di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 14:09 del 24 novembre 2008 in InterniTorna alla home

Un reportage dalla “Profonda Roma“, dove venerdì scorso hanno arrestato cinque giovani “per aggressioni razziste” e aggredito una troupe del tg1

Non parte più la macchina“. Al disperato grido di aiuto la vecchietta alla guida della Panda accompagna quel gesto che conosciamo tutti a memoria, il dito indice e il pollice tesi e il polso che gira, per spiegare che non riesce a superare lo stop, anche se il semaforo è diventato verde e poi rosso già due volte. Via del Trullo, profonda periferia romana, angolo via di Vigna Consorti, che poi prosegue per via Cetona. Qui, venerdì scorso, è stato effettuato uno di quei classici arresti “da periferia degradata“, una specie di stereotipo in corpo 8 che farebbe felici tutti gli amanti dello serial stories e della fiction. Qui, due giorni fa, una troupe del Tg1 è stata aggredita e minacciata.

I FATTI - «Ci hanno chiesto cinque euro per poter continuare a camminare su quel marciapiede e quando hanno visto che non avevamo intenzione di piegarci, hanno iniziato a seguirci e a tirare calci alla valigia del mio amico. Poi si sono avventanti contro di noi con caschi e cinture». È con questa disperata denuncia, resa ai militari della stazione di Villa Bonelli, che sono partite le indagini che hanno portato all´identificazione di una vera e propria baby gang di ispirazione razzista che teneva sotto scacco gli immigrati del Trullo. Non bulli di quartiere, no. Questi giovani sono ritenuti veri e proprio delinquenti. Capaci di terrorizzare gli immigrati della zona. «Anche quando sono riusciti a strappare dalle mani del mio amico il cellulare, non hanno smesso di picchiarci - ha continuato il nordafricano, poco più che trentenne - così ci siamo messi a correre a tutta velocità. Ma non riuscivamo a scappare, i ragazzi ci seguivano. A un certo punto, ci siamo rifugiati in un pub. I giovani, da fuori, ci facevano gestacci, tentavano di entrare nel locale. Il mio amico ha avuto tanta paura che è uscito dal retro ed è fuggito. Io sono rimasto dentro, attraverso il vetro vedevo il ragazzo che per primo ci aveva avvicinato per chiedere i cinque euro: era a torso nudo, lanciava contro di me bottiglie di vetro e urlava “Vieni fuori che ti uccido“. Ero terrorizzato, non mi sono mosso fino a che non sono arrivati i carabinieri».

NARRAZIONE IN SALSA NAPOLETANA - La racconta così, Repubblica. Ma non è la prima volta che di recente, si è parlato di scene del genere. “Un gruppo di italiani incappucciati sono entrati nel bar di ritrovo di questa banda e hanno assaltato il locale con spranghe e manganelli. Da qui è scoppiata una rissa con i clienti del bar ed è anche scoppiato un incendio. Un vero e proprio pomeriggio di inferno“. Qui il razzismo c’è entrato latamente: era un regolamento tra “bande rivali“, come direbbe un cronista di giudiziaria con fonti nella Digos. Non cose di altissimo livello, ma microcriminalità abbastanza comune. Certo, di solito si comincia dalle cose piccole, per arrivare a quelle grandi. “Ma ci vuole un contatto“, ci dice una persona che nel campo lavora “e lo dico proprio in generale: non si entra nei grandissimi giri facilmente, e questi sono ancora lontani dal poterci provare. Proprio perché sono formazioni autonome, ancora non si sentono in grado di gestire il territorio (o di garantirne la sicurezza) in maniera netta“. E quindi nemmeno di utilizzarlo come rendita di posizione, sembrerebbe. Almeno per adesso.

PICTURES OF HOME - In via del Trullo c’è un centro sociale, “Ricomincio dal faro“. Qualche accoltellamento anche in zona, anche se risale a qualche anno fa. C’è anche l’Associazione Culturale La Piazza e il Punto d’Incontro Padre Pio. Si trovano nella stessa piazza, che la domenica mattina è deserta nonostante le altalene e gli scivoli. Le solite scritte sui muri, calcio soprattutto ma anche qualche svastica. E’ un segnare il territorio? Forse, ma le vernici cominciano a sbiadire. Vanno avanti così da anni. Nulla di troppo serio, sembrerebbe. Scendiamo per via di Vigna Girelli, giriamo a sinistra, proseguiamo. C’è un sistema di casermoni bianchi, o meglio: di color tetraggine. Sono recintati da una rete di ferro molto alta, la strada è piena di divieti di parcheggio. Davanti a un passo carrabile c’è un cartello con una scritta: “Scuola media“. Incoraggiante.

DESERTO INTORNO - In giro non c’è nessuno, anche se è ormai la tarda mattinata di domenica . Gli “inviati” in zone del genere dovrebbero mettersi a trovare i punti “caldi” del quartiere, quelli dove ci si incontra e si parla. O quelli di cui si parla. Da via dei Rangoni andiamo al Serpentone di Corviale. Wikipedia ricorda che «con il nome “Corviale” o più correttamente “Nuovo Corviale” (il “Serpentone” per i romani) si identifica un edificio costruito lungo la via Portuense. Doveva essere il primo quartiere satellite o città satellite in grado di offrire ai suoi abitanti tutti i servizi necessari. Un suo fratello maggiore si trova a Marsiglia ed è l’unità abitativa di Le Corbusier». E ci dice che «Non è mai stato completato totalmente. Le prime abitazioni furono consegnate nell’ottobre 1982, ma già qualche mese dopo avvennero le prime occupazioni abusive delle abitazioni da parte di settecento famiglie. Costituito da due stecche, una verticale e una più piccola e bassa orizzontale, conta un totale di 1200 appartamenti», ma è anche iniziata un’opera di riqualificazione, che ha portato Asl, coop, supermercati, librerie, scuole, piscine, palestre, campi di calcio. C’è anche una sede dei Democratici di Sinistra e una di Alleanza Nazionale - ah, ma esistono ancora? - e non si sa se mettere la cosa tra i “segni di degrado“, o tra quelli di riqualifica. Di certo all’interno della seconda casistica vanno le automobili aperte, spolpate, e abbandonate ai piedi del Serpentone, in quelle viuzze che passano sotto le abitazioni e ti portano in zone con vie d’uscita tutte uguali, come se ti trovassi in un loop da videogame.

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