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Daniele Seccarecci, il body builder morto a Taranto

Il corpo senza vita di Daniele Seccarecci, di 33 anni, nato a Livorno ma residente a Taranto, noto body builder conosciuto a livello internazionale, è stato trovato nella cucina di un residence della frazione tarantina di Lama. Sul posto, oltre agli agenti della Squadra Mobile, è intervenuto il medico legale Marcello Chironi, che ha rilevato una ferita alla testa. L’uomo, una star del culturismo italiano, potrebbe essere morto a seguito di una caduta, provocata forse da un malore improvviso. A dare l’allarme è stata la madre di Seccarecci, che ha aperto la porta della stanza del residence trovando il cadavere del figlio sul pavimento della cucina con una vasta macchia di sangue sotto la testa. L’atleta era tornato lunedì scorso dalla Finlandia, dove aveva partecipato ad alcune manifestazioni. Nell’ottobre del 2011 Seccarecci venne anche arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di commercializzazione e ricettazione di sostanze dopanti, nell’ambito di una inchiesta condotta dalla Procura di Milano. Domani il pm di turno, tempo Epifani, sulla base delle prime indicazioni fornite dal medico legale, deciderà se far eseguire l’autopsia per chiarire le cause del decesso.

Daniele Seccarecci, chi era

DANIELE SECCARECCI, CHI ERA – Daniele Seccarecci, il 33enne noto body builder trovato morto oggi in una stanza di un residence a TARANTO, era nato a Livorno e, prima di stabilirsi nel capoluogo ionico, aveva sviluppato la sua passione per il culturismo anche in Sicilia, in particolare a Siracusa. La sua ascesa nel body building era iniziata una dozzina di anni fa, vincendo in campo juniores il Gran Prix Venice Beach e Campionato Italiano Ifbb. Nel 2006 aveva sfiorato la qualificazione a Mister Olimpya, la pi— importante manifestazione mondiale di culturismo. Seccarecci aveva molto seguito anche in tv, dove partecipava spesso a programmi dedicati al body building. Unica macchia nella sua carriera, l’arresto nell’ottobre del 2011, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano, con le accuse di commercializzazione e ricettazione di sostanze dopanti; lui si era sempre proclamato innocente. (Ansa)