Cristina Donà torna a casa a piedi
17/02/2011 - L’ultima fatica della cantante nostrana ai raggi x Sentendo Torno a casa a piedi, ultima fatica di Cristina Donà si ha l’impressione di essere di fronte ad una tappa fondamentale e definitiva del viaggio intrapreso dalla cantante nel lontano 1997
L’ultima fatica della cantante nostrana ai raggi x
Sentendo Torno a casa a piedi, ultima fatica di Cristina Donà si ha l’impressione di essere di fronte ad una tappa fondamentale e definitiva del viaggio intrapreso dalla cantante nel lontano
1997 con Tregua. Torno a casa a piedi sembra partire da molto lontano, quasi fosse la risultante di un viaggio musicale lungo quattordici anni, dove ogni sfumatura, ogni tassello del mosaico che lo compone sia stato raccolto nel lungo peregrinare della cantautrice milanese. Dal suono crudo e rock del già citato Tregua, alla sottile malinconia di Nido o all’onirico Dove sei tu, passando per le eleganti geometrie di La quinta stagione. In Torno a casa a piedi si respira la stessa serena consapevolezza di un Ulisse che torna ad Itaca dopo aver visto, sperimentato e assaggiato tutti i colori del mondo. Tutte le tracce del disco trovano il loro minimo comune denominatore nell’equilibrio; brani diretti, espliciti, dove i testi sono caratterizzati dall’essenzialità, privi di quegli orpelli a cui ci aveva abituato. Un contributo fondamentale nella creazione di questa nuova amalgama musicale è stato dato dal produttore Saverio Lanza: “All’inizio di questo viaggio ero sicura di voler seguire una nuova rotta e avevo chiare due cose: lavorare in modo diverso sui testi cercando un linguaggio più narrativo e allargare gli orizzonti musicali, collaborando con un musicista/produttore in grado di fare questo. Saverio Lanza, con il quale condivido tutte le musiche di quest’album, nonostante sulla carta potesse apparire lontanissimo dal mio mondo si è rivelato invece fondamentale e sorprendente. Ha creato spazi sonori incredibili e mi ha aiutato a realizzare un sogno: aggiungere colori alla mia musica.”
ALBUM – Si parte con il singolo atipico e spumeggiante Miracoli che anticipa il leit motiv
musicale di tutto il lavoro costellato da un uso abbondante di fiati ed archi. Si prosegue con Un esercito di alberi, ballata d’amore poetica e intimista quanto basta. Il viaggio prosegue con In un soffio, altra delicata gemma che fa la spola tra la bossanova e il soul. Giapponese (l’arte di arrivare a fine mese) è un piccolo capolavoro di leggerezza ed ironia. Più forte del fuoco ha il ritmo giusto per candidarsi al ruolo di prossimo singolo o, quanto meno, a quello di cavallo di battaglia per scaldare il pubblico del prossimo tour. La title track, torno a casa piedi è un’ironica ballata folk sull’infedeltà, mentre bimbo dal sonno leggero è una ninna nanna che celebra l’esperienza della maternità da parte della cantante stessa. Conclude il disco la stupenda: Lettera a mano; uno dei testi più ispirati di tutto l’album: Ho paura a volte di aver perso qualcosa/ho paura sempre di rimanere sola”. In definitiva, un disco che celebra la vita in tutte le sue stagioni, in questo caso quello della maturità e della consapevolezza.













Incuriosita da quest’album…lo ascolterò.
Non è affatto male ma alcune tracce vanno riascoltate più volte per essere apprezzate veramente, almeno per me è stato così. Comunque, è un bel lavoro.