di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 10:40 del 23 giugno 2008 in InterniTorna alla home

È giusto che il Papa riceva Bush in Vaticano in pompa magna, che l’assassino di Calipari sia improcessabile, che Berlusconi faccia leggi ad personam per sottrarsi alla giustizia? La risposta di Vito Mancuso è “un sofferto, ma al contempo inequivocabile sì”: “si tratta di amare il mondo, di amarlo così com’è”.

Il teologo Vito Mancuso si chiede se sia giusto che il Papa abbia ricevuto Bush in Vaticano “con onori mai concessi prima a nessun capo di stato”, pur trattandosi – dice – del “principale responsabile di una guerranecessitas basata sulla menzogna delle armi di distruzione di massa […], di chissà quante migliaia di morti […], di una sistematica violazione della dignità della vita umana” a Guantanamo, ecc.; se sia giusto che “per il soldato americano che uccise Nicola Calipari […] non ci sarà alcun processo”; se sia giusto sospendere migliaia di processi, “col risultato che chi attende giustizia da anni la debba attendere per chissà quanti anni ancora”, per il solo fatto che a Silvio Berlusconi preme salvare il culo (lo dice in altro modo, ma pare che anch’egli abbia colto la sostanza del problema che si dibatte in questi giorni, e questo è senza dubbio notevole per un teologo, complimenti). Le tre questioni, come appare evidente, sono una sola: è giusto che “l’imperio della forza” sospenda arbitrariamente – quando gli fa comodo, diciamo – il diritto? La risposta che Vito Mancuso si dà è “un sofferto, ma al contempo inequivocabile sì”. D’altra parte, la questione è così posta e così risolta su Il Foglio (22.6.2008), non è che ci si potesse di più, già è tanto il fatto che il sì sia “sofferto”, servirà al quotidiano per mostrarsi pluralista. Mica tutti servi contenti di Berlusconi, mica tutti fanatici papisti, mica tutti “ameregani, dez’Amérega”, quelli de Il Foglio: ce n’è pure uno che soffre.

Ma tant’è, così va il mondo, c’è l’ananche, c’è la necessitas. Meglio: c’è “la forza dell’imperio”, quella davanti al quale il signor direttore sta incantato a bocca aperta, da quando faceva cavalluccio sulle ginocchia di Togliatti. Però non sarebbe corretto rubricare questo paginone di Vito Mancuso sotto la voce “marchette”, perché consente un edificante illustrazione della posizione dell’uomo di fede (per quanto di fede un pochetto eterodossa) di fronte al mondo e a come gira. Levati gli artifici retorici che mirano a neutralizzare una possibile accusa di cinismo, il lettore troppo poco incline ad aspettarsi da Dio, quando sarà, la vera giustizia, sopportando d’intanto l’ingiustizia che “l’imperio della forza” gli somministra come necessitas (se a una schifezza dài un nome latino, fa meno schifo) – il lettore secolarizzato, dico, si trova dinanzi a questo: “Io penso che l’uomo spiritualmente (e politicamente) maturo debba […] continuare a lottare contro le ingiustizie del mondo chiamandole col proprio nome, […] da tutto ciò, però, non deve ritrarsi sdegnoso […] Si tratta di amare il mondo, di amarlo così com’è, e per questo mondo di lavorare [sic], cercando di immettervi un grado sempre maggiore di ordine nella lotta incessante contro l’entropia (anzitutto a partire da sé)”.

Dicevo: “levati gli artifici retorici che mirano a neutralizzare una possibile accusa di cinismo…”, ma non è del tutto possibile con Vito Mancuso: “anzitutto partire da sé” non si capisce come possa portare dinanzi a un giudice chi cerca in tutti modi di sottrarvi; né si capisce come si sistema l’entropia dando del pervertito a un gay e del defensor fidei a uno che rifiutava di firmare la grazia ai condannati a morte sennò l’elettorato texano gli sfuggiva di sotto. Misteri della fede, diciamo. Diciamo: “Ciascuno sia sottomesso all’autorità civile […] Chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio” (Rom 12, 1-2). Da cristiani si può dirlo, perché “i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo” (Lettera a Diogneto, VI, 3). C’è un dettaglio: votano, e non di rado votano secondo necessitas. Quando non posso votare, perché stanno sotto una dittatura, dipende dalla dittatura: se la Chiesa ha fatto un concordato con la dittatura, stanno buoni buoni [*], sopportano l’ananche senza fiatare, almeno fino a quando butta bene. Certo, ci sono le eccezioni, ci sono dei cristiani che vorrebbero giustizia anche in questo mondo, ma di solito vengono considerati un po’ eretici.Entropia

Non è il rischio che può correre Vito Mancuso, che già rischia molto per la sua originalissima eresia cristiana (un mix di evoluzionismo, fisica delle particelle elementari e Dio solo sa che altro). Gli si prometta di poter continuare a insegnare teologia, e lui si impegna a trovare una buona parola per Bush, il Papa e Berlusconi, a rampogna di “chi coltiva quel senso astratto di giustizia che genera un perenne conflitto, e talora odio, verso questo mondo”, mirando “a un mondo ideale che non c’è” (e che manco mai ci sarà, probabilmente, amandolo “così com’è”). Lasciatelo teorizzare sull’anima un pochino in attrito con la dottrina ufficiale e lui si impegna a dare ogni tanto una pezza d’appoggio ai miti viventi de Il Foglio. Il Papa è un patetico ipocrita? Bush è un immorale guerrafondaio? Berlusconi pensa solo per sè? Macché, sono le iridescenti forme dell’ananche di sempre, della necessitas di sempre. E voi chi siete per poter giudicare? Pensate all’entropia vostra.

[*] “«Lei, signor arcivescovo, deve sforzarsi di avere una relazione migliore con il governo del suo Paese. Un’armonia tra lei e il governo salvadoregno è quanto di più cristiano ci sia in questi momenti di crisi. Se lei superasse le proprie divergenze con il governo, potrebbe lavorare cristianamente per la pace». Tanto insistette il Papa [Giovanni Paolo II] che l’arcivescovo [Oscar Romero] decise di smettere di ascoltare e chiese di essere ascoltato. Parlò timidamente, ma deciso: «Ma, Santo Padre, Cristo nel Vangelo ci dice di non essere venuto a portare la pace, ma la spada». Il Papa fissò Romero negli occhi: «Non esageri, signor arcivescovo!»” (María López Vigil, Piezas para un retrato)

COMMENTI (10)STAMPA - FALLO LEGGERE