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Quanto costa il recupero della Costa Concordia

450 milioni di euro per metterla in mare e più di 600 milioni per tirarcela fuori: ecco gli ultimi numeri della Costa Concordia, costata al costruttore quasi mezzo miliardo di euro nel 2006 e che, da appena qualche ora, è finalmente riemersa dalle acque dell’Isola del Giglio a diciotto mesi dal naufragio.

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UNA CIFRA DESTINATA A SALIRE – Un’impresa titanica, quella che si sta portando a termine al Giglio, e che ha visto la collaborazione di oltre 500 persone di 26 nazionalità diverse e che è costata una cifra da capogiro: 600 milioni di euro stimati per le operazioni di parbuckling, una cifra che, comprensibilmente, è destinata a salire visto che la rotazione della Costa Concordia è durata parecchio più tempo del previsto.

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RIPORTARE L’ISOLA GIGLIO COM’ERA PRIMA – Al di là delle vicende giudiziarie ancora in corso, c’è da chiedersi chi pagherà questo conto stellare: stando alle ultime dichiarazioni di Costa, dovrebbe essere proprio la compagnia di navigazione ad accollarsi tutte le spese, che saranno coperte in parte anche dalle assicurazioni. Michael Thamm, il presidente di Carnival (la società proprietaria di Costa NdR), ha assicurato che «parte dei costi saranno coperti dalle assicurazioni», ma che «non ci preoccupa l’aspetto finanziario quanto il ripristino dell’ambiente: il nostro impegno è riportare l’isola a come era prima dell’incidente. E fidatevi, lo faremo». Già, perché non si tratta soltanto di pagare l’operazione di rotazione in sé, (e che i costi debbano essere a carico del proprietario lo prevede esplicitamente il Codice della navigazione), ma anche di sistemare i danni ambientali prodotti tanto dal naufragio quanto dalle operazioni di recupero. È vero che, per il momento, non ci sono stati sversamenti importanti di liquami provenienti dall’interno della nave, ma i lavori preparatori alla rotazione hanno impattato direttamente sull’ambiente del Giglio e sul suo ecosistema marino. Ne è un esempio il «falso fondale» costruito a 30 metri di profondità, dove far adagiare la nave una volta sollevata dagli scogli: quasi 1200 sacchi speciali, riempiti di malta cementizia, per un volume totale di 12.000 metri cubi e oltre 16.000 tonnellate di peso che dovranno essere rimossi a lavori ultimati per riportare il fondale al suo stato originario.

SUCCESSO MADE IN ITALY – La straordinaria manovra di rotazione della Costa Concordia, seguita con il fiato sospeso da tutto il mondo, è diventata l’orgoglio del capo dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, che ha seguito passo passo le operazioni e che ora commenta quello che in molti hanno già ribattezzato un succeso made in Italy: «Tutta la parte ingegneristica dell’operazione di recupero della Concordia è orgogliosamente italiana» – ha dichiarato Gabrielli in conferenza stampa, non nascondendo la propria soddisfazione.

PAGA TUTTO COSTA CROCIERE – E la questione dei costi del recupero della Costa Concordia è finita anche in Parlamento: ospite di UnoMattina, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, ha sottolineato che è «importante che, come assicurato dal prefetto Franco Gabrielli, la collaborazione con la Costa abbia assicurato che i 600 milioni di euro necessari al recupero e alla rimozione in sicurezza del relitto della Concordia siano totalmente a carico della compagnia. È un’operazione senza precedenti, da far tremare le vene e i polsi, ma – ha proseguito Realacci – può essere anche un’occasione di riscatto per il Paese che ha gli occhi del mondo puntati addosso».

DANNI AMBIENTATALI – Ma tutti sono consapevoli che la questione non si chiuderà con l’allontanamento della Concordia dal Giglio: «È chiaro che, come sottolineato anche dal ministro Orlando, si aprirà anche la questione del danno ambientale – ha concluso Realacci – E dei costi necessari al ripristino dello straordinario ecosistema del Giglio e che anche questi debbano essere a carico della compagnia e non dei cittadini».

(Photocredit: Getty Images e LaPresse)