Dopo la libertà il buio: il pericolo islamico incombe in Egitto e Tunisia?

19/02/2011 - Notizie non confortanti dai paesi liberati dalle autocrazie laiche: i fondamentalismi stanno già prendendo piede? Erano stati in molti gli osservatori internazionali che avevano ritenuto di alzare il livello di attenzione su di un aspetto che non doveva essere sottovalutato

     
 

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Notizie non confortanti dai paesi liberati dalle autocrazie laiche: i fondamentalismi stanno già prendendo piede?

Erano stati in molti gli osservatori internazionali che avevano ritenuto di alzare il livello di attenzione su di un aspetto che non doveva essere sottovalutato nell’ondata di liberazione che ha investito il Vicino Oriente mediterraneo: il coinvolgimento, presente o incombente, dei movimenti islamici radicali.

FONDAMENTALISMI – Tutto puntava alla necessità di rendersi conto che i fondamentalisti avrebbero potuto giocare un ruolo non secondario nei nuovi Egitto e Tunisia: la liberalizzazione dei partiti, il reingresso dei leader in esilio e l’occhio benevolo con cui l’Iran di Mahmoud Ahmadinejad osservava le rivolte nel Maghreb. Ed ecco, notizie da Piazza Tahrir iniziano a rendere un po’ più concreto questo pericolo: il leader “laico”, dei giovani di internet, che ha avuto un ruolo chiave nella vicenda, in piazza è stato zittito. Era il momento del leader dei fratelli Musulmani, principale partito islamico in Egitto.

Sarà anche il “giorno della vittoria”, ma la folla che torna a gremire piazza Tahrir sembra aver già dimenticato chi ha reso possibile quel trionfo: i ragazzi del movimento “6 aprile”, i blogger, la generazione internet, vero motore di una rivolta che in meno di tre settimane è riuscita a scalzare dal trono l’ultimo faraone. A Wael Ghonim, il manager di Google per il Medio Oriente, uno degli eroi della resa di Mubarak, il giovane che in lacrime ha raccontato in tv i suoi dodici giorni di prigionia, viene addirittura impedito di parlare. E non sarà l’unico a non avere diritto di parola in questa giornata storica. Quei due milioni di uomini, donne e bambini che si sono riversati in massa nel luogo simbolo del “nuovo” non hanno occhi ed orecchie che per lui, lo sceicco Yusuf al-Qaradawi. Il telepredicatore e leader spirituale dei Fratelli Musulmani tornato al Cairo per far sentire la propria voce dopo trent’anni d’esilio.

Repubblica ci riporta le ultime notizie.

IL TEOLOGO – I fratelli Musulmani sono un movimento islamico un po’ diverso dai fondamentalismi classici. Almeno in teoria, sono nonviolenti e rispettosi delle altre culture. Cionondimeno, le loro posizioni dottrinali sarebbero tutt’altro che morbide.

Gioca in casa il 75enne teologo, le cui idee hanno sempre suscitato grandi dibattiti. Promotore del dialogo interreligioso, ma nemico degli sciiti, predicatore della tolleranza per le “Genti del Libro”, compresi gli ebrei, ma autore di numerose fatwa contro Israele. Personaggio scomodo e controverso, dunque, cui è vietato l’ingresso negli Usa e nel Regno Unito, e che un gruppo di 2.500 teologi sunniti — sauditi, iracheni e palestinesi — accusa di «infangare il nome dell’Islam». Quando al Qaradawi inizia a parlare la folla gli tributa un’ovazione. La stessa, viene alla mente dei più vecchi, che nel ‘79 l’Iran tributò al rientrante ayatollah Khomeini

Yusuf al-Qaradawi pronuncia in piazza Tahrir parole di rispetto e di inclusione verso cristiani e musulmani. Ma la guardia è da tenersi alta.

RAID – Non va meglio in Tunisia. Mentre notizie rimbalzano a raccontare la morte dell’ex presidente Ben Ali, da qualche tempo in coma, la situazione nel paese per molti versi degenera. Ne parla il Corriere della Sera.

Un salesiano polacco sgozzato e nascosto nel garage del convento. Un gruppo di integralisti islamici che prova ad appiccare il fuoco nella strada storica dei bordelli. La transizione di Tunisi verso la democrazia continua a riservare sorprese. Non era mai accaduto che un religioso venisse attaccato, mentre la prostituzione è legalizzata ed è parte indisturbata del paesaggio urbano. Don Marek Rybinski aveva 34 anni, era nato a Varsavia, ed era diventato sacerdote nel maggio 2005. Dal 2007 viveva, lavorava e pregava nella Scuola salesiana di Manouba, un borgo assolutamente tranquillo a 12 chilometri da Tunisi

Gli inquirenti sono prudenti nell’indicare la pista religiosa dietro l’omicidio. Alla congregazione del prete era pervenuta una richiesta ricattatoria, soldi in cambio della vita di don Marek. Ma certo il clima non è dei migliori.

La convivenza tra le religioni non è mai stata messa in discussione. A Tunisi non ci sono molte chiese o sinagoghe. Nessuno, però, le ha mai toccate. Nel 2010, secondo la lista compilata dalla Congregazione per l’evangelizzazione di popoli, sono stati uccisi 23 tra vescovi, preti e missionari. Nessuno di loro in tutto il Nordafrica. Tolleranza piena anche per gli ebrei: la grande sinagoga di Djerba attira ogni anno i fedeli della Torah. Ora, però, la pace religiosa sembra a rischio. Pochi giorni fa proprio il presidente della comunità degli ebrei, Roger Bismuth, aveva messo in guardia le autorità per le scorribande e le minacce di un gruppo di salafiti (musulmani radicali). Anche la gazzarra fondamentalista contro le prostitute è considerato un inquietante segnale di allarme. La manifestazione convocata nel centro storico della città, nella Medina, si è trasformata in un attacco incendiario in rue Abdallah Guech, dove donne e ragazze vendono sesso, attività consentita e regolata dalla legge.

Il Maghreb deve stare molto attento, se ha intenzione di conservare la libertà e la democrazia per le quali ha così faticosamente lottato.

     
 

3 Commenti

  1. Christian d'IOR scrive:

    Succederà la stessa cosa qui da noi. Già i santi sederi si sono riservati un posto in prima fila per i festeggiamenti dei 150 anni dell’unità di vatikalia. Del resto è normale che festeggino alla grande: 150 anni fa avranno pur perso lo stato pontificio ma si sono annessi il resto della penisola.

  2. primo capo scrive:

    beh , si capisce solo che tu sei un gallinaceo che non capisce niente oltre al tuo pollaio.

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