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Strage di Lampedusa: quanto costano le traversate dell’orrore

Un mare diventato un cimitero. Il dramma di Lampedusa, con un centinaio di morti già recuperati e un numero ancora elevato di dispersi, ha risvegliato l’Italia e le istituzioni europee dal silenzio – più volte denunciato come complice – sui naufragi delle “carrette del mare”, oltre che riaperto il dibattito su normative – come la Bossi-Fini – in tema d’immigrazione, che si sono dimostrate incapaci di offrire soluzioni al fenomeno dei migranti. Così come di combattere la tratta degli immigrati, con organizzazioni criminali che gestiscono e lucrano dalle coste del Nord Africa, in particolare, sui viaggi della speranza di migliaia di persone in fuga dai propri paesi. Un giro d’affari complicato da calcolare, anche se non mancano alcune stime: soltanto dalla Libia, come spiega Sarcina sul Corriere della Sera, si calcola che sfiori «i 3-4 miliardi di dollari all’anno, poco meno del 10% della ricchezza libica (56 miliardi di dollari) ancora galleggiante sul petrolio».

 

Tragedia a Lampedusa,continua il recupero dei cadaveri,centinaia di dispersi

IL RACKET DELLE TRAVERSATE E I COSTI – Alcuni anni fa era Giuliano Amato a riferire alla Camera una stima, contenuta in un rapporto Onu, sugli ingenti ricavi illegali ottenuti dalle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico. Si spiegava come il ricavo fosse di circa 300 milioni di dollari all’anno, e come le vittime del traffico di esseri umani fossero esposte ‘’al rischio della vita prima nel deserto e poi nella traversata del Mediterraneo’’. Si aggiungeva come alle frequenti tragedie del mare, l’Italia avesse “l’obbligo civile e morale di intervenire per porvi fine’’. Le immagini delle morti nel Mediterraneo scatenavano allora come oggi la condanna delle istituzioni, incapaci però negli anni di trovare soluzioni adeguate. Poco è cambiato, con l’Italia e gli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo  che hanno approvato misure stringenti e normative restrittive. In Italia, l’8 agosto del 2009, è stato anche approvato il Ddl sicurezza – con il governo Berlusconi – che prevedeva il criticato reato di clandestinità. 

NAUFRAGIO LAMPEDUSASi prevedono ammende dai 5 mila ai 10 mila euro, oltre che l’espulsione immediata per gli irregolari. Il clandestino che viene fermato, in base alle leggi, viene riaccompagnato alla frontiera ed espulso se identificato, altrimenti viene trasferito all’interno dei Cie, i centri contestati negli anni come sorta di prigioni (anche per le cattive condizioni e il sovraffollamento rispetto alle capienze ipotetiche), per una identificazione ed espulsione successiva.

QUANTO COSTANO I VIAGGI – Arrivare in Italia per i migranti, sfruttati dai criminali che gestiscono le tratte, non è semplice. Soprattutto per i costi dei cosiddetti “viaggi della speranza”. Spiega lo stesso Sarcina come da alcuni porti libici – come quello di Zuwarah, non lontano da Tripoli  – partano i barconi carichi di migranti. Gli stessi più volte affondati e naufragati in quel cimitero marittimo che è ormai diventato il “Mare nostrum”. Sul Corriere si spiega come, in attesa di partire, dalla Libia ci siano ancora «stipati nei centri di detenzione, almeno 10-12 mila volti spaventati».

NAUFRAGIO LAMPEDUSA

Sono persone in fuga dalle guerra e dalla fame. E non sono gli unici, tanto che, in base alle stime delle maggiori organizzazioni internazionali, sono altri 10 mila quelli detenuti e torturati all’interno dei campi clandestini. Proprio come accadeva ai tempi di Gheddafi, allora sotto accusa per non aver firmato la Convenzione sui diritti umani di Ginevra. Ma accolto con tutti gli onori da Berlusconi in Italia, che nel 2008 firmò anche un trattato di cooperazione con la Libia. Prima dei tempi recenti, con la guerra civile, le potenze mondiali che cambiarono idea sullo stesso Gheddafi, le bombe, la destituzione e la morte del dittatore.

NAUFRAGIO LAMPEDUSA

 

I costi per le traversate sono molto alti, non tutti sono in grado di poter pagare certe cifre e spesso restano in attesa all’interno degli stessi centri, prima che un familiare o altri gli permettano di mettere da parte quanto serve. Sui costi spiega Sarcina:

“Serve l’equivalente di 1.500-2.000 euro: un’enormità per quei disperati. E allora via nei centri di detenzione, quelli legali o quelli improvvisati. In attesa che dal Paese d’origine qualcuno, un parente, un amico, mandi i soldi. Se sono sufficienti si tenta la traversata fino a Lampedusa con un peschereccio malandato. Altrimenti c’è il gommone con un motore da 40 cavalli che si ferma regolarmente dopo sole 30- 40 miglia di navigazione. Ai profughi viene consegnato un telefono satellitare e un ordine: «Chiama quando sarete in panne. Gli italiani verranno a prendervi”.

Anche l’Avvenire, pochi anni fa, citava cifre simili: «Più l’etnia di provenienza è ricca e potente – spiega il medico – e può vendicare eventuali sparizioni in mare, più il viaggio diventa sicuro e costoso. Come ad esempio gli eritrei. I più disperati, in genere maghrebini e bangladesi, per contro, pagano meno e viaggiano su barche da rottamare senza scafista, guidate da un volontario cui viene praticato uno sconto sulla traversata. Ma in questi casi i tempi si allungano e i rischi aumentano. Acqua e carburante a bordo sono calcolati su tre giorni». In media, si spiegava, un viaggio dalla Libia a Lampedusa costa almeno 2.600 dollari.

NAUFRAGIO LAMPEDUSA

Intanto nel Mar mediterraneo si continua a morire. Una cifra ipotetica di quanti abbiano perso la vita la offre il sito Fortpress Europe, dove si spiega: “Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell’Europa almeno 19.142 persone. Di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011. Il dato è aggiornato al 3 ottobre 2013 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale degli ultimi 25 anni. Il dato reale potrebbe essere molto più grande. Nessuno sa quanti siano i naufragi di cui non abbiamo mai avuto notizia. Lo sanno soltanto le famiglie dei dispersi, che dal Marocco allo Sri Lanka, si chiedono da anni che fine abbiano fatto i loro figli partiti un bel giorno per l’Europa e mai più tornati”. Vittime silenziose alle quali si aggiungono le persone che hanno perso la vita nell’ennesimo dramma a largo di Lampedusa.