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L’Italia ha cominciato a svendere i suoi gioielli?

Sulla sua celeberrima spiaggia rosa, Michelangelo Antonioni ha girato alcune scene di Deserto Rosso ma su quella sabbia dell’isola di Budelli, nell’Arcipelago della Maddalena, davanti alle Bocche di Bonfacio, nessun turista può metterci piede se non in presenza del custode, unico abitante dell’isola. Oggi Budelli, considerata un piccolo angolo di paradiso nel cuore del Mediterraneo, non è più di proprietà del demanio italiano. È passata sotto la proprietà di un imprenditore neozelandese, che l’ha comprata all’asta per 2,94 milioni di euro, e che si è impegnato a non costruirci nulla rispettando il suo status di riserva naturale.

isola di budelli venduta 2

 

IL MINISTERO HA IL DIRITTO DI RICOMPRARLA, MA NON PUÒ – La notizia è di poche ore fa: un tycoon neozelandese, imprenditore in Svizzera, si è aggiudicato l’isola dopo che la precedente proprietà – una società immobiliare di Milano – aveva dichiarato fallimento mettendo in vendita la piccola Budelli. Il ministero dell’Ambiente e l’Ente Parco, potrebbero far valere il diritto di prelazione e riacquistare l’isola per la stessa cifra: hanno novanta giorni di tempo ma, come spiega Repubblica in un articolo a firma Paolo Gallori, la legge di stabilità vieta alla pubblica amministrazione, ministeri compresi di «acquistare immobili a titolo oneroso». In altre parole, non può permettersi di ricomprarla, nonostante ne abbia tutti i diritti.

COME LE ISOLE GRECHE – L’Italia come la Grecia dunque? Pare di sì, almeno per quanto riguarda Budelli, che condivide lo stesso destino delle Echinadi, le nove isole dello Ionio vendute in blocco dal governo greco all’emiro del Qatar: svendere i «gioielli di famiglia» per tamponare la crisi. Un’ipotesi che era stata avanzata anche dall’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti, che nel 2011 aveva proposto di «privatizzare» parte del patrimonio immobiliare dello stato, monumenti compresi. Una decisione che non mancò di suscitare feroci polemiche contro la prospettiva di vedere l’italia «svenduta» a pezzi per far quadrare i conti dello Stato.

IL CASO DEL RESTAURO DEL COLOSSEO – Polemiche che erano arrivate anche all’epoca della «svendita» del Colosseo a Diego della Valle che si è impegnato a sponsorizzare un restauro da 25 milioni di euro in quindici anni in cambio dei diritti di immagine esclusivi del monimento più famoso del mondo.

colosseoAnche se non si è trattato di un passaggio di proprietà, oggi il patron di Tod’s vanta un contratto di sponsorizzazione che include alcuni diritti, come ad esempio la possibilità di associare direttamente l’immagine del Colosseo al suo marchio a fini puramente pubblicitari: mossa malvista da tutti coloro che, ancora, temono che sull’Anfiteatro Flavio prima o poi compaia una enorme scarpa a mo’ di sponsor. Per contro, c’era chi aveva sostenuto che far subentrare un privato era l’unico modo per garantire al Colosseo quei restauri di cui ha estremo bisogno.

ITALIA, GIARDINO D’EUROPA – Per quanto riguarda Budelli, l’avvocato italiano che ha seguito la transazione tra il suo cliente e il tribunale di Tempio Pausania, ha sottolineato che il nuovo proprietario dell’isola è «un vero ambientalista»,  che ha a cure le sorti dell’arcipelago e del suo ecosistema, pronto a investire in un piano per la conservazione e la tutela del patrimonio che rappresenta. La spiaggia rosa di Budelli, a quanto pare, è capitata in buone mani. Ma che ne sarà del resto del patrimonio artistico e naturale del «giardino d’Europa» quando il governo italiano non sarà più in grado di provvedere ai suoi bisogni?

(Photocredit: Wikipedia e Getty Images)