Ancona-Roma: aborti clandestini per qualche centinaio di euro

13/01/2011 - Un medico in pensione si ricicla come abortista. Condannato a 2 anni e 6 mesi. Trecentocinquanta euro al primo mese. 2000 alla trentesima settimana. Queste erano le tariffe per abortire clandestinamente. Nessuna somiglianza con Vera Drake, insomma, ma una macchina

     
 

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Un medico in pensione si ricicla come abortista. Condannato a 2 anni e 6 mesi.

Trecentocinquanta euro al primo mese. 2000 alla trentesima settimana. Queste erano le tariffe per abortire clandestinamente. Nessuna somiglianza con Vera Drake, insomma, ma una macchina per fare soldi approfittando delle condizioni già drammatiche di alcune donne. Scoperto dopo mesi di intercettazione quasi un paio d’anni fa, Francesco Enio Tartaglia è stato condannato a due anni e otto medi di reclusione per associazione a delinquere e violazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza.

L’ORGANIZZAZIONE – Insieme ad altre due persone, condannate a 2 anni e 6 mesi, il medico  eseguiva aborti nel suo ambulatorio. Le donne arrivavano perlopiù da Ancona ed erano prostitute nigeriane. Venivano prese alla stazione Termini e portate nell’ambulatorio di Tartaglia fuori appuntamento, perché stava vicino ad altri studi medici e qualcuno avrebbe potuto insospettirsi. Gli interventi più pericolosi venivano invece eseguiti a casa di Isoko, una delle due persone condannate insieme al medico, con l’aiuto di un’altra persona non identificata e in condizioni igieniche pessime.

ISIBOR E LE ALTRE – Una gravidanza era un ostacolo alla prostituzione, c’era poco da scegliere. Così come forse c’era stato ben poco sa scegliere sul prostituirsi. E così Isibor, Jessica, Rita, Soby, Rosalie e chissà quante altre ancora passavano dagli aguzzini in strada a quelli protetti da quattro pareti e da messaggi in codice: “pomodoro” per i mesi di gravidanza, “scuola” per l’ambulatorio. Nel maggio 2009 il medico viene arrestato mentre eseguiva una interruzione di gravidanza al secondo mese. Molti attrezzi trovati nell’ambulatorio erano arrugginiti e non sterilizzati.

LA 194 - Se è difficile stabilire un nesso causale tra la zoppicante applicazione della 194, causata dall’altissima percentuale di obiezione di coscienza, e la diffusione dei fenomeni di clandestinità, è impossibile non rendersi conto che le donne che si trovano in situazioni meno protette saranno quelle a pagare il prezzo più alto.

Edit: dall’avvocato del dottor Tartaglia riceviamo e pubblichiamo:

Egregio Direttore,

nell’edizione del 13 gennaio c.a. del quotidiano da lei diretto, è contenuto, nelle pagine “Interni”, un articolo non firmato dal titolo “Ancona-Roma, aborti clandestini per qualche centinaio di euro” contenente riferimenti ad una vicenda giudiziaria nella quale è stato coinvolto, tra altre persone, il dott. Enio Francesco Tartaglia, dal Tribunale di Roma ritenuto – con sentenza non definitiva – partecipe di alcune interruzioni di gravidanza su donne nigeriane.

La vicenda giudiziaria prosegue nella sede di Appello ove il dott. Tartaglia si ripromette di dimostrare la sua assoluta estraneità ai fatti.

Quel che, tuttavia, preme rilevare, quale difensore di fiducia del dott. Enio Francesco Tartaglia, è che l’articolo in oggetto contiene gravi inesattezze, specie laddove si afferma che il medico si è difeso dicendo “[…] volevo aiutare le donne ad abortire evitando loro di pagare il fisco […]”.

Nulla di più falso, poiché il dott. Tartaglia non ha mai, né durante, né dopo il processo, ammesso di avere praticato aborti.

La difesa del sanitario si è invero svolta, in primo grado, su tale preciso assunto. Negli atti processuali non esistono, al di là delle erronee induzioni contenute nella sentenza, dati che possano contraddirlo; che possano, cioè, provare che il medico abbia fatto la benché minima ammissione sui fatti che gli venivano contestati.

Le sarò grato se vorrà pubblicare la presente sulla sua testata, quale rettifica dell’articolo pubblicato, riservandosi, il nostro assistito, ogni azione in sede sia professionale che giudiziale.

Roma, 13.01.2011

Distinti saluti

(Avv. Giuseppe Bucciante)

     
 

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