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Tutto quello che c’è da sapere sulle elezioni in Germania

Domenica 22 settembre si svolgono le elezioni federali tedesche. Il Parlamento della Germania, Bundestag, sarà rinnovato per la diciottesima volta, la settima dalla riunificazione. I favori del pronostico spettano alla Cdu della cancelliera Angela Merkel, che però potrebbe essere costretta a cambiare alleanza di governo.

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ELEZIONI FEDERALI – La Germania è  una repubblica federale parlamentare, nella quale ha un ruolo di maggior rilievo il capo del governo, il cancelliere. Gli organismi legislativi della Repubblica federale di Germania, Bundesrepublik Deutschland il nome originale, sono il Bundestag ed il Bundesrat. Il primo è il Parlamento dove è rappresentata la popolazione tedesca. Viene eletto ogni quattro anni, ed è il fulcro dell’attività legislativa del paese. Il cancelliere deve ottenere la fiducia del Bundestag per poter dar avvio al suo governo, e il Parlamento federale ne controlla le attività. Al Bundestag si affianca il Bundesrat, il Consiglio federale, il luogo dove sono rappresentati i governi dei sedici Bundesländer che formano la Repubblica federale di Germania. Il Bundesrat non può procedere alla fiducia o alla sfiducia del governo, ma ha un’importante funzione di controllo, e può bloccare le leggi portate avanti dagli organismi costituzionali nelle materie di sua competenza. Ogni Bundesland ha un numero prefissato di voti, che varia da un minimo di 3, per gli stati con una popolazione inferiore ai 2 milioni di persone, ad un massimo di 6, per i Land che hanno più di 7 milioni di abitanti. Se le elezioni regionali, Landtagwahl, determinano la futura delegazione al Bundesrat, le federali che si svolgono ogni quattro anni invece formano la rappresentanza del Parlamento. Nel 2013 61,8 milioni di tedeschi avranno diritto di voto alla diciottesima Bundestagwahl. Nelle ultime federali, svoltesi nel 2009, la partecipazione fu particolarmente bassa, con un’affluenza pari al 70,2% degli aventi diritto al voto. Un record negativo, che potrebbe essere ritoccato verso il basso quest’anno, secondo le stime dei sondaggisti.

COME FUNZIONANO – Il sistema elettorale tedesco è stato recentemente rivisto da una legge entrata in vigore nella primavera del 2013, dopo che la Corte costituzionale tedesca aveva dichiarato come incostituzionale il sistema dei cosiddetti Überhangmandate, i mandati in eccesso. Le federali sono disciplinata da un sistema proporzionale corretto, con 299 deputati, o membri del Bundestag (MdB), eletti in collegi uninominali, ed un numero quantomeno pari, ma spesso superiore, eletti invece proporzionalmente su liste circoscrizionali corrispondenti ai 16 Bundesländer. Ogni elettore riceve due schede. La prima è per il collegio uninominale, il cosiddetto mandato diretto, dove si confrontano i partiti e passa il candidato che raccoglie il maggior numero di preferenze, abitualmente un esponente delle due formazioni maggiori, Cdu ed Spd. Nella storia recente, specie nelle grandi città o all’Est, sono stati eletti nei collegi uninominali anche candidati di Verdi e Die Linke. Il voto decisivo con il quale si compone il Bundestag è però fornito dalla seconda scheda. I partiti concorrono in sedici circoscrizioni regionali, corrispondenti agli stati federali, e si suddividono i seggi in modo proporzionale, previo il superamento dello sbarramento del 5% a livello nazionale. Concorrono alla ripartizione dei seggi proporzionali anche le formazioni che riescono a conquistare 3 mandati diretti. Teoricamente il numero dei seggi assegnati a livello proporzionale è pari ai 299 mandati uninominali. In pratica però non è così, e la corretta distribuzione proporzionale dei seggi si deve sommare ai mandati diretti già acquisiti. Di conseguenza, come già capitava con la precedente correzione degli Überhangmandate, il Bundestag eleggerà un numero di parlamentari sicuramente superiore ai 598 previsti, che potrebbe anche sfiorare i 650, 660, se sarà necessario riequilibrare proporzionalmente i mandati in eccesso conquistati dai grandi partiti con il primo voto. Alle federali del 2013 concorrono 34 partiti, 30 con candidati nelle liste regionali, 4 invece solo con esponenti che concorrono nei collegi. I candidati complessivi al Parlamento sono 4451, di cui 1149 sono donne.

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IL PESO DEL CANCELLIERE – La Legge fondamentale tedesca assegna un ruolo particolare al capo di governo, il cancelliere, che può essere sfiduciato dalle Camere solo tramite l’istituto della sfiducia costruttiva. Nella storia tedesca del secondo dopoguerra si è verificato un caso di sfiducia costruttiva, quando il socialdemocratico Helmut Schmidt perse il suo posto a favore del leader della Cdu Helmut Kohl nel 1982. Per due volte, invece, un cancelliere si è fatto sfiduciare dal Bundestag per poter sciogliere anticipatamente la legislatura. Questa opzione fu perseguita dallo stesso Helmut Kohl nel 1983, e dal socialdemocratico Gerhard Schröder nel 2005. Nelle elezioni anticipate di quell’anno fu eletta l’attuale cancelliera della Germania, Angela Merkel. I due partiti principali, l’Union formata da Cdu e Csu ed Spd, presentano un capolista che assume l’incarico di candidato alla cancelleria. Questa definizione nacque nel 1961, quando per la prima volta i socialdemocratici non candidarono per la cancelleria il loro segretario o il capogruppo al Bundestag, ma il sindaco di Berlino Willy Brandt. La differenza tra leader del partito e candidato cancellerie è in realtà piuttosto usale, specialmente per la socialdemocrazia, mentre in due occasioni,  nel 1980 e nel 2002, la Cdu ha rinunciato al suo maggior peso per candidare il leader dell’alleato storico, i cristiani sociali della Csu. In entrambe le occasioni i due ministri presidenti della Baviera, Strauss e Stoiber, furono sconfitti dai cancellieri socialdemocratici in carica, Schmidt e Schröder. Le formazioni minori non presentano abitualmente un candidato cancelliere, ma un candidato di punta, che diventa il volto della campagna elettorale. Nel 2013 i candidati alla cancelleria sono l’attuale leader della Germania, la presidente della Cdu Angela Merkel, e Peer Steinbrück.

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BLOCCHI DI PARTENZA – La Germania è una repubblica parlamentare, ed i partiti non corrono in alleanze elettorali predeterminate, anche perché la legge elettorale proporzionale non spinge a questo risultato.  Gli osservatori dividono la politica tedesca in due schieramenti principali, il campo borghese, formato da Cdu, Csu e Fdp, ed il campo progressista, composto da Spd, Verdi e Die Linke, ed ogni partito ha un proprio colore. Nero la Cdu, giallo la Fdp, rosso Spd come Linke, verde ovviamente gli ecologisti. Nei collegi uninominali, che però non sono decisivi per la ripartizione complessiva dei seggi, si nota storicamente una confluenza degli elettori delle formazioni minori verso il partito più grande più vicino alle proprie convinzioni politiche. Chi vota liberale sceglierà nel collegio il candidato della Cdu, mentre gli elettori dei Verdi indicheranno una preferenza sull’esponente della Spd. I partiti minori però si presentano lo stesso nella competizione per i mandati diretti, e di conseguenza una quota dei loro elettori conferma lo stesso voto sia per la scheda uninominale che per quella proporzionale. I partner privilegiati dell’Union conservatrice di Angela Merkel sono i liberali della Fdp, che però tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni ottanta optarono per il sostegno ai socialdemocratici. Dalla rottura seguita alla fine del governo Schmidt, e la contemporanea nascita dei Verdi, l’alleato preferito della Spd sono diventati gli ecologisti. borghese, formato da Cdu, Csu e Fdp, ed il campo progressista, composto da Spd, Verdi e Die Linke. Dall’epoca Kohl, iniziata negli anni ottanta, fino ad oggi i liberali della Fdp sono rimasti fedelmente alleati alla Cdu. La sinistra teutonica è invece divisa sin dai tempi della riunificazione. Gli eredi della Sed, il partito di governo della DDR, si sono ritrovati nella Pds, poi confluita nell’attuale Die Linke, La Sinistra. Nei primi anni post riunificazione i socialdemocratici della Spd ed i Verdi hanno sempre rifiutato alleanze elettorali con i post comunisti. Dopo i contrasti nel mondo della sinistra provocati dalle riforme del governo Schröder, la cosiddetta Agenda 2010, una parte della socialdemocrazia ha abbandonato lo storico partito di rappresentanza dei lavoratori per confluire in un nuovo soggetto più radicale. La Linke si è presentata per la prima volta alle federali del 2005, e da allora il rapporto con le altre forze progressiste è sempre stato molto controverso, e tuttora irrisolto, in un senso o nell’altro.

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ESITO INCERTO –  Le fratture all’interno della sinistra tedesca rendono al contempo incerto e scontato l’esito finale. Secondo i sondaggi attuali tra le due coalizioni potenziali di governo, l’attuale maggioranza borghese guidata dalla Merkel ed i rosso-verdi che propongono Steinbrück, c’è un distacco piuttosto netto, nell’ordine degli otto punti percentuali, a favore dei giallo-neri. La situazione si riequilibra se si considera la Die Linke, anch’essa forza di opposizione al governo Merkel, e stimata dai sondaggisti su valori pressoché identici al vantaggio dei giallo-neri. Considerando il no ad ogni alleanza con la sinistra radicale ribadito più volte da Spd così come dai Verdi, le federali tedesche dovrebbero concludersi con la conferma di Angela Merkel alla cancelleria, per uno storico terzo mandato. Solo Adenauer e Kohl, anch’essi esponenti della Cdu, governerebbero di conseguenza più a lungo dell’attuale cancelliera. Il partner di governo dell’Union è però molto incerto; osservando i sondaggi attuali si nota una tendenza al recupero delle forze dell’opposizione. Se le preferenze complessive del campo progressista superassero i voti di Cdu, Csu e Fdp, la Merkel sarebbe obbligata a intraprendere la grande coalizione. Sarebbe la terza volta nella storia tedesca che i due partiti maggiori, Union e Spd, governano assieme  nonostante si presentino come forze alternativa una all’altra. Nel 1966 ci fu la prima edizione della Große Koalition, guidata da Kurt Georg Kiesinger. Il primo accordo tra Union e Spd nacque dopo l’addio al governo Erhard dei liberali. Nel 2005 invece questo esperimento fu rinnovato subito dopo il voto, visto il sostanziale pareggio uscito dalle urne sia tra Cdu e Spd, sia tra i giallo-neri e gli avversari rosso-verdi.

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INCOGNITA NO EURO – Un ulteriore fattore di incertezza sul risultato elettorale è rappresentato dalla novità dei no euro di Alternativa per la Germania. La nuova formazione anti moneta unica è rilevata nei sondaggi intorno al 4%, poco distante quindi dalla soglia di sbarramento prevista per l’ingresso al Bundestag. Gli istituti demoscopici hanno però più volte rimarcato come la stima di un nuovo partito sia meno affidabile rispetto a quelli esistenti, un elemento che parzialmente spiega anche la sottovalutazione del MoVimento 5 Stelle nei sondaggi prima delle politiche 2013. Il boom del M5S non sarà sicuramente replicato dai no euro, ma è possibile che una loro sottovalutazione possa scompaginare ancora di più le carte delle federali 2013. Un eventuale ingresso di Alternativa per la Germania al Bundestag determinerebbe una pressoché certa riedizione della grande coalizione. Sarà interessante capire dove i no euro prenderanno i loro maggiori consensi, se in Germania occidentale oppure orientale. L’Ovest meridionale è la tradizionale roccaforte dell’Union, mentre la Spd è più forte nelle grandi aree metropolitane del Nord, da Amburgo a Berlino fino alla megalopoli dell’area della Ruhr, zona definita come il ventricolo della socialdemocrazia. Anche i Verdi sono un partito premiato nettamente nelle grandi aree urbane, mentre il consenso della Cdu è massimo nelle zone caratterizzate da insediamenti abitativi a bassa densità ed alta intensità religiosa. L’Est è invece ancora ricco di elettori post comunisti, che votano la Die Linke con intensità simile a quella che premiava l’ex  Pds. Se i no euro sfonderanno in quella zona, è possibile che Angela Merkel continui il suo governo coi liberali, mentre se Alternativa per la Germania sarà premiata dal più ricco Ovest, difficilmente sarà evitata la grande coalizione. Le urne delle federali 2013 chiudono d’abitudine alle 18, e da allora si potrà capire come andranno le elezioni del paese più importante d’Europa.