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pubblicato il 20 novembre 2008 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Chi stesse pensando che sia un riassunto di un bmovie omofobo o sarcastico, oppure di un documentario del vecchio e caro Tennessee, avrebbe preso una bella cantonata. Non solo non è fiction, ma non è 3044694664 16f71f648e (Non) affittasi a froci e a pervertiti   ma non è la stessa cosa?nemmeno il resoconto di un quartiere infestato dal Ku Klux Klan – almeno non ufficialmente. No. È successo a Roma in questi giorni. E forse succede in tante altre città. Francesco Palese, un giornalista di Retesole, si mette a caccia di annunci e di una stanza matrimoniale da affittare. Telefona, chiede informazioni e poi lancia la patata bollente. “Coppia gay!? Fossi matto, la gente mormora e qui nel condominio si conoscono tutti”. Il servizio andrà in onda stasera alle 20.35 nel corso della trasmissione “L’altra Inchiesta”.

Fausto Marzi Marchesi, editore di Retesole, ha commentato: “Il fatto è sintomo di una preoccupante ipocrisia diffusa un po’ ovunque e che principalmente nasce da una pesante intolleranza e dalla paura dei cambiamenti. Ancora più grave, che tutto ciò accada in un paese di una ricchezza culturale e di una bellezza unica, nella città che era culla della civiltà moderna e dove ancora oggi si respira il genio e l’amore di tempi passati, quando non si sente lo smog”. Gianni Alemanno ha chiosato: “Un privato, al momento di affittare la propria abitazione può esercitare un legittimo diritto di scelta i cui parametri, però, non possono essere quelli della sessualità di una persona ma quelli della sua affidabilità e serietà. L’Amministrazione comunale è impegnata a rimuovere gli ostacoli culturali che determinano qualsiasi forma di discriminazione. Su argomenti del genere non è possibile agire per via normativa ma solo sulle leve culturali: su questo aspetto, il nostro impegno sarà costante”.

Lasciando da parte la polemica sugli strumenti legali (non vogliamo mica ricominciare con la questione del reato di omofobia, perché altrimenti sembra che siamo fissati), aspettiamo con ansia i provvedimenti culturali. Potrebbe essere interessante ipotizzare delle classi separate anche per gli omosessuali, magari 3044694662 e0ae341bc0 (Non) affittasi a froci e a pervertiti   ma non è la stessa cosa?declinandole a seconda di specifici gusti sessuali. Insomma non è che tutti gli omosessuali abbiano gli stessi gusti. Uno degli aspetti più interessanti dell’esperimento di Palese è l’emersione di quegli stessi luoghi comuni che infestano il Parlamento, che bloccano la regolamentazione delle convivenze e considerano sacrilego il matrimonio omosessuale; che alimentano la presa in giro e l’ignoranza e che partoriscono l’omofobia; che vogliono piazzare al braccio di alcune persone una bella fascetta di riconoscimento. Mica per discriminazione, per carità, ma tanto per differenziare quelli “normali”.

L’esempio più affascinate di questo sottobosco di inciviltà è: “mica c’ho niente contro i gay però…”. Sarebbe, almeno, apprezzabile l’onestà. Se uno non c’ha niente contro i gay dovrebbe essere superfluo dirlo e, soprattutto, dovrebbe disinteressarsi dell’altrui vita sessuale (magari concentrandosi sulla propria che forse farebbe bene all’umore). La verità, invece, è che in tanti c’hanno molto contro. Perché? Ma perché sì! In conclusione, e correndo il rischio di essere didascalici, l’unica risposta possibile alla dichiarazione del proprio orientamento sessuale (omo, etero, bi, dubbioso, confuso oppure casto) sarebbe stata: “E a me che me frega?”.

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