Ecclestone boccia il gran premio a Roma

13/01/2011 - Una lettera del boss della Formula Uno: “Mai due gran premi nello stesso paese”Tempi duri per Gianni Alemanno. Proprio mentre il suo rimpasto becca il no di Luigi Abete e Monorchio, che hanno rifiutato di entrare nella nuova giunta la

     
 

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Una lettera del boss della Formula Uno: “Mai due gran premi nello stesso paese”Tempi duri per Gianni Alemanno. Proprio mentre il suo rimpasto becca il no di Luigi Abete e Monorchio, che hanno rifiutato di entrare nella nuova giunta la cui composizione dovrebbe essere annunciata oggi, Marco Mensurati su Repubblica dà conto della bocciatura dell’ipotesi di Gran Premio a Roma che arriva da Bernie Ecclestone, patron della Formula Uno. “Nessuno vuole due gran premi nello stesso paese”, dice Ecclestone.

Arrivata al termine di una serie di contatti diretti tra l’amministrazione capitolina e il quartier generale della Fom (Formula one management, la società che, di fatto, possiede e amministra il Circus), la lettera di Bernie viene resa nota, beffardamente, proprio nel giorno in cui gli organizzatori di “Roma Formula Futuro” annunciano alla stampa la presentazione del loro progetto in una cerimonia prevista per il prossimo 21 gennaio a Roma, alla presenza — garantisce un comunicato — proprio del sindaco Alemanno. Un evento che finirà così per assomigliare più all’autopsia di un progetto che non a una sua descrizione. La presa di posizione di Ecclestone non si può certo dire inattesa, visto che l’uomo, prudente, si è sempre guardato bene dal confermare in pubblico di aver firmato alcun accordo per disputare la gara di Roma.

Le perplessità del boss della F1 sono state motivate più volte negli ultimi tempi, e in diverse sedi. Il principale argomento è quello relativo alle condizioni economiche generali della Formula 1, un ecosistema complessivamente florido ma dagli equilibri finanziari molto delicati, con i team costretti a stringere la cinghia (da un anno a questa parte hanno persino siglato un rigido resource restrictemnt agreement, una sorta di budget cap, per contenere i costi) e a cannibalizzarsi l’un l’altro sponsor e partnership, che poi sono il vero motore economico della baracca.

C’è chi pensa, tra l’altro, che la mossa di Ecclestone sia ‘politica’. Ovvero che con il no il manager voglia dare ad Alemanno l’alibi per tornare indietro, dopo aver acclarato la non-fattibilità del gran premio:

Un motore che si inceppa regolarmente ogni qual volta che il circus fa tappa nelle sedi dei nuovi gran premi, soprattutto quelli organizzati nelle grandi città, Istanbul, Valencia e Shanghai su tutte. Eventi – ai quali va aggiunto anche quello di Melbourne – che vanno malissimo, con i conti in rosso fisso, e gli spalti deserti fino al languore. Tanto che le tv quest’anno si sono spesso lamentate di dover fare inquadrature troppo strette sulle macchine per evitare di smascherare, in secondo piano, i clamorosi flop organizzativi. Ché, si sa, non c’è niente di meno telegenico di uno spalto vuoto. Da questo punto di vista, la politica della Fom è molto chiara: puntare su circuiti tradizionali, come appunto Monza, che insieme a Spa e a Montecarlo costituisce una sorta di trinità intoccabile, o su paesi emergenti (e possibilmente molto ricchi). E visto che i Gp in una stagione non possono essere più di 19-20 (i piloti in verità si lamentano dicendo che sono pure troppi) e che ci sono molti altri paesi in fila per ospitare un evento (Russia, India, Usa e Messico), la sola idea di doppiare Monza con Roma è da considerarsi irricevibile.

     
 

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