di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:00 del 24 novembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Caro Walter, ti scrivo perché ho deciso di dimettermi dalla Direzione nazionale del Partito democratico“. Così scrive Irene Tinagli,  insegnante alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, allieva di Richard Florida, esperta di politiche pubbliche per l’innovazione, la creatività e lo sviluppo economico, consulente per il Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’Onu e per la Commissione europea, annuncia il suo addio a Veltroni. La lettera è durissima: “Il Pd aveva un’obiettivo ambizioso al quale avevo aderito con entusiasmo e che ora faccio fatica a riconoscere in questo partito, in numerosi ambiti. Dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti più cruciali per la crescita del Paese: istruzione, ricerca e innovazione. Di fronte alle posizioni del Pd su questi fronti non posso che essere sconcertata. Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non “andare contro” la Gelmini“. Qual è la critica della Tinagli, nel merito? “…tra tutti gli argomenti 

che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i più scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l’immagine della scuola come strumento occupazionale. È questa la linea nuova e riformista del Pd? Cavalcare l’Onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti le attuali logiche di funzionamento della scuola anziché difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo“. Proseguendo, la professoressa afferma di non essere mai stata chiamata a dire la sua per le sue competenze “tecniche” - “in un anno di vita del Pd non sono stata consultata mai nemmeno per un parere” - e chiude con un’argomentazione interessante: “Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su ciò che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudicherà per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilità. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilità delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilità di incidere in alcun modo“. 

Caro Walter, questa persona se ne va, dopo aver fatto obiezioni ficcanti: la stessa cosa la stanno pensando in tanti, perché non si può combinarne una al giorno. Binetti, Villari, Latorre: tre situazioni con enormi somiglianze trattate in modo differente, con la sanzione “vera” che è arrivata soltanto a uno che ormai si era messo davvero al di fuori di tutto. Ieri in Spagna un giudice ha fatto togliere i crocifissi dalle aule; nessuno ti chiede di compiere miracoli come questo, per carità. Ma dare l’impressione di ritenere, tra i temi etici, la fedeltà al partito e la poltrona della vigilanza Rai più importante quest’ultima, non è un granché. Soprattutto per chi sapeva che avresti perso, ma pensava che avresti usato la poltrona di leader dell’opposizione chiedendo innovazione al governo, non pietendo attenzione al capo dello Stato per avere una tribuna di dubbia utilità, politicamente e mediaticamente parlando (anche perché Zavoli non è Orlando). Vigilando con attenzione sulla legislazione, non facendosi sorpassare da Report su una norma salva-inquisiti che un partito dotato delle intelligenze “tecniche” come il tuo avrebbe dovuto riconoscere - o forse vogliamo cominciare a pensare che non siano poi così “intelligenze”? Facendo notare al Paese che il governo di centrodestra non aveva in programma, Dpef alla mano, alcun taglio delle tasse nei prossimi due-tre anni, nonostante li avesse promessi all’elettorato. Proponendo soluzioni alla crisi con maggiore convinzione, non portando solo una proposta in combutta con la Confcommercio che sembrava soltanto la ricerca di un ponte con un’associazione qualsiasi, visto che con la Confindustria non c’è più nulla da fare per un po’. Veltroni dovrebbe rendersi conto che continuare un bisticcio infinito con Massimo D’Alema, lanciare qualche stilettata ad Arturo Parisi di rimando, parlar male e poi bene e poi male di Antonio Di Pietro, non è esattamente il mandato che gli è stato conferito di leader dell’opposizione. Se poi vuole continuare a giocare, faccia pure. Magari lontano da Roma, però. 

 

Intanto, sorprende che l’uomo abbia sempre una spiegazione nuova e diversa per la realtà che lo circonda. 

 

Waxen scrive: “e, a proposito di ambulanteggiare, non so se lo stai notando anche tu ma ultimamente, la domenica mettina, l’arrotino e l’ombrellaio non rompono più i coglioni come una volta“ 

Gregorj scrive: “sarà la crisi economica che avrà generato minore domanda di qui, l’offerta si è ridotta (Ok, qui ho detto un’idiozia, lo ammetto). In compenso, quella dei Testimoni di Geova resta stabile“. 

Waxen scrive: “ne dubito, l’arrotino e l’ombrellaio non hanno mai avvicinato alcuna massaia, andavano in giro di domenica mattina per il puro gusto di far urlare gli slogan del nastro registrato sull’altoparlante

Anche qui, il complottismo va che è una meraviglia. 

(Vignetta di Artefatti)

COMMENTI (10)STAMPA - FALLO LEGGERE