di Igor Jan Occelli
postato alle 11:34 del 20 Giugno 2008 in InterniTorna alla home

Il grande fratello è qui, e vi guarda anche al supermercato. Soprattutto mentre usate la fidelity card. La legislazione al riguardo in Italia prevede un far west di dati da scambiare fra aziende. La privacy? Non è certo la priorità da salvaguardare.

Immaginate di essere al supermercato. Non vi sentite molto bene e decidete di farvi misurare la pressione (non è fantascienza: in Italia diversi sono gli ipermercati dove è possibile farlo), mentre aspettate il vostro turno decidete di fare qualche acquisto. Prendete l’ultimo libro di Travaglio, Internazionale e Novella 2000 - tanto tutto fa cultura -, una copia del film The Snatch, qualche birra e bistecca e patatine per la cena. Tornate nella farmacia e, visto che la pressione è un poco bassa, già che ci siete prendete un pacco di preservativi, così magari stasera vi tirate su (o vi ci fate tirare). Andate alla cassa e pagate tutto con la vostra carta fedeltà. Immaginate poi di trovarvi a passare dalle parti del supermercato una settimana più tardi. Il vostro bel navigatore non dice nulla, ma un messaggio vi arriva sul cellulare. Il vostro amico iper vi scrive per darvi informazioni sensazionali: di Travaglio è uscito l’ultimissimo libro, la pressione oggi si misura con lo sconto del 10 percento, la carne argentina è in offerta e sui preservativi c’è il tre per due.
Questo è quello a cui stiamo andando incontro.

CARTE FEDELTA’, QUESTE SCONOSCIUTE - A descrivere la situazione non è uno scittore alla Orwell o uno studioso di sorveglianza come David Lyon. A scattare la fotografia su quali usi si possono fare delle carte fedeltà è l‘Università di Parma, che da circa dieci anni ha istituito un apposito osservatorio per studiare il fenomeno. Secondo l’ultima ricerca da loro pubblicata, “Scenari della fidelizzazione in Italia”, la percentuale di coloro che utlizza le carte fedeltà per fare ascquisti o ricevere sconti e promozioni nel BelPaese è piuttosto alta: circa 16 milioni di famiglie, e di queste il 38 percento ne ha tre o di più. L’utilizzo massiccio che ne facciamo ogni giorno quando facciamo degli acquisti comporta due processi: da un lato noi ricveviamo degli sconti o raccogliamo punti per futuri premi, dall’altro le aziende raccolgono tutte le nostre informazioni personali e fanno un bel profilo di noi. Viene così fuori un nostro alter ego virtuale composto da ciò che leggiamo, mangiamo, ascoltiamo, vediamo eccetera. Proprio per far vedere che non si tratta di fantascienza, basta risalire di pochi mesi la cronaca, per trovare la multa di 54 mila euro che il Garante per la privacy ha inflitto al gruppo Gs.

AUTHORITY, AUTHORITY - Sul sito dell’Autorità si legge come: la società raccoglieva e elaborava “all’insaputa dei clienti, oltre a nome, cognome e volumi di spesa, anche professione, indirizzo mail, numero di cellulare, numero degli scontrini emessi, dettagli dei prodotti e l’esercizio dove erano stati acquistati. Questa massa di informazioni permetteva alla Gs di costruire un ‘profilo’ dei clienti in quanto consumatori, valutarne il grado di ‘fidelizzazione’, classificarli in base ad un punteggio e di verificare anche il loro posizionamento geografico presso i singoli punti vendita del territorio nazionale. Per poi programmare campagne promozionali o inviare comunicazioni commerciali mirate”. Ma la colpa della Gs non è stata quella di creare questo profilo, cosa perfettamente lecita, bensì quella di non aver informato correttamente i propri clienti del trattamento che avrebbe fatto dei dati raccolti. Multa e cancellazione per aver commesso il fatto.

LO SCENARIO PRESENTE/FUTURO - A tracciarlo è proprio chi da anni monitora il settore: Cristina Ziliani, Docente dell’Università di Parma e responsabile dell’Osservatorio Carte Fedeltà. La cosa basilare per il settore delle carte, dice la professoressa, si può racchiudere in una sola parola: partnership. Le aziende non devono tenere i dati stretti a sé, ma devono fare accordi con altre aziende in maniera tale da poterseli scambiare. Solo così si potranno creari dei profili accurati. Tutto ciò, grazie alle nuove tecnologie, è già possibile e realizzabile a costi bassissimi. Con un semplice sistema di pagamento Pos “diviene economicamente realizzabile anche in settori sfavoriti una profilazione della clientela in tempo reale, così come la registrazione dei comportamenti di acquisto dei singoli clienti in un database di marketing”, scrive la Ziliani. Secondo i dati della ricerca, circa il 50 percento delle aziende intervistate desidera stabilire delle partnership con altre imprese. In pratica, nel nostro futuro, ammesso ancora che si possa definire così, al posto di tanti altri piccoli noi virtuali, come ci sono ora, ce ne sarà uno solo che ci assomiglierà sempre di più. L’unica cosa che mancherà a questo nostro alter-ego, oltre ovviamente all’identità, saranno tutte le informazioni sensibili.

NON TOCCARE! - In Italia, a differenza che in molti altri paesi, come gli Usa dove le assicurazioni possono accedere ai dati sanitari, questi particolari tipi di dati non possono essere elaborati. Una cosa non di poco conto pensando che il 39 percento delle carte fedeltà emesse lo scorso anno viene attribuito alle farmacie (Fonte Italia Oggi). Per noi italiani tutto queste informazioni che parlano di noi e, in maniera più o meno consapevole, agiscono su di noi, non è davvero un problema. Secondo il sondaggio pubblicato nei giorni scorsi dalla Swg, soltanto 8 italiani su cento considerando la privacy come una priorità da salvaguardare.

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