Adult Entertainment Expo: ecco perché gli uomini amano il porno
05/01/2011 - e Comincia domani a Las Vegas la più grande convention a luci rosse del mondo, che riunisce centinaia di professionisti del settore e cultori del genere. Gennaio a Las Vegas non significa solo sole, spettacoli e casinò, ma significa soprattutto
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Comincia domani a Las Vegas la più grande convention a luci rosse del mondo, che riunisce centinaia di professionisti del settore e cultori del genere.

Gennaio a Las Vegas non significa solo sole, spettacoli e casinò, ma significa soprattutto Adult Entertainment Expo, la più grande convention del porno al mondo. Quest’anno la convention inizia domani e finisce l’8 gennaio, con la serata culmine costituita dagli “Oscar del Porno” i AVN Awards, in cui si premiano i film migliori dell’anno passato. Pornografi da tutti i continenti si riuniscono a Las Vegas per partecipare a seminari, informarsi sulle nuove tendenze del settore, mettersi in contatto con i colleghi, incontrare i nuovi talenti “creativi” e aggiornarsi sulle ultime tecnologie. Stiamo parlando di quasi 200 espositori, ognuno con qualcosa di originale da aggiungere al mercato. Secondo l’inviata del giornale inglese The Guardian però, la cosa che fa davvero eccitare i presenti alla convention non è il sesso, ma il denaro. I partecipanti, quasi tutti uomini, passano ore in sale conferenze soffocanti e disadorne, a discutere di nicchie di mercato, diversificazione del prodotto, e come aumentare le visite ai siti internet perchè, come spiega il sito dell’evento “Identificare, vendere e pubblicizzare i giusti prodotti per i vostri clienti attuali e attrarne di nuovi è vitale nel competitivo mercato odierno”. Mentre questi squali del capitalismo si inventano nuovi modi per aumentare i propri clienti, a pochi metri di distanza, le stesse persone che stanno analizzando per la modica cifra di 100 dollari a testa, si mescolano con le loro attrici e i loro attori porno preferite, guardano qualche minuto degli ultimi film e attendono ardentemente quello che gli organizzatori chiamano “Sexy Stage Shows”, spettacoli in cui le attrici simulano rapporti tra di loro. Dando un’occhiata ai film proiettati, si possono vedere donne soffocate da peni impegnativi e imbavagliate, venir penetrate violentemente da uomini che le chiamano “puttana”, “troia” e “succhiacazzi” e, in un caso particolarmente bizzarro, venir penetrate analmente all’interno di una bara. Le attrici, abbigliate con il solito look di tacchi alti, tanga e non molto altro, stanno sedute con le gambe spalancate, mentre gli uomini fanno la fila per fare una foto con loro.
IL SESSO MOTORE DI AFFARI E TECNOLOGIA – Il porno è un’industria multimiliardaria che produce più di 13.000 film solo negli Stati Uniti, e si inserisce in una complessa catena di affari che collega non solo i produttori dei film e i distributori, ma anche banchieri, produttori di software, compagnie di carte di credito, provider internet, aziende televisive e catene di alberghi. Il porno è stato la maggior fonte di entrate per alcune catene come Holiday Inn, Hilton, Sheraton, Radisson, Hyatt e Marriott, che hanno guadagnato moltissimo grazie alla TV pay-per-view. Nel 2007 un articolo sull’industria del porno sul sito XBIZ ha stimato le entrate annuali per il porno degli hotel oltre 500.000 dollari. Il porno negli hotel non fa guadagnare solo le catene alberghiere, ma anche le compagnie che lo supportano, il che include giganti del calibro di LodgeNet e On Command. Non è un caso che l’International Consumer Electronics Show si tiene a Las Vegas esattamente nello stesso periodo dell’esposizione. Il porno ha aiutato l’evoluzione delle tecnologie che espandono il suo stesso mercato. Secondo Jonathan Coopersmith, storico della tecnologia, il porno si è rivelato essere un settore di mercato altamente sicuro e redditizio che ha accellerato lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione, dalle videocassette e i DVD fino ai siti per la condivisione di file, video in streaming, film a pagamento in televisione e anche video per cellulari. I video usano una grande quantità di dati e la domanda di porno ha pilotato lo sviluppo di tecnologie per la compressione di dati, ricerca, trasmissione e micro pagamenti. Network per il file-sharing come Kazaa, Gnutella e Limewire sono conosciuti soprattutto per la musica, ma sono utilizzati ampiamente anche per i video porno.
LA PORNIFICAZIONE DELLA CULTURA – Alcuni degli argomenti principali dei seminari alla conferenze comprendevano come integrare il porno nella cultura popolare, come creare un’ immagine del business gradevole al pubblico e come eludere i regolamenti. L’industria pornografica, a differenza della maggior parte delle altre industrie, non può pubblicizzare direttamente i propri prodotti alla televisione o sui giornali, perciò ha bisogno di appoggiarsi su compagnie di PR come BSG Public Relations per inserire racconti a favore del porno nei principali media. Per esempio Hugh Hefner intervistato da un giornale (e protagonista, con le sue “fidanzate” di un reality show), un articolo sul Cosmopolitan che consiglia il porno come un modo divertente per dare un nuovo sprint alla vita sessuale femmilie, le popolari magliette con la scritta “Porn Star” sulla schiena o Jenna Jameson al famoso show di Oprah Winfrey che spiega quanto si sente più sicura di sé da quando lavora nel porno o che scrive un libro dal titolo “Come fare sesso con una pornostar: un racconto d’ammonimento”. Poco importa se poi sul sito di Oprah si trova il link ai consigli del Dottor Phil che ci mette in guardia dalla perversione e falsità della pornografia, il messaggio è già passato. L’effetto finale è quello che la giornalista Pamela Paul chiama la pornificazione della nostra cultura, in cui immagini, messaggi e storie porno si inseriscono all’interno delle nostre identità sessuali e relazioni. Questa tendenza può essere identificata con la moda dei tacchi altissimi ultimamente molto popolari, l’aspetto sempre più sexy di ragazze sempre più giovani, come la lap-dance di celebrità come Miley Cyrus e, quello che probabilmente è l’esempio più eclatante, la moda della ceretta all’inguine tra le giovani donne. Questa pratica è stata diffusa dal porno circa 10 anni fa e oggi è così comune che è praticamente impossibile trovare un’attrice con peli pubici. Anche le ragazze comuni confessano di essere schifate dai propri peli pubici, così come lo sono i loro partner, alcuni dei quali si rifiutano di avere rapporti se le ragazze non sono completamente depilate, ed è perfettamente sensato, visto che molti di loro devono la maggior parte della propria educazione sessuale al porno. Questa fobia ha ironicamente dato alle donne un’inaspettatata, anche se magra, arma nella lotta per mantenere una sembianza di autonomia sessuale: “The Trick” ossia “lo scherzo”. Le donne che vogliono evitare di fare sesso una sera particolare evitano di proposito di depilarsi in modo da essere troppo imbarazzate per lasciarsi andare a rapporti casuali. Uno dei seminari di quest’anno è chiamato “In the Company of Women”, in compagnia delle donne. Qui professori si incontreranno con i pornografi per condividere idee su come sviluppare prodotti di nicchia riservati alle donne, una fascia di consumatori consistente anche se sottovalutata fino ad oggi. Negli ultimi anni però sono già nate compagnie cinematografiche che cercano di sviluppare una nuova forma di porno come Lust Cinema, che propone film per adulti d’autore. Erika Lust infatti è la co-fondatrice della casa cinematografica che cerca di ribaltare il mondo maschilista del porno e ha scritto persino una guida al porno femminile.













se a una Martina qualunque non piace il porno, non si possono far passare tutte le altre donne a cui piace o che ne sono incuriosite come “maschiliste” o “di serie B”.
Pure appartenendo (purtroppo?) al genere sbagliato, quello maschile, non sono un amante del porno, ma non è questo il problema, questa è solo l’ennesima ripetizione del becero e idiota pregiudizio per cui “che vuoi farci, questi sono pericolose belve assetate di carne, con la bava alla bocca e ululanti alla luna piena”… no, è delle donne che si dice il falso.
Basta parlare con un’infinità di donne, probabilmente meno inibite o ipocrite, per accorgersi di come trattano la materia senza problemi e quasi sempre all’interno di una sana sessualità di coppia.
ma non dovrebbe fare informazione questo sito? forse per tenere fede al titolo si sforzano in ogni modo di farne un “giornaletto”?
Scusate, ma una fonte?
Specialmente per la frase: “Anche le ragazze comuni confessano di essere schifate dai propri peli pubici, così come lo sono i loro partner, alcuni dei quali si rifiutano di avere rapporti se le ragazze non sono completamente depilate, ed è perfettamente sensato, visto che molti di loro devono la maggior parte della propria educazione sessuale al porno.”
Su che dati è basato questa idea? Su quali ricerche? Su esperienze personali?