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L’Europa contro le specie infestanti

L’Europa dichiara guerra alle specie infestanti. La Commissione Europea ha infatti presentato una proposta per combattere gli animali non endemici del Vecchio Continente i quali, a causa della loro attività, costano all’Unione qualcosa come 12 miliardi di euro l’anno negli ultimi 20 anni.

La nutria, originaria del sudamerica, venne importata in Europa per la sua pelliccia. Fuggita dagli allevamenti, si è insediata nei corsi d'acqua divorando la vegetazione e favorendo la formazione di acque aperte
La nutria, originaria del sudamerica, venne importata in Europa per la sua pelliccia. Fuggita dagli allevamenti, si è insediata nei corsi d’acqua divorando la vegetazione e favorendo la formazione di acque aperte

A SALVAGUARDIA DELL’HABITAT – Come spiega Europarlamento 24, nel nostro continente sono censite oltre 12 mila specie estranee agli habitat locali. Di queste il 15 per cento circa risulta invasivo ma il dato è in rapida crescita. E certo l’intervento di Bruxelles si è reso necessario perché la diffusione di specie invasive è, dopo la scomparsa degli habitat, la seconda causa di perdita della biodiversità nel mondo. Per questo motivo la Commissione ha pensato di predisporre un elenco di specie ritenute rilevanti a livello di Unione che dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Una volta completato l’elenco, le specie presenti saranno bandite dall’Unione. Ciò significa che sarà impossibile importarle, acquistarle, rilasciarle, usarle e venderle.

UNO SCUDO A DIFESA DELL’AMBIENTE – La proposta ora dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo per il voto, il quale dovrà analizzare quelle che sono le tre direttrici del disegno di legge, ovvero la prevenzione dell’ingresso di tali specie tramite controlli specifici, il preallarme e la risposta rapida per l’eradicazione in caso di insediamento iniziale, oltre la gestione delle specie già diffuse, con adozione di misure volte a limitarne i danni. L’Europa attraverso questo piano prevede di coinvolgere tutti i Paesi dell’unione così da produrre una specie di “scudo” a protezione della fauna locale evitando che un altro Paese possa involontariamente vanificare l’impegno dei vicini di casa.

 

IL TESTO DELLA COMMISSIONE – Lo spirito della legge è spiegabile con un esempio. Parliamo della lotta, da parte del Belgio, contro il Panace gigante, pianta ornamentale proveniente dal Caucaso ritenuta infestante. Se in Francia non si fa niente per limitare la diffusione del vegetale, ecco che gli sforzi di Bruxelles sarebbero vani. I vari Paesi dell’Unione dovrebbero quindi prodigarsi, da buoni vicini di casa, alla protezione della fauna degli altri membri. I documenti ufficiali aiutano a comprendere quali siano le preoccupazioni dell’Unione, anche alla luce di carenze normative riscontrate negli ordinamenti di alcuni dei Paesi membri. Le cause della presenza nel territorio dell’Unione di tali specie infestanti sono essenzialmente due, ovvero l’ingresso di piante ed animali a seguito di scambi commerciali o trasportate nei vari vettori.

SOLUZIONI DRASTICHE E NON A LUNGO TERMINE – A subire le conseguenze sono le imprese agricole, i cittadini, le autorità pubbliche, la biodiversità. E con l’aumento degli scambi commerciali, aumentano anche le specie invasive che a loro volta porteranno ad un aumento dei danni. L’Europa quindi è chiamata ad intervenire anche per attenuare il peso delle conseguenze dal punto di vista economico. Sono pochi gli Stati membri che dispongono di un quadro giuridico adeguato in materia e spesso s’interviene con provvedimenti specifici, come nel caso delle 24 tonnellate di esche avvelenate buttate sull’isola di Montecristo per eliminare la popolazione di ratti presenti. Solo che questo tipo d’atteggiamento non si presta ad una soluzione organica del problema.

La zanzara tigre comparve in Italia per la prima volta a Genova in una partita di pneumatici provenienti dall'estero.
La zanzara tigre comparve in Italia per la prima volta a Genova in una partita di pneumatici provenienti dall’estero.

MANCA UN CONTROLLO CAPILLARE – Bruxelles se la prende con i paesi membri anche per quanto riguarda i parassiti e gli agenti patogeni che infestano le piante, parassiti introdotti a fini di acquacultura, e quindi regolati dalle norme sull’uso delle specie esotiche. I membri dell’Ue in genere agiscono a danno avvenuto, quando l’infestazione è conclamata. Quindi non si cerca di eliminare il problema ma solo di limitarlo. A complicare maggiormente le cose il fatto che i volumi di scambio intraunionali non sono verificabili. Ciò significa che non vengono controllati i prodotti di base e non vi è un monitoraggio della circolazione transfrontaliera delle specie esotiche nell’ambiente naturale.

IL PROGETTO EUROPA 2020 – La proposta punta ad implementare il piano varato nel 2012 che prevede, entro il 2020 e chiamati appunto “Europa 2020”, il cui obiettivo è quello di garantire la biodiversità all’interno dell’Unione. Secondo l’analisi di Bruxelles condotta nel maggio 2011, un mondo pulito e privo d’infestazioni, oltre a regalare benessere spirituale, rappresenta anche una chiara occasione di business. Ogni anno l’Unione perde il 3 per cento del proprio Prodotto Interno Lordo a causa della distruzione della biodiversità. Tradotto, significa che la perdita è arrivata a 450 miliardi di euro. All’epoca il Parlamento spiegò che non ci si sarebbe mai potuto permettere una tale perdita dal punto di vista della biodiversità a causa dei suoi costi definiti “devastanti” per la società. Il progetto, che dovrà partire nel 2014, prevede la realizzazione di sei punti che aiutino a difendere la biodiversità.

La tortora dal collare orientale ha raggiunto l'Europa dalla Russia alla metà del ventesimo secolo senza sostituire altre specie. L'acido urico contenuto nelle sue feci, però, crea danni ad edifici e monumenti
La tortora dal collare orientale ha raggiunto l’Europa dalla Russia alla metà del ventesimo secolo senza sostituire altre specie. L’acido urico contenuto nelle sue feci, però, crea danni ad edifici e monumenti

SERVE UN APPOGGIO PREVENTIVO – L’Unione deve implementare quelle che sono le leggi al momento attive per tutelare la biodiversità, ed abbiamo visto che sono molto poche. Inoltre è necessario difendere gli ecosistemi oltre a creare infrastrutture “green”. Bisogna poi investire su un’agricoltura di tipo sostenibile e gestire in maniera più soddisfacente le riserve ittiche, fino a rafforzare i controlli sul possibile ingresso di specie aliene. È quindi chiaro che la proposta della Commissione va ad esaudire almeno uno dei punti previsti dalla strategia “Europa 2020”. E per questo l’Unione cerca di privilegiare un approccio preventivo, rispetto all’attuale approccio reattivo, per affrontare i problemi posti dalle specie esotiche invasive, dando priorità agli interventi più efficaci impedendo l’introduzione deliberata di specie esotiche invasive di rilevanza unionale, oltre ad eliminare i datti causati dalle specie esotiche.