Io non voglio diventare importante. Non me ne frega niente di essere qualcuno. E’ abbastanza banale, questo? Non voglio ali per volare. Non voglio chiedere troppo alle occasioni. Non voglio diventare amministratore delegato. Non voglio entrare in politica. Non voglio essere importante.
Ci sono volte in cui è così che mi sento. Quattro anni fa, per esempio, era diverso: quattro anni fa non faceva così caldo e volevo diventare qualcuno. Adesso i gomiti si appiccicano alla scrivania e nemmeno mi passa per la testa di diventare importante. Ci sono volte in cui diventare qualcuno può sembrare la maniera migliore per prendere sonno la sera. Invece la direzione che ha preso il mondo nel frattempo mi ha fatto cambiare idea. Adesso, quando mi guardo negli occhi con gli amici, le cose di cui si parla stanno quasi tutte sopra al tavolo. N
on una è più lontana: anche questo deve essere colpa del caldo. Prima le temperature non erano tanto alte e uno si sporgeva più volentieri. Ci sono volte in cui pensare a domani ti sembra la maniera migliore per invecchiare. Non “al” domani: domani, proprio. DOMANI. Anche i miei amici, quattro anni fa, volevano diventare qualcuno. Chi più, chi meno. Adesso no. Adesso abbiamo caldo. Adesso abbiamo capito che questo posto qui, quello in cui viviamo, l’Italia, non vale lo sforzo: e questa consapevolezza ci rende, ogni tanto, non sempre, però capita, succede, ce lo leggiamo negli occhi, abbastanza felici. Ci regala un altro vagoncino di plastica da aggiungere al trenino elettrico.
Non è che funzioni sempre: molto spesso prevale la rabbia, la consapevolezza che quelli più incapaci, meno bravi, più stupidi, meno preparati di noi, sono tutti quanti dotati della furbizia che a noi invece manca. E allora potremmo metterci lì, seduti, concentrati, a inventarci qualcosa: ci sono volte in cui avere ragione ti stufa. Ci sono volte in cui, al millesimo giro, il trenino elettrico smette di contenere viaggiatori e storie da mille e una notte, e torna ad essere soprattutto un gioco, un artefatto. Ci sono queste volte. Lo so io e lo sapete voi. Solo che oggi capita più di rado, ecco. Oggi ci capita di scoprire che la rabbia di ieri è diventata blanda serenità a fronte del caos inconcepibile che ci hanno costruito fuori. Oggi abbiamo imparato che non essere anche noi come gli altri è già qualcosa. Ci accontentiamo di questa distanza. Facciamo fare un altro giro al trenino elettrico. L’ovale della ferrovia ci ipnotizza e va bene così. Ci sono volte in cui non capisco se questa sia rivoluzione o arrendevolezza. Ci sono volte in cui. Ma è normale che ci siano: le Guinness esistono apposta. Con quella schiumetta. Esistono apposta. Perciò ci sono. Mentre si depositano. Ti regalano un altro vagoncino. E’ quello che fanno. Le Guinness, le ragazze, gli amici, il pallone, il blog. Datemi la giusta dose di banalità e vi solleverò il mondo: costa senz’altro meno dell’eroina, anche se non sono convinto che faccia meno male.
Domani. Non il domani. DOMANI. Il domani non è banale: è serio, è gravoso. Domani, invece, no. Domani è solo oggi + un altro giorno. Questo fatto di domani, ecco, per noialtri intelligenti ma poco furbi, dotatissimi ma troppo onesti, l’aver capito tale meccanismo è molto importante. Perché è l’unica maniera che abbiamo scoperto per combattere la precarietà . Se qualcosa o qualcuno - datori di lavoro, donne, squadra del cuore -
si adopera per schiacciarti i sogni e i progetti come si fa con quella carta per imballaggi coi bottoncini d’aria, tu semplicemente non farne. Di progetti. Di sogni. Smetti di pensare al domani e pensa a domani. C’è una bella differenza. Fa meno paura tutto. Noi è così che facciamo. Noi. Ce lo trovo negli occhi dei miei amici, domani. Nei discorsi che facciamo. Nelle scelte che prendiamo. DOMANI. E’ una difesa. Non siamo nati furbi. Però siamo nati dalla parte della ragione. E se la storia non ci assolverà , questa volta, pazienza: ci penserà un altro viaggio e una città per cantare, come diceva Ron. Lasciateci in pace, ecco.
Ci sono volte in cui mi viene da dire così. Lasciateci in pace, con la nostra ragione insipida che scorre in tondo sui binari. Lasciateci in pace: voi siete i furbi, voi avete già avuto molto dalla vita. Voi sarete politici, amministratori delegati, responsabili di qualcosa, capi dei capi. Che vi costa lasciarci con la nostra inutile ragione? Potrete farci ciao con la manina quando ci doppierete per l’ennesima volta. Ci sono volte in cui domani è semplicemente meglio di oggi. Domani è sabato. Domani fa bel tempo. Domani ci sono i quarti di finale di Euro 2008. Domani vado in quel locale. Domani sto in palestra e vediamo se c’è quella. Domani finisco di leggere Gomorra, finalmente. Domani hai visto mai. Banalità . Viva.
Ho smesso, abbiamo smesso, di voler essere qualcuno da quando siamo entrati in bagno, ci siamo guardati allo specchio ed eravamo già lì. Tutta la fatica l’avevamo già fatta per arrivare fino a quel punto. E’ la migliore cosa che potrei augurare a chicchessia in tempi come questi. Accorgersi di esserci già . In questa eterna corsa a primeggiare. Più vado avanti, più mi convinco che sta qui la vera rivoluzione. Parlarne a quattrocchi. Dopo il lavoro, dopo una giornata così. Ritrovarsi con le cravatte slacciate mentre gli altri fanno a gara a non fidarsi l’uno dell’altro. Mentre tutti accumulano e procedono verso la corruzione, l’autodistruzione, la solitudine, l’idea nuova è fermarsi. Almeno per quanto riguarda QUESTO paese di merda. QUESTA gente di merda. Continuare a fare andare in tondo il trenino. Riconoscere le proprie piccole, minuscole qualità e pensare a domani. A DOMANI. Concentrarsi sulla banalità .
Ci sono volte in cui può bastare così. Non puoi mai dire cosa ti preparerà il domani. Ma puoi quasi sempre ragionevolmente supporre cosa aspettarti da domani. E’ un bel trucco. Non ti salva dalle angosce, dalle momentanee solitudini, dai torpori dell’anima, dai mostri, per carità , niente e nessuno può garantire tanto, però è un trucco.
Come ingoiare una spada. Come tagliare in due l’assistente del mago. Fa riflettere meno sul più grande degli enigmi: sé stessi. A questo serve pensare a domani. Invece che al domani. Serve a far appassire le domande. Uno comincia presto con le domande e non la smette più. E non ne vale la pena. Davvero. Non qui e non ora.
Che ne sai tu di te stesso? Perché vuoi spiegarti il mondo? Perché vuoi spiegare la gente? La sai la storia di quel tizio? C’è quel tizio, quello nello specchio del cesso, quello che sta dietro il lavandino e che alza la testa quando la alzi anche tu, che si lava i denti quando te li lavi anche tu, che gode esattamente nello stesso momento in cui anche tu ti vieni nell’ombelico, quello che si mette la stessa quantità di gel, che ha i brufoli e i nei negli stessi posti tuoi. Quando domani, appena sveglio, lo guarderai, come tutte le mattine, col sapore di Colgate in gola, fatti la domanda delle domande, e poi prova a valutare da solo se sia ancora il caso di darsi tanti affanni: e se fossi tu il riflesso?
(con questo pezzo continuiamo una collaborazione con Ste ed aNDy cAPp di Noantri, che speriamo vada avanti fino alla fine dei tempi e anche oltre)


























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
Io non voglio diventare importante….
Io non voglio diventare importante. Non me ne frega niente di essere qualcuno. E’ abbastanza banale, questo? Non voglio ali per volare. Non voglio chiedere troppo alle occasioni. Non voglio diventare amministratore delegato. Non voglio entrare in poli…
io non voglio essere qualcuno. Voglio essere io. Punto.( il dramma é che non ci riesco)
Non ho progetti.Vero. Molto più semplice così.Si soffre di meno quando si incappa nelle ennesime illusioni proprio perché non ci si illude più. Si vive al presente. E’ l’ unico modo
Bellissimo. Complimenti. Mi ha massacrato la mattina, ma bellissimo. Io però non riesco a dimenticare la rabbia, non riesco a galleggiare un millimetro sotto la merda. Più la pancia si gonfia, più i riflessi si rallentano, più il tremolio delle gambe alla fine di una corsa mi dice che correre è una necessità e non una liberazione e più ho bisogno di sapere che solo la mia paura mi rende libero. Si, ne vale la pena, e non perché sono un maledetto ottimista, ma perché voglio seppellire quei furbi di cui parli con le mie mani.
Bel post.
Pietà per i furbi, e avranno pietà di voi.
Basta con quest’odio (invidia) dei furbi. Invidia perché avete paura, paura di trasgredire le regole e perciò volete le regole chiare. Le regole chiare non ci sono: lo ha deciso la gente ignorante, lo ha deciso la gente intelligente, furba e potente, barando, magari, ma lo ha deciso. E barare fa parte del gioco. E bisogna conquistarsi la conoscenza delle regole. Che poi sono banalissime e dietro l’angolo, se vogliamo. Il primo uomo sulla terra andava alla cieca.
Rinnegare l’esistenza perché le cose non vanno secondo lo schema mentale che la nostra paura ci ha imposto? Che razza di gente siete? Fuori le palline!
Voglio vedervi sorridere e adeguarvi. Che cazzo ci vuole? Che cazzo vi frena? Parole vuote. Pensiamo appunto a DOMANI, perché “Il domani” sta nella fantasia e non significa niente. E’ l’eterno sognare il vuoto. Cosa sono invece i progetti per domani? Tutto questo discorso mi sembra l’incapacità di affrontare e definire PERSINO quelli. Se le cose non vi piacciono, allora dovreste provare il desiderio di essere qualcuno per cambiarle, non il contrario, ma smettete per favore di ignorare che se non siete in grado di essere furbi altro che diventare qualcuno, qua non sopravvivete neppure, e smettete pure di ignorare che quello che dico io non lo sentirete certo dire nei telegiornali.
La ricetta? Io non ce l’ho, nessuno ve la darà . Ma un abbozzo potrebbe essere: prima farsi il proprio domani, al di là del continuo rivendicare questioni “alte” e godersi la vita o quel po’ che di essa c’è e forse conoscerete qualcuno che tra una decina d’anni vi svelerà tutti i segreti di stato, a patto che voi non siate curiosi di scoprirli.
Chi ha sempre pagato il canone, mai scaricato file in p2p, scagli la prima pietra (le piccole infrazioni dei deboli), è questione di essere
deboli o coraggiosi, non furbi o onesti.
Preparati in che? Dotatissimi in che? Non saper essere furbi. Impuntarsi che è una vita che non vale la pena di vivere se ci sono i furbi. Il preconcetto che “i furbi” sono altri che noi.
Tutte queste sono TARE! Lo vogliamo lo capirlo o no? Capitelo OGGI, non DOMANI!
Ne vale la pena
Ma perché rovinare con la poetica dopolavorista dell’impegno sociale da sabato flessioni dalle 9 alle 5, questo splendido pezzo mitteleuropeo ? Fateci sguazzare in santa pace.
A me è piaciuto avervi letto l’opera omnia di Claudio Magris, riattata in un mono-post e insaporita di schiuma da barba e caffè.
“Se le cose non vi piacciono, allora dovreste provare il desiderio di essere qualcuno per cambiarle,” perchè occorre essere qualcuno per cambiarle?
Perché non le si cambia restando se stessi? E se volessimo cambiare ognuno una cosa diversa?
e la furbizia poi..cos’è?
veramente un grandissimo articolo
Ritrovarsi con le cravatte slacciate mentre gli altri fanno a gara a non fidarsi l’uno dell’altro. Mentre tutti accumulano e procedono verso la corruzione, l’autodistruzione, la solitudine, l’idea nuova è fermarsi.
gloria: Ti aguro di essere “te” all’ennesima potenza per tutto il tempo che lo riterrai opportuno. Si vive al presente perché così ci è stato imposto: quando il ponte di Indiana Jones, invece che crollarci alle spalle, comincia a crollare davanti, significa che è arrivato il tempo di decidere. O restiamo fermi o saltiamo.
Alessandro: no, la rabbia non va mai dimenticata. Ma il mio istinto di conservazione e sopravvivenza (nonostante tutto io stra-amo vivere) mi impone, di tanto in tanto, di sostituire questa rabbia con un buon rum invecchiato. Ci si ferma, si chiacchiera, ci si dà appuntamento a DOMANI. E domani si vedrà , parafrasando quel vecchio film con l’incendio e il vento.
marco: io non odio i frubi, né li invidio. Io penso che tutti i furbi saranno morti quando io sarò ancora vivo. Come potrei invidiarli o odiarli? Ce ne sbarazzeremo per darwinismo, non temo. Tra trenta o quarant’anni sarà facilissimo parcheggiare in pieno centro.
Oggi, in un commento, mi hanno ricordato Montale:
provo dolore per tutto / dolore per il pezzente a cui non do l’elemosina / dolore per il demente che presiede il consiglio d’amministrazione
Ecco.
Questo per il *dolore*, un’altra parola chiave.
Invece per quanto riguarda la rabbia, di cui s’è parlato, io vorrei citare Steinbeck. Due passaggi tratti da “Furore”.
Il primo:
“Le donne osservavano i mariti, per vedere se questa volta era proprio la fine. Le donne stavano zitte e osservavano. E se scoprivano l’ira sostituire la paura nei volti dei mariti, allora sospiravano di sollievo. Non poteva ancora essere la fine. Non sarebbe mai venuta la fine finché la paura si fosse tramutata in furore”.
Il secondo:
“Dopo un poco, i visi degli uomini perdettero la loro stupefatta perplessità ma acquistarono un’espressione dura, collerica, ostile. Allora le donne capirono che erano salvi, che gli uomini non si davano per vinti, e allora ardirono a domandare: Cosa facciamo? E gli uomini risposero: Chi lo sa, ma le donne capirono che erano salvi, e i piccoli capirono che erano salvi. Le donne e i piccoli avevano l’intima convinzione che nessun disastro era catastrofico se i loro uomini non si arrendevano”.
In questo post non s’è parlato di arrendevolezza. In questo post c’è un’accusa. Perché se i migliori della nostra generazione, e di quelle future, preferiranno farsi i cazzi propri, migliorando SE STESSI, invece che il paese e la società in cui vivono, questa è una sconfitta per tutti gli altri.
[Ste]
Solito piagnisteo di chi si sente meglio degli altri…a lavorare
Non si può pretendere di avere grandi sogni, progetti e visioni, né tanto meno di migliorare la società in cui viviamo se non abbiamo migliorato noi stessi (e questo non vuol dire necessariamente “a discapito degli altri” e non è sinonimo di “farsi i cazzi propri”) ma bisogna stare attenti a non saltare un passaggio nella definizione di ciò che possiamo fare, di “saltare” le cose semplici perché volendo fare le cose difficili arriva puntuale a scusarci per non averle fatte l’argomento che “però erano difficili”. Basta con lo zero per cento di cento (che, pur sommato per tutti coloro che lo cercano, fa sempre zero), voglio il cento per cento di uno. Oggi. Non vuol dire che domani non penserò agli altri.
La nostra messa alla prova in questioni difficili senza quella nella vita di tutti i giorni è come l’amicizia che si cerca di costruire senza il rispetto: una gran perdita di tempo, anche pericolosa
x gloria: “voler essere qualcuno” era nello stesso senso con cui si apre il post, voler diventare qualcuno, qualcuno in grado di cambiare, a patto anche di “corrompersi moralmente” o di rischiare la vita
PS Ti auguro di trovare presto un progetto
Ho detto cose perentorie e a volte confuse, ma vorrei spronare e sollevare qualche animo (non consolarlo, né permettere che sguazzi troppo a lungo). Non sono connivente dei furbi, ma sono convinto che noantri qui del forum, proprio per questa difficile situazione in cui si versa e che è sempre più difficile conoscere e controvertire, possiamo ancora goderci la vita, e anzi abbiamo il preciso dovere, tanto più se ci sentiamo “i migliori” (compreso coraggio, spirito di recitazione, CAPACITA’ di essere furbi o fingerlo all’occorrenza o per una specifica causa) di sollevarci il morale ed entrare ad esplorare questa vita, dal nostro piccolo basso angolo di prospettiva ma anche ingegnandoci e lavorando di fantasia, di testa e di tutto, e sempre per far crescere quest’angolo. Scopriremo che c’è chi lavora contro la logica. Che c’è una criminalità organizzata che senza interessi specifici ha gusto a mandare in tilt il concetto di coerenza.
Chi ha avuto tutto dalla vita magari arriva o al suicidio o a sperimentare nuove perversioni del genere, non vi pare?
E ora vado a fare 100 flessioni, porca puttana! Anzi, no, 50, se no non ce la faccio. E faccio voto di non lamentarmi per una settimana (tanto meno a bassa voce o senza incazzarmi e reagire) e invece iniziare a risolvere il problema dal primo istante in cui si crea.
Io mi metto a ricostruire un palazzo pur sapendo che al trentesimo mattone me ne crollerà un altro intero addosso, perché lungo la mia strada, mentre lo ricostruisco, vivrò la mia breve vita. Pochi fanno lo stesso.
Poco mi importa in quale generazione saremo in 5000 anziché in pochi a costruire il palazzo, e finalmente lavoreremo a ritmo più veloce della distruzione. Poco mi importa
E meno mi importa più mi sento vivo.
E scopro che siamo in molti, ma prima non li conoscevo
Davide: io, in effetti, non lavoro. MI FACCIO IL CULO. E se hai da ridire sull’argomento, puoi tranquillamente scrivermi in privato, come dico a tutti, e ne parliamo di persona. Ché fare gli eroi dietro un nick e l’anonimato è facile quanto farsi una sega su un giornaletto porno.
marco: io sono sollevatissimo. Sono, di fatto, l’anti-depresso. Nonostante tutti i cazzi che mi trovo a vivere giorno per giorno. Sono entusiasta di essere al mondo e di vivere e di lavorare. (anche se preferirei non fare NIENTE a fare qualsiasi altra cosa) Proprio perché ho scelto di NON lamentarmi, vi dico che preferisco pernsare a DOMANI e non AL domani. Non è un esercizio di umiltà : è solo realismo. Lo sforzo che faccio io, sul lavoro, nella vita, e quello che vedo fare ad altri miei coetanei anche più bravi e preparati di me (e io mi reputo MOLTO bravo e MOLTO preparato) è *troppo* rispetto ai risultati. Cinquant’anni fa, con sforzi minori si andava sulla luna: oggi si arriva a malapena dal giornalaio. E questa non è colpa nostra. Detto questo, io non mi lamento. Prendo atto, mi tengo la mia altissima consapevolezza di me stesso e la uso *per me*.
[Ste]
Che ti ha fatto lo sguazzare a lungo ?
Non so, questo dibattito tra realismi lo vedo sbilanciato. Non ci sono due diverse consapevolezze del presente : ce n’è una sola, mondo cane, e due risposte.
Solo apparentemente diverse, ma in realtà rivendicanti lo stesso valore, lo stesso primato dell’Io.
Il saper stare al mondo. Il dolersene, di avere tanta intelligente sensibilità e coscienza del mondo, e due stock options: il domani come domani per cazzi miei perchè così sto bene io, ed il domani come cazzi miei per fare meglio, dopodomani, anche i cazzi degli altri.
Alla fine della giostra, di questo cinico mondo con e senza adesione morale, abbiamo tutti soltanto bisogno di qualcuno.
Sarebbe più interessante, ad esempio, trovare un cretino altruista, perchè stupidotto, e prenderlo in giro.
Trovare se c’è un non nostro simile e riderne per vedere di nascosto l’effetto che fa.
Dateci un bonzo.
Oppure il gran balzo : anziché Mondo Cane, “E se fossimo soltanto cretini ?”
Grande, Ste!
Temevo che fossi incazzato e sfiduciato.
Però devi ammettere che 50 anni fa una cosa che oggi dai per scontata (cioè che avevi un’istruzione decente da piccolo e i mezzi per diventare poi, pur con grande sforzo, bravo e preparato), aveva pochissime probabilità di accaderti.
C’è forse troppa concorrenza oggi nell’essere “bravi e preparati”, forse bisogna rivedere la definizione di “talento”. Avere talento oggi è probabilmente riuscire ad accettare questa situazione. Chissa?
Buon domani. Torno alle mie flessioni (ne mancano 20)
Cinquant’anni fa te ne sarebbero mancate 200.
E neanche una chat, per chiacchierar.
Niente contro il tuo sguazzare, Ricchiuti. Sono sicuro che sarebbe stato di qualità e non era troppo dilungato. Se siamo obbligati da questo stronzo mondo a prendere per il culo qualcuno, non mi dite che non c\’è chi se lo meriterebbe, tra i poveracci (materiali o di spirito). Non mi dite che non c\’è chi ne trarrebbe una lezione. Non mi dite che non prendereste per il culo volentieri di comune accordo con altri uno un po\’ più in alto e un po\’ più stronzo, ogni tanto!
E così domani stesso riesco a fare al tempo stesso i cazzi miei e qualcosa per il dopodomani dei cazzi altrui
Lo so, per le flessioni, mi scuso e credimi, sento che devo recuperare molto.
Io credo alle prese in giro. Anche di quelli che se lo meritano. Ma credo solo alle prese in giro a spalle coperte, sennò è come sparare alle studentesse dal campanile dell’Università .
Davide: che lavoro fai?
Ricchiuti: stai diventando sempre di più una leggenda. Ti seguo sempre, sono quasi innamorato di te. Un pò come per Raffaella Carrà .
Marco: le fai le flessioni sui pugni? Sennò lascia perdere.
Noantri: non ti inacidire con i post come quelli di quel giovane disoccupato, che gli dai pure satisfacion?
Bboni!
Alessandro: figurati
è che viene difficile sentirsi dire di andare a lavorare mentre si è al lavoro
marco: invece delle flessioni, ti consiglio le ri-flessioni. Con sto caldo si suda di meno…!
[Ste]
@ NOANTRI
Gran bel post! molto sentito!
“L’IDEA NUOVA E’ FERMARSI”.
Ma come ci si può fermare?
E’ la vita che ti impone di andare avanti…e guai a fermarsi per strada!
E’ la vita che è fatta di cambiamenti: il tempo muta..e cambiano anche le carte in tavola!
E quel trenino cosa potrebbe raffigurare?
…un viaggio….e non un gioco!
…un viaggio…un bel viaggio metaforico…non crede?
Viaggiando attraverso il finestrino di un treno si ammirano paesaggi diversi…città caotiche… paesi tranquilli…ma la cosa più bella che si intravede è il mare, il quale rappresenta il cambiamento…il futuro!
Non capisco perchè bisogna essere qualcuno? bisogna essere se stessi accettando anche i propri limiti!
…e cito una frase di Shakespeare:
“la gloria di questa vita è una follia, così come questo fasto in confronto di un poco d’olio e di radici.Ci riduciamo pazzi per trastullarci, largiamo le nostre lusinghe per bere alla salute di color sulla cui canizie un giorno rigetteremo insieme con avvelenato disprezzo e invidia.
Chi vive senza corrompere o essere corrotto?
chi muore senza portar nella tomba una pedata, regalo di qualche amico?avrei timore che coloro che ora danzano dinanzia a me non mi calpestino un giorno. E’ già accaduto. Gli uomini chiudono la porta al sole che tramonta!”
…e non al soleche sorge ogni giorno…aggiungerei!
Bellissimo articolo, una sensata accusa verso questi “furbi”.
Forse vale la pena di essere qualcuno per cambiare le cose, e forse vale anche la pena cercare di cambiarle così come si è. L’importante è lottare.