Le tribù perdute: “Non abbiamo mangiato nessuno per anni”

Sono decine le comunità che vivono ai margini del mondo moderno. Un antropologo li ha incontrati. E raccontati. Chi vive ai margini del...

Sono decine le comunità che vivono ai margini del mondo moderno. Un antropologo li ha incontrati. E raccontati.

Chi vive ai margini del mondo moderno, lontano anni luce da progresso e tecnologia, ha sempre un fascino particolare. Le foto esclusive delle tribù distanti dalla civiltà riscuotono notevole interesse, non solo tra gli antropologi. La Bbc dedica un documentario, Human Planet agli indigeni indiani Panoan, abitanti della foresta amazzonica, sconosciuti fino a poco tempo fa, e recentemente immortalati da alcune riprese aeree che li ritraggono sospettosi, armati di lance con lo sguardo rivolto verso l’alto, col corpo dipinto di nero e di rosso.

70 TRIBU’ PERDUTE - La Nasa ha fotografato quasi ogni centimetro del pianeta, l’esercito americano l’ha mappato minuziosamente fino all’ultima collinetta e all’ultimo pantano. Gli antropologi sono ovunque, per non parlare di cercatori, botanici, cacciatori. Resistino ancora circa 70 tribù perdute. Lo dice una stima di Survival International, associazione che si batte in difesa dei popoli tribali. Vivono ai margini del mondo moderno, ma non per questo mancano punti di contatto. “Perduto” è un termine molto relativo. Gli Ayoreo, del Paraguay, sono stati visti più volte in giro per il deserto del Chaco; un loro sotto-gruppo, la tribù Ayoreo-Totobiegosode, non ha mai visto un uomo bianco, ma commercia sul fiume. Così come gli indigeni recetemnete fotografati. Erano minuti di attrezzi di ferro moderni.

ADDIO CANNIBALISMO - Pure gli Achè, anch’essi paraguaiani, col tempo si sono arresi. Per secoli hanno resistito ad ogni tipo di interazione con il mondo progredito. Erano cannibali. Fino agli anni ’70 hanno combattuto con asce di pietra. Nel 2000 – racconta John Gimlette per il Telegraph – era possibile avere un contatto e spostarsi con loro. “Mi diedero un bell’arco e tre frecce, realizzati con legno e viti”, ricorda oggi Gimlette. Che agli indigeni chiedeva: “E il cannibalismo?”. “Non abbiamo mangiato nessuno per 20 anni”, gli risposero gli Achè.

PAURA DEGLI STRANIERI – Non è solo in Sud America che vivono tribù perdute. Ci sono uomini isolati ai margini della società moderna anche in Africa, Asia e Oceania. Come la comunità dei Khutia Kondh, in India orientale, in Orissa. Alla vista di Gimlette scapparono via, impauriti. Ci volle un po’ per calmarli e dimostrare di non avere cattive intenzioni. I loro volti erano tatuati – dicevano – per apparire meno attraenti agli schiavisti. In Orissia c’è anche la tribù dei Bonda. Che dicono di essere stati condannati all’eterna nudità dalla dea Sita. Le donne non portano nulla, ad eccezione di argento e perle. Gli uomini, dall’aspetto cupo, sono armati di spade e frecce dalla punta di ferro. “Se fotografi loro ti uccidono”, rivelava la guida all’ospite Gimlette. Ciò che temono più di tutto è la magia. E la fotografia è magia. Se uccidono il fotografo nella tribù Bonda, non negano il delitto. L’inganno è peggio dell’omicidio.