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La figuraccia del Fronte Nazionale sul New York Times

Brutte figure all’estero. Un blog del New York Times parla oggi dell’Italia raccontando la storia dei manifesti antigay del Fronte Nazionale comparsi a Roma la scorsa settimana. «L’estrema destra italiana saluta Putin per la legge antigay e il sostegno ad Assad» è il titolo di un breve articolo pubblicato online dal quotidiano statunitense, a firma di Robert Mackey, che descrive i poster affissi nella Capitale riprendendo il dibattito che ne è seguito.

 

manifesti antigay fronte nazionale new york times 5

 

LA STORIA – I manifesti «Io sto con Putin» sono comparsi sui muri della capitale giovedì 5 settembre per iniziativa del movimento guidato da Adriano Tilgher, intenzionato a sottolineare la piena consonanza col leader russo su tre temi di stretta attualità: il no all’intervento militare in Siria, il no alla propaganda omosessuale e alle adozioni da parte delle coppie gay e il no all’Unione Europea, che non ha ritenuto una priorità il gasdotto South Stream, per il quale, invece, nel 2014 partiranno i lavori. «Putin – dichiarava Tilgher la scorsa settimana – ha assunto posizioni coraggiose, contro la potentissima lobby gay, che, con un’azione capillare, punta quasi a colpevolizzare chi omosessuale non è, e contro le centrali finanziarie mondiali, che vogliono la guerra in Siria. Noi stiamo con Putin, senza se e senza ma: un attacco in Siria aprirebbe le porte a un conflitto mondiale e la posizione russa rappresenta un argine contro l’irresponsabilità di Obama e di tutti i guerrafondai».

 

 

LE REAZIONI – L’iniziativa del Fronte Nazionale innescava ovviamente una dura reazione della comunità gay. «Facciamo appello al Sindaco Ignazio Marino affinché rimuova i manifesti ‘Io sto con Putin’ del Fronte Nazionale che oggi tappezzano Roma. Siamo di fronte ad un messaggio che vuole inneggiare tra l’altro alla repressione e all’omofobia, facendo riferimento alle leggi anti gay varate dalla Russia di Putin», faceva sapere in una nota Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center. Anche Imma Battaglia, consigliere comunale romana di Sel e attivista per i diritti degli omosessuali, chiedeva la rapida rimozione dei manifesti.