|

La morte di Kurt Cobain: omicidio o suicidio?

Kurt Cobain è stato fondatore e leader della rock band Nirvana che ha conosciuto un significativo successo tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta. L’8 aprile del 1994 Cobain fu trovato morto nella sua abitazione nei pressi di Seattle, all’età di 27 anni, ucciso con un colpo alla testa sparato da un fucile rinvenuto accanto al cadavere, assieme a una lettera manoscritta di addio. La morte fu archiviata come suicidio. Dopo qualche tempo, iniziarono a circolare le prime teorie “alternative”, secondo cui Kurt Cobain sarebbe stato ucciso e il suicidio sarebbe stato una messa in scena. Le teorie furono prontamente riprese, come spesso capita, anche dai media e tra questi il famigerato programma televisivo italiano Voyager nel quale si parlava di un complotto organizzato, tanto per cambiare, dalla CIA.

ETA’ – L’età di Cobain al momento della morte (27 anni) lo ha inserito di diritto nella teoria del complotto nota come “Club dei 27” , che fa riferimento all’età di numerosi musicisti famosi morti suicidi, compresi nomi come Hendrix e Morrison. Ogni volta che muore un personaggio famoso, è inevitabile che spuntino fuori teorie alternative di questo genere, tanto più se si tratta di un suicidio. Nella stragrande maggioranza dei suicidi, infatti, la vittima compie il tragico gesto in posti isolati, in assenza di testimoni. Non sempre lascia un biglietto manoscritto che spieghi le ragioni del gesto e spesso ciò che ha scritto non è chiaro e coerente, proprio a causa dello stato depressivo in cui versa e dal quale è maturata la fatale decisione. Talvolta, chi si accinge a togliersi la vita predispone anche oggetti e strumenti che potrebbero servigli in un estremo tentativo di scongiurare la morte in caso di ripensamento (ad esempio, un coltello per tagliare la corda con la quale intende impiccarsi) oppure, al contrario, predispone le cose per scongiurare che un eventuale ripensamento possa consentirgli di evitare la morte. Tutte queste circostanze possono far apparire illogica la “scena del crimine” e alimentare dubbi e sospetti. E ancora, dato che spesso l’intento suicida non viene percepito per tempo da parenti e amici (che altrimenti l’avrebbero impedito), il gesto giunge inaspettato e induce a voler credere che debba esserci un’altra spiegazione.

COSA E’ SUCCESSO? – La storia degli ultimi mesi di vita di Kurt Cobain, però, è quella di una persona che versava in uno stato psico-fisico davvero compromesso. Cobain assumeva abitualmente eroina e altre sostanze stupefacenti e allucinogene. In più di una circostanza era scampato alla morte per overdose: ad esempio nel 1993 a New York e nel 1994, proprio poche settimane prima del suicidio, a Roma, per effetto di un cocktail di alcol e Rohypnol. Secondo la moglie, la cantante Courtney Love, quello di Roma fu un vero e proprio tentativo di suicidio. Il 18 marzo del 1994 la donna aveva chiamato la polizia di Seattle perché Cobain si era chiuso in una stanza con alcune armi da fuoco e intendeva suicidarsi. La polizia, giunta sul posto, sequestrò varie armi e pillole non meglio specificate. Insomma, non si può certo dire che il suicidio fosse avvenuto in assenza di segnali premonitori. Su cosa si basano, allora, le teorie complottiste, oltre alla coincidenza che aveva 27 anni come molti altri suicidi? In gran parte gli elementi chiamati in causa sono testimonianze che lasciano il tempo che trovano, in quanto o sono inattendibili o non possono essere verificate o rappresentano opinioni e interpretazioni soggettive.

TEORIE – La colonna portante delle teorie complottiste sulla morte di Cobain risiede nell’affermazione che l’autopsia ha dimostrato che il cantante aveva assunto una dose massiccia di sostanza stupefacente e che pertanto, in quello stato, non avrebbe potuto avere la forza e la lucidità sufficienti a puntarsi il fucile contro la testa e a spararsi. Prima di valutare se questa considerazione è fondata e ragionevole, bisogna verificarne a monte i presupposti. Molti siti riportano che nel sangue di Cobain fu rinvenuto un livello altissimo di eroina, iniettata in vena con siringa, ma disponiamo di una relazione tossicologica che consenta di verificare questa affermazione? Il sito Justiceforkurt si può considerare il punto di riferimento più serio per le teorie complottiste, in quanto pur propendendo per l’ipotesi del complotto raccoglie e pubblica la documentazione e le dichiarazioni che sostengono l’argomentazione. Ebbene, tra i documenti non c’è traccia della relazione tossicologica. L’unica fonte al riguardo è un articolo giornalistico pubblicato sul Seattle Post del 14 aprile 1994 nel quale è scritto: “The toxicological tests determined that the level of heroin in Cobain’s bloodstream was 1.52 milligrams per liter, the source said. There was also evidence of diazapan, or Valium, in his blood”. Ossia: “I test tossicologici hanno stabilito che il livello di eroina nel sangue di Cobain era di 1,52 per litro, afferma la fonte. Vi era anche presenza di diazapan, o Valium, nel sangue”.

FONTI? – Non è chiaro, però, quale sia la fonte. Nel capoverso precedente si cita una dichiarazione del capitano Larry Farrar, della squadra omicidi, secondo cui l’indagine non era ancora conclusa. La “fonte”, quindi, dovrebbe essere quella. Non sarebbe la prima volta che le dichiarazioni giornalistiche della polizia si rivelano errate. Qualche volta è colpa dei giornalisti, che alterano il senso o la sequenza della dichiarazione, qualche volta è colpa dei pubblici ufficiali, che ci mettono del proprio per fare bella figura nell’intervista. Un esempio lampante è il caso Edward Felt, un passeggero del volo United 93 dirottato l’11 settembre del 2001. In quella circostanza un supervisore del centro di emergenza che raccolse la telefonata fatta da Felt durante il dirottamento, affermò che il passeggero aveva parlato di esplosioni e fumo. Per anni quelle dichiarazioni alimentarono la teoria complottista che il volo United 93 fu abbattuto o distrutto dall’aviazione militare americana, finché sulla registrazione e sulla trascrizione di quella telefonata fu tolto il segreto processuale. Si scoprì che Felt non aveva mai parlato nè di esplosioni nè di fumo. Sul livello di concentrazione dell’eroina nel sangue di Cobain, quindi, non disponiamo di documenti ufficiali ma solo di un articolo giornalistico che riporta una fonte della polizia. Da allora, quel dato è stato ripreso e ripetuto da migliaia di fonti e in migliaia di occasioni, ma l’origine è sempre quella. Prendiamolo comunque per buono, solo per vedere se e dove ci porta. Secondo i sostenitori del complotto, una concentrazione di 1,5 mg/l di eroina nel sangue corrisponde a un’iniezione in vena di 225 – 240 mg di sostanza, una quantità letale che avrebbe dovuto uccidere Cobain.

EPPURE – Ebbene, le cose non sono così semplici e automatiche. E’ vero che una dose di 200 mg è considerata normalmente letale, tuttavia questo valore può essere molto inferiore se il soggetto non ha alcuna tolleranza nei confronti dell’eroina, come pure di gran lunga superiore (addirittura “parecchie volte superiori”) se il soggetto ha tolleranza. Cobain era un consumatore abituale di eroina, per cui è verificato e fuori discussione che fosse tollerante. Anche ammesso che si fosse iniettato 240 mg di eroina, quella dose non sarebbe stata letale. Lo stesso discorso vale per gli effetti: più un soggetto è dipendente, più ha bisogno di dosi maggiori per replicare gli effetti desiderati. E non è affatto vero che dopo aver assunto una dose di eroina in vena, non si possono compiere azioni più o meno lucide: c’è chi guida l’autovettura subito dopo l’iniezione. L’elemento principale della teoria complottista, quindi, non solo non è verificato ma non è fondata nemmeno l’argomentazione che a esso vien fatta conseguire. A questo punto, tenuto conto della nota manoscritta dallo stesso Cobain, non c’è ragione per smentire che il musicista si sia effettivamente suicidato. Peraltro, logica vuole che sarebbe molto stato più semplice inscenare il suicidio procurandogli un’overdose, piuttosto che sparargli con un fucile dopo avergli iniettato l’eroina. Certo, si potrebbe sostenere anche che forse Cobain intendesse veramente uccidersi con un’overdose e che qualcuno, trovatolo in stato semicomatoso, abbia pensato bene di chiudere la questione con un colpo di fucile. Si tratterebbe, però, di una mera illazione.

ARGOMENTI – L’unico argomento a favore sarebbe quello che sul fucile non furono trovate impronte utili per le comparazioni. In realtà le impronte furono trovate ma non erano di qualità sufficiente per una comparazione. Va ricordato, poi, che la principale sospettata (dai complottisti), ossia la moglie del suicida, preoccupata per la sparizione del marito (il corpo di Cobain fu trovato l’8 aprile in una pertinenza dell’abitazione, ma la morte risaliva a qualche giorno prima) aveva assoldato un investigatore privato per rintracciarlo. Questo comportamento depone per la sua buona fede, a meno di non credere di avere a che fare con un genio del male e con un macchiavellico disegno criminoso.