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Lo strano caso delle Officine Creative Ansaldo di Milano

La giunta milanese guidata da Giuliano Pisapia è ancora alla ricerca della sua identità. Certo, non si tratta di una gran notizia, specie se consideriamo che la rivoluzione arancione ebbe il suo trionfo nella vittoria elettorale contro Letizia Moratti, avvenuta nel 2011.

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LA RIAPPROPRIAZIONE – Il motivo del contendere è dato dal modo in cui il Comune si relaziona con coloro che sarebbero dovuti diventare il motore della Milano del futuro, ovvero i giovani che, al contrario di quanto promesso in campagna elettorale, sono ormai privi di uno spazio in cui poter esprimere la propria creatività attraverso il lavoro. Parliamo delle Officine Creative Ansaldo, Oca, un esempio del fallimento delle politiche giovanili del Comune di Milano, oggetto della “riappropriazione” da parte di 50 ragazzi, membri del gruppo “Club 2.0 Social Art Center” che ci avevano lavorato prima ancora che un bando del Comune desse l’usufrutto dell’area da 14 mila metri quadri a “Barley Arts” e che nella notte tra il 29 ed il 30 settembre ha approfittato del fatto che fosse tutto aperto per entrare dentro e ricominciare ciò che aveva dovuto lasciare mesi fa.

LA STORIA DI OCA – Prima di spiegare nel dettaglio quanto avvenuto, è necessario fare un salto indietro nel tempo per spiegare cosa doveva essere l’Oca nelle idee dell’ex assessore alla cultura, Stefano Boeri. Il 29 luglio si è conclusa la sperimentazione prevista dal bando entrato in vigore il primo gennaio, bando che, come spiegato dai ragazzi di Club 2.0 Social Center, venne stilato in collaborazione con l’associazione Esterni ma che vide vincitore appunto Barley Arts di Claudio Trotta, società gravata da un pignoramento da parte di Equitalia di 800.000 euro. Il bando che avrebbe dovuto sostituire il precedente, previsto per l’estate, non è però stato ancora redatto a causa di continue procrastinazioni causate dal fatto che, come confermato dal responsabile del suddetto ai giovani di Club 2.0 Walter Cavalieri, non si sa da che parte cominciare.

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I NUMERI DEL PRIMO PROGETTO – Il Corriere della Sera spiega che Barley Arts, nella sua gestione semestrale, ha coinvolto più di 100 associazioni all’interno dei tre padiglioni, ovvero Agorà, dedicata alle realtà creative emergenti con attività ad ingresso libero, Palco, dedicato a realtà culturali consolidate, a concerti e spettacoli teatrali anche a pagamento, e il Primo Piano, riservato prevalentemente ad esposizioni, laboratori artigianali. Le mostre furono 20 mentre i laboratori organizzati furono 23, ai quali vennero aggiunte 8 botteghe di artigiani con residenza stabile all’Oca e 60 serate di musica dal vivo. E fu una di queste a scatenare il conflitto a Palazzo Marino che si risolse con il licenziamento di Stefano Boeri.

LO SCONTRO PISAPIA-BOERI – Si perché pochi giorni prima del grande gesto, venne organizzato all’Oca un concerto di musica jazz con Pisapia che si trovò costretto a firmare un’ordinanza che permettesse lo svolgimento della serata prendendosi carico della responsabilità nel caso si fossero verificati incidenti. Solo che le contestazioni conclamate furono 23 e, come confermato da alcuni presenti, la serata vide la partecipazione dei vigili del fuoco e di membri della Protezione Civile. Alla fine Pisapia licenziò Boeri, il bando con Barley Arts si concluse e lo spazio rimase vuoto in attesa di una nuova soluzione. Soluzione che teoricamente sarebbe potuta passare dall’attività del Club 2.0, social art center, ovvero i ragazzi che si sono prodotti in quella che è stata definita un’occupazione.

LA RISTRUTTURAZIONE – Solo che non si tratta di nulla di questo. Questa mattina abbiamo visitato l’area ex Ansaldo (ed ora anche ex Oca) per verificare se ci fossero stati segni di effrazione, ed abbiamo constatato che tutto è aperto. Basta entrare dal portone di via Bergognone angolo via Tortona per renderci conto di come non vi sia stato nessun impedimento all’ingresso. Si, perché l’area in questione è tutta aperta ed è anzi in piena ristrutturazione. A deciderlo fu la giunta guidata da Letizia Moratti e con il passare degli anni il Comune ha provveduto a rimettere a nuovo gli ambienti cambiando i serramenti, rifacendo l’impianto elettrico, i servizi e l’illuminazione. In sostanza si tratta di uno spazio nuovo, funzionale, quasi abbandonato a sé stesso.

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GLI EVENTI A PAGAMENTO – Abbiamo detto “quasi”, perché nel corso della settimana della moda il Comune di Milano ha noleggiato l’area per permettere la realizzazione di “White”, un evento in cui si sono tenute sfilate ed eventi legati al mondo della moda. Una volta finito l’evento, lo spazio è stato liberato e sono intervenuti i ragazzi di Social Art Center. Come detto, e come cercano di far capire in tutti i modi, si tratta di una semplice “riappropriazione” di spazi già usati in precedenza, prima ancora che intervenisse Barley Arts e nascesse l’Oca. «La nostra non è un’occupazione -hanno spiegato i giovani- ma vogliamo solamente far emergere un problema grosso relativo alla nostra città. Il Comune non mantiene gli impegni e piuttosto che rischiare di essere vittima della procrastinazione all’italiana, abbiamo voluto far sentire la nostra voce».

IL PROGETTO DI CLUB 2.0 – Ovvero. Lo scorso aprile Social Art Center ha presentato il suo progetto all’assessorato competente che ha mostrato il suo compiacimento per la proposta promettendo l’istituzione di un nuovo bando che sostituisse quello provvisorio vinto da Barley Arts già a partire da agosto. Solo che il calendario è andato via via procrastinandosi con il risultato che al momento sarà difficile che questo possa attivarsi prima di gennaio, e probabilmente bisognerà aspettare ancora, visto che in Comune non sanno ancora come strutturare la proposta. Il progetto prevede la realizzazione di una strutta che sfrutti due aree e che contempli la nascita di laboratori, un auditorium, un bar, aree di co-working e laboratori diurni e serali, con uno sguardo diretto verso Expo 2015.

IL PESO DEL BANDO – «Qui nessuno sta chiedendo un regalo -continuano i ragazzi- questo è un progetto animato dalla volontà di 100 persone che sperano di lavorare. Non chiedono uno spazio ma solo la possibilità di partecipare al bando manifestando una proposta che non coinvolge neanche tutti i 14.000 metri quadri. Abbiamo paura che il Comune possa prendere l’idea per poi strutturare un bando che potrebbe essere vinto da un soggetto più danaroso, visti i precedenti». Si, perché il bando del 2012 prevedeva che il vincitore proponesse delle garanzie ed una fidejussione bancaria di 300 mila euro. «E quando l’abbiamo fatto notare ai funzionari -concludono- questi hanno risposto vagamente. Ma non è per colpa loro, è che non sanno come affrontare la questione».

LA PROTESTA DI MACAO – Il problema della mancanza di spazi d’aggregazione rappresenta un’emergenza di lungo corso per Milano. Questo problema venne denunciato in grande stile con l’occupazione della torre Galfa da parte del collettivo artistico Macao. Era il maggio del 2012 e nel trambusto generale venne occupata per quattro giorni via Luigi Galvani. All’epoca intervennero tanti personaggi tra cui Basilio Rizzo, presidente del Consiglio Comunale, Dario Fo, Stefano Boeri e Giuliano Pisapia. La polemica di quei giorni ebbe un risultato, con la Giunta che decise di dedicare lo spazio ex-Ansaldo a quelle che sarebbero state le fabbriche dei saperi. Poi a Macao venne assegnato lo stabile ex mattatoio di Porta Vittoria ed in via Bergognone arrivò Barley Arts.

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LE PRESSIONI DI PALAZZO MARINO – Ed ora siamo punto ed a capo. Anzi, peggio. Nella giornata di ieri ci sono state le telefonate del vicesindaco De Cesaris che ha chiesto a quelli che sono stati definiti occupanti di andare via, usando anche un tono parecchio arrogante, secondo i ragazzi. In serata è arrivato anche l’appello di Giuliano Pisapia che ha chiesto ai giovani di abbandonare lo spazio «per garantire la loro incolumità». Tommaso Dapri, coordinatore di Social Art Center, però non capisce: «Ci chiedono di andare via per tutelare la nostra incolumità eppure fino a pochi giorni fa nello stesso spazio facevano delle sfilate di moda. Abbiamo provato a chiedere lumi al sindaco ma ancora non ci ha risposto». Daprì ha continuato: «Ieri è arrivata la Digos che ha verificato che tutto è a posto, anche perché non c’è stata occupazione, è tutto aperto. Siamo qui per avere risposte e per dimostrare buona volontà abbiamo deciso di uscire posizionando il nostro info-point all’ingresso. Ma se entro breve rimarremo sempre sul vago, allora torneremo dentro».

C’È GIÀ UN INVESTITORE? – Dapri ha confermato che i membri del gruppo cercano solo un posto di lavoro e che la politica mantenga le sue promesse: «Il progetto è pronto da aprile ma non possiamo aspettare oltre. In passato lavoravano i ragazzi per conto di Barley Arts, magari si tagliavano due tendini ma nessuno diceva niente. Non capisco perché nelle altre situazioni si è aspettato mentre oggi la giunta di sinistra ci manda la Digos ed al telefono usa toni forti. Non vorrei che si stia prendendo del tempo quando in realtà il Comune ha già individuato un investitore per quest’area che potrà portare tanti soldi e che per questo cerchi di metterci alla porta». Perché secondo i ragazzi di Social Art Center, il Comune non è in grado di supervisionare quanto avviene alla ex-Ansaldo. Di contro ha già fatto sapere che non è possibile assegnare posti senza bando.

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IL COMUNICATO – Eppure, secondo i giovani, a Palazzo Marino si pensa ancora ad una struttura verticistica che controlli tutto e che pensi da sola ad attivare laboratori, feste, eventi. Continua Dapri: «Poi magari accade come in passato che un’azienda prenda possesso del posto, organizza eventi che magari si rivelano un flop, si riempia le tasche, smonti e saluti». Con il risultato che i giovani si sono sentiti costretti a prendere provvedimenti anche per rispondere, come confermato dal comunicato stampa, all’abbandono di un posto a causa dei continui rimbalzi di competenza tra vari assessorati:

oggetto di polemiche nell’ambito amministrativo e culturale, semprediscusso ma mai realmente reso importante, affittato per brevi o lunghi periodi arealtà commerciali lucrative per grandi eventi.

[…]

L’ex Spazio Ansaldo dal 1 Ottobre diventerà quello che doveva essere un anno fa adetta della giunta Pisapia: un luogo per i giovani dedicato all’arte,all’artigianato, allo studio, allo spettacolo, alla condivisione e allasperimentazione creativa – il tutto sempre aperto 24h su 24.

Auto-prodotta e auto-organizzata la struttura gestionale degli spazi che erano dicompetenza di OCA – il piano terra e il primo piano lato via Bergognone, inmaniera da lasciare ampio spazio (circa 5500 mq2) ai progetti di start up che il Comune di Milano sta da tempo organizzando.

Dopo aver percorso tutte le vie del dialogo, dopo aver creduto per mesi a tutte leparole che ci venivano ripetute ad ogni incontro, risalendo e scendendo le scalegerarchiche come fossimo al luna park, abbiamo concluso che sull’Ansaldo c’è il blackout, il vuoto.

Quindi abbiamo preso in mano la situazione: mettiamo in attoil progetto che è stato presentato e ha avuto il benestare di tutta l’amministrazione comunale, ma che l’amministrazione stessa non ha il potere difar iniziare, rispecchiando un’Italia quotidiana.

E certo stride pensare ad uno spazio vuoto ed in fase di restauro abbandonato al suo destino. Anche perché ai tempi di Oca la situazione era ben peggiore, in termini di abitabilità. Quindi evidentemente qualcosa bolle in pentola, altrimenti non si spiegherebbe il ritardo nel bando ma la continuazione dei lavori. Quella di Club 2.0 non è un’occupazione ma l’estremo tentativo di un gruppo di ragazzi di mettere il Comune di Milano di fronte alle proprie responsabilità ed ai propri impegni. Una risposta dovrebbe arrivare da Pisapia nelle prossime ore, con il Sindaco che ha già proposto una mediazione.

COSA SIGNIFICA LA CULTURA A MILANO – Per capire però cosa significhi l’industria della cultura a Milano è opportuno tornare ai tempi di Oca e della gestione Barley Arts, grazie all’aiuto di Altramilano, a partire dal sospetto che il prossimo bando possa essere “blindato”, ovvero realizzato su misura per certe figure. Data per certa la partecipazione di Barley Arts al nuovo bando, appare evidente che lo spazio nato per ospitare cultura si trasformi in un contenitore da riempire con un palinsesto, come una tv generalista, con concerti, sagre ed eventi che nei numeri poi si dimostrano dei mezzi flop. Intellighenzia Electronica, componente del Club 2.0, ci ha confermato quanto riferito da Altramilano, ovvero che il personale di gestione della società era composto dal figlio di Trotta, la cui società è nata con un euro, mentre le altre risorse erano quattro, di cui tre stagisti, con altri aiutanti pagati in nero. Torniamo alle ristrutturazioni. Giuliano Pisapia ha invitato i ragazzi ad uscire per la loro incolumità ma Oca partì in una situazione peggiore, tanto che l’annonaria, ed era febbraio, impose la sospensione della licenza in quanto l’edificio venne giudicato inagibile, e si parla anche di amianto alla base. E per un motivo simile Boeri fu “licenziato” dal sindaco.

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SOLO UNA RISPOSTA – Poi ci furono gli eventi organizzati da Barley Arts, come  “Eurodance” a Capodanno, con discoteca di musica commerciale, a fronte di un finanziamento dell’assessorato cultura di 20mila euro, la “Festa del laureato” , “Irlanda in festa”, in occasione della ricorrenza di San Patrizio. Non proprio eventi di cultura, quindi. Con gli introiti incassati da Barley Arts. Per il nuovo bando Intellighenzia Electronica si è unita con altri soggetti in Club 2.0 Social Art Center nella speranza di dare un colpo ad un Comune di Milano che appare quanto mai a disagio, come confermano gli stessi responsabili del progetto: «stanno cercando in tutti i modi di tacere la cosa perché se emergesse sarebbe una brutta figura». E la conclusione è amara: «con la giunta Pisapia non è cambiato niente, una promessa disillusa». Anche perché in fondo Club 2.0 vuole dal Comune una risposta sul futuro con la speranza che vengano poste le basi per il bando. Ma Palazzo Marino latita ancora una volta.