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pubblicato il 24 giugno 2008 alle 10:44 dallo stesso autore - torna alla home

E’ soltanto una stesura sommaria, ma rende l’idea. Lo abbiamo potuto leggere in anteprima nella forma non definitiva: scompaiono i risparmi previsti dalla riforma Brunetta della pubblica amministrazione

Ci abbiamo messo meno di 10 minuti ad approvare la manovra, perché avevamo lavorato molto prima. Erano tutte materie preventivamente discusse e il presidente del Consiglio si era fatto tramite” Lo ha detto Berlusconi, ed essendo lui un uomo d’onore, se lo ha detto, c’è da crederci. Però questa benedetta manovra, nella sua forma definitiva, ancora non compare. Invece il Dpef, seppure in bozza, alcuni cominciano ad averlo tra le mani. E, anche se Tremonti lo considera un documento inutile, qualcuno lo legge. Noi lo abbiamo fatto, nella bozza che circola, facendoci anche due conti sopra. Ci sono alcune conferme, e qualche sorpresina.

tremonti Dpef di Tremonti: dalla bozza qualche conferma e molte sorpreseLA MANOVRA FINANZIARIA – Come già annunciato, la manovra a regime sarà di 34,8 miliardi di euro: 13,2 subito nel 2009, per poi incrementarsi nel 2010 a 20,2 ed arrivare nel 2011 ai famosi 34,8, che permetterebbero all’Italia di raggiungere il famoso pareggio di bilancio, cioè le entrate dello Stato uguali alle spese. Una manovra certamente non leggera. Come ci si arriverà? In primo luogo, secondo la bozza di Dpef, con un bel taglio alle spese. Complessivamente, 25 miliardi di tagli alla spesa corrente, di cui 8,2 nel 2009. La fetta più grossa, 12 miliardi di euro, di cui 4 da subito, secondo Tremonti, verrà da una riduzione negli acquisti di beni e servizi, mentre altri 3,8 miliardi, di cui 1,5 già nel 2009, verranno da riduzioni nell’ammontare degli stipendi. Come? In gran parte con un “riordino del reclutamento del personale“, quindi con meno assunzioni, e soprattutto con una “razionalizzazione del personale della scuola pubblica anche attraverso la riduzione del Gap tra rapporto medio alunni/docente“. In più ci sono i corposissimi tagli a Regioni e Enti Locali, 9,2 miliardi di euro in tre anni, di cui 3,4 dal 2009, a cui vanno aggiunti gli altri 5 miliardi di minori trasferimenti per la Sanità, ma solo (è una novità dell’ultima ora) a partire dal 2010. Poi ci sono, sul versante delle entrate, i 5 miliardi complessivi di gettito che ci si attende tra tra Robin Tax, revisione regime fiscale per le stock option, l’ aumento del prelievo su Coop, banche e assicurazioni: 3,7 miliardi di euro per l’anno pressimo.

QUALCHE SORPRESA – Abbiamo provato a fare qualche conto, anche se – come spesso succede al buon Giulio, non si sa se perché gli piace giocare con i numeri o solo per l’effettiva (e comprensibile) difficoltà di raccapezzarsi nelle pieghe del mef Dpef di Tremonti: dalla bozza qualche conferma e molte sorpresebilancio dello Stato – non tutti i conti tornano al centesimo. Infatti, nei tagli di spesa vanno considerate anche le riduzioni degli investimenti della Pubblica Amministrazione per 3 miliardi complessivi, di cui 1,2 già nel 2009, e altre quisquilie qua e là. Ma la sorpresa più grande, leggendo il Dpef e confrontando le cifre contenute nelle 2 tabelle del Bilancio dello Stato, quello “a legislazione vigente” (cioè, prima della manovra) e quello programmatico (cioè, contente gli effetti della manovra finanziaria) è la sparizione degli effetti finanziari del pacchetto Brunetta, pomposamente ribattezzato “Nuovo piano industriale per la PA”. Il pacchetto, che prevede “la riduzione degli sprechi, l’aumento dell’efficienza e della produttività, più meritocrazia, innovazione, trasparenza” e che nel Dpef si stima porti risparmi nel triennio per 20 miliardi di euro, scompare del tutto nelle tabelle. Non si vede. Immaginiamo Brunetta, che non se ne darà pace, con tutto l’impegno che ci ha messo. Forse Tremonti, consapevole che il pacchetto del ministro della Funzione Pubblica potrebbe finire, come i tentativi precedenti, in un castello di carta senza effetti reali, non ci scommette neppure un euro. Ma non lo dice, così l’effetto annuncio resta. Sparisce poi la soppressione di Comunità Montane e Province, rimandata forse al disegno di legge delega sul Codice delle Autonomie. Ce lo aspettavamo. Non ci aspettavamo invece la reticenza sul tema del federalismo fiscale, di cui si parla solo in un riquadro nella presentazione e con toni decisamente meno bellicosi di quelli previsti dal programma del centro destra. Dice, il Dpef di Tremonti, che il ddl delega colegato alla manovra “disciplinerà la perequazione delle risorse finanziarie per i territori con minore capacità fiscale e i principi di coordinamento della finanza pubblica, garantendo la loro autonomia di entrata spesa“. E anche che “saranno fissate regole e presupposti per l’erogazione da parte dello Stato di risorse aggiuntive per i territori con minore capacità fiscale“. Sembra di leggere più il ddl predisposto dal precedente Governo Prodi, che il testo “rivoluzionario” della Regione Lombardia.

CifreLE CIFRE SONO CREDIBILI? – Un’altra sorpresa è data dalla riduzione di 2,2 miliardi di euro dalla spesa per interessi a regime. Difficile crederlo, per quanto si possa essere ottimisti sugli effetti positivi di un miglioramento del saldo primario e quindi di una riduzione dello stock del debito, le tensioni sui mercati fanno pensare ad un aumento di quella posta. Anche perché lo stesso Tremonti del Dpef, a pagina 36, si premura di ricordarci che “lo scenario elaborato sulla curva dei rendimenti dei titoli di stato prevede un livello dei tassi in salita“. Stavolta è stato risparmiato il solito trucco sulle dismissioni, che pure era stato anticipato: nel Dpef si parla di privatizzazioni: Alitalia (per favore non ridete), Poste Italiane, Zecca, SACE, Fincantieri e Tirrenia. Ma in modo molto sfumato e – per fortuna – senza tirare fuori cifre o, peggio, inserirle nella manovra. Se qualcuno è preoccupato per la mancata conferma del solito vizietto tremontiano, un’occhiata più attenta alle cifre dei tagli di spesa di cui si è detto sopra può consolare. Intanto, gli auspicabili tagli sugli sprechi nell’acquisto di beni e servizi, non sempre diventano realtà, anzi: l’esperienza insegna che il metodo del tetto di spesa predeterminato, già tentato dal Governo Berlusconi nel passato, non ha sortito effetti reali. E si tratterebbe, in questo caso, di stabilizzare per 3 anni una spesa che vale quasi 130 miliardi di euro, e che solo nell’ultimo anno è cresciuta di circa il 5 per cento. Poco credibile. Il taglio agli investimenti (Strade? Opere in difesa dell’ambiente? Il ponte sullo Stretto?) di 3 miliardi di euro a regime è notevole; per intenderci, l’ammontare complessivo degli aiuti alle imprese è di 5 miliardi di euro, e questi fondi sarebbero quasi certamente sottratti dalla spesa per le cosiddette aree sotremonti sedutottoutilizzate. Il Sud: si può immaginare quanto sarà facile convincere Fitto e Lombardo sull’argomento. Anche il ridimensionamento degli stipendi della PA di oltre 3,7 miliardi di euro rispetto al tendenziale non convince: per quanto si possa stringere su questo fronte, tra “mancate stabilizzazioni, blocco del turn over e razionalizzazioni nella scuola“, difficile – con la tornata di rinnovi contrattuali già scaduta e la forte influenza del bacino elettorale (che rappresenta comunque milioni di italiani) – che sia davvero realizzabile in queste dimensioni..

CONCLUDENDO… – Non abbiamo parlato della Sanità, perché nel 2009 non è previsto alcun taglio, secondo le tabelle del Dpef. La resa dei conti è rimandata al 2010. Sarà da vedere come, mentre diverse Regioni presentano corposi deficit sanitari e il Governo blocca la loro capacità impositiva, esse possano accettare di vedersi ridotti gli stanziamenti già previsti di circa 5 miliardi di euro nel biennio 2010-2011. A meno di non aumentare i ticket. La manovra che esce dalla bozza di Dpef, e che finalmente possiamo leggere, diradando un po’ della nebbia che avvolge questi interventi decisi in dieci minuti dal Consiglio dei Ministri, non sembra semplice da realizzare. E contiene in sé di un’ombra sulla praticabilità reale dei tagli che vengono previsti. Vediamo se la versione definitiva della manovra cambierà (ancora) qualcosa

DPEF: Quadro finanza pubblica a legislazione vigente

DPEF: Quadro programmatico di Finanza pubblica

DPEF: Differenze tra tendenziale e programmatico (Gli effetti della manovra)

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