamax che gli vengono le bolle!…
ma non capite? e’ ovvio! l’italia NON e’ un paese di merda, le cose vanno benissimo, e’ solo colpa degli intellettuali comunisti che la rappresentano male, e tutti ci cascano, tutti tranne il silvio ovviamente, lui ha capito la vera natura dell’italia e sta per mandare in pensione tutti i seminatori d’odio, lui che non si e’ mai fatto promotore di una concezione messianica della politica! no aspettate, il neurone #13 mi dice che forse e’ il contrario, i comunisti al contrario dei democristiani e dei socialisti hanno propagandato da sempre una concezione messianica della politica, e la colpa del potere di silvio e’ loro, visto che silvio e’ l’epifenomeno della loro concezione politica, quindi non si possono permettere di proporre concezioni non messianiche della politica, loro che sono piu berlusconiani di berlusconi! si ecco cosi ha piu “senso”! l’importante e’ che si capisca che se l’italia fa schifo la colpa e’ dei comunisti, mentre se l’italia sembra solo fare schifo la colpa e’ comunque dei comunisti!
Messa così non fa una piega: scorre molto meglio e ha più senso del ‘prodotto finito’.
Dev’essere uno degli altri neuroni ad aver incasinato le cose in fase di produzione collaborativa.
Però scusa se mi permetto, caro neurone n.12 del Dott. Zamarion, ma termini come “polis”, “kantiano” e “palingenesi” avresti dovuto mantenerli, eh…
Quello che ha detto il neurone #12 è in sintesi in pensiero di Zamax. Ed è detto (relativamente parlando) in un linguaggio piano e lineare, quello che si usa di solito negli articoli scientifici.
Negli articoli scientifici l’obiettivo non è strabiliare il lettore con effetti speciali, ma comunicare nella maniera più chiara possibile i fatti e le proprie idee. E’ ovvio che zamax non possa mai adottare un linguaggio similemente limpido, pena l’evidenza della pochezza del suo pensiero.
parole a vanvera
Come mai “Giornalettismo” ha rimosso il seguente articolo?
http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:1VVc2u4pLVoJ:www.giornalettismo.com/archives/111175/il-vaticano-scomunica-pontifex/+il+vaticano+scomunica+pontifex+giornalettismo&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google.it
Zamax ha detto una semplicissima cosa, che la politica non è come gli ingenui potrebbero pensare un attività sociale, collettiva, di progetto e di cambiamento del mondo, l’arte del possibile, in cui si cerca di risolvere i problemi reali delle persone, e di pensare anche al domani, ma “l’arte di governare la polis, di assicurare una convivenza pacifica all’umanità” cioè tirare a campare lasciando incancrenire i problemi, pompare la spesa pubblica parassitaria sulle spalle di chi lavora.
Che è esattamente quello che ha fatto Berlusconi finora.
Grande politica e se poi tra 10 anni la Turchia sarà più ricca dell’Italia che male c’è, potremo sempre emigrare.
Per la verità oltre che dei suoi affari berlusconi si è impicciato di insegnare a vivere a tutti legiferando come sicario del Vaticano e si prepara a continuare. Governo statalista e dirigista negli intenti e deleterio nell’azione. Dati alla mano.
1_ Pur essendo io un pessimista d’antologia, trovo che ci sia una grande differenza tra il dire “questa classe dirigente è merda” e dire “questo è un Paese di merda”. Non vedo perchè il rigetto per la classe dirigente debba significare disprezzo per un sano patriottismo: è il nazionalismo, semmai, ad essere fascista.
Come italiano e come iscritto ANPI, Le chiedo cortesemente di portare rispetto per l’Italia, creatura imperfetta come ogni Nazione che non sia semplice cartapesta.
2_ per lo stesso motivo, Le chiedo cortesemente di maneggiare con cura le parole “resistenza”e “Repubblica”, visto che non si capisce bene dove Lei voglia arrivare con certi ragionamenti. Mi pare che il Suo articolo si risolva in un vanto semantico e lessicale che poco ha da spartire con l’analisi storica.
3_ mi piacerebbe poi leggere la bibliografia di cui Lei si è nutrito prima di ripercorrere la filogenesi di “polis”, che mi pare un mix mal riuscito tra la filosofia politica post-socratica e l’antropologia moderna sul ‘buon selvaggio’. Il fatto che lei parli di “individualismo” riferendosi alla civiltà del Peloponneso mi turba un pochino….!!
Saluti e compimenti per il fervore.