Interni

Spiati e contenti: il nostro futuro da consumatori

20 giugno 2008

Il grande fratello è qui, e vi guarda anche al supermercato. Soprattutto mentre usate la fidelity card. La legislazione al riguardo in Italia prevede un far west di dati da scambiare fra aziende. La privacy? Non è certo la priorità da salvaguardare.

Immaginate di essere al supermercato. Non vi sentite molto bene e decidete di farvi misurare la pressione (non è fantascienza: in Italia diversi sono gli ipermercati dove è possibile farlo), mentre aspettate il vostro turno decidete di fare qualche acquisto. Prendete l’ultimo libro di Travaglio, Internazionale e Novella 2000 – tanto tutto fa cultura -, una copia del film The Snatch, qualche birra e bistecca e patatine per la cena. Tornate nella farmacia e, visto che la pressione è un poco bassa, già che ci siete prendete un pacco di preservativi, così magari stasera vi tirate su (o vi ci fate tirare). Andate alla cassa e pagate tutto con la vostra carta fedeltà. Immaginate poi di trovarvi a passare dalle parti del supermercato una settimana più tardi. Il vostro bel navigatore non dice nulla, ma un messaggio vi arriva sul cellulare. Il vostro amico iper vi scrive per darvi informazioni sensazionali: di Travaglio è uscito l’ultimissimo libro, la pressione oggi si misura con lo sconto del 10 percento, la carne argentina è in offerta e sui preservativi c’è il tre per due.
Questo è quello a cui stiamo andando incontro.

CARTE FEDELTA’, QUESTE SCONOSCIUTE – A descrivere la situazione non è uno scittore alla Orwell o uno studioso di sorveglianza come David Lyon. A scattare la fotografia su quali usi si possono fare delle carte fedeltà è l‘Università di Parma, che da circa dieci anni ha istituito un apposito osservatorio per studiare il fenomeno. Secondo l’ultima ricerca da loro pubblicata, “Scenari della fidelizzazione in Italia”, la percentuale di coloro che utlizza le carte fedeltà per fare ascquisti o ricevere sconti e promozioni nel BelPaese è piuttosto alta: circa 16 milioni di famiglie, e di queste il 38 percento ne ha tre o di più. L’utilizzo massiccio che ne facciamo ogni giorno quando facciamo degli acquisti comporta due processi: da un lato noi ricveviamo degli sconti o raccogliamo punti per futuri premi, dall’altro le aziende raccolgono tutte le nostre informazioni personali e fanno un bel profilo di noi. Viene così fuori un nostro alter ego virtuale composto da ciò che leggiamo, mangiamo, ascoltiamo, vediamo eccetera. Proprio per far vedere che non si tratta di fantascienza, basta risalire di pochi mesi la cronaca, per trovare la multa di 54 mila euro che il Garante per la privacy ha inflitto al gruppo Gs.

AUTHORITY, AUTHORITY – Sul sito dell’Autorità si legge come: la società raccoglieva e elaborava “all’insaputa dei clienti, oltre a nome, cognome e volumi di spesa, anche professione, indirizzo mail, numero di cellulare, numero degli scontrini emessi, dettagli dei prodotti e l’esercizio dove erano stati acquistati. Questa massa di informazioni permetteva alla Gs di costruire un ‘profilo’ dei clienti in quanto consumatori, valutarne il grado di ‘fidelizzazione’, classificarli in base ad un punteggio e di verificare anche il loro posizionamento geografico presso i singoli punti vendita del territorio nazionale. Per poi programmare campagne promozionali o inviare comunicazioni commerciali mirate”. Ma la colpa della Gs non è stata quella di creare questo profilo, cosa perfettamente lecita, bensì quella di non aver informato correttamente i propri clienti del trattamento che avrebbe fatto dei dati raccolti. Multa e cancellazione per aver commesso il fatto.

14 commenti a Spiati e contenti: il nostro futuro da consumatori

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  3. Gloria

    mi…avevo fatto le 150 ore un anno con la Ziliani.Molto Molto in gamba!!!

  4. gloria

    int. Quanto alle carte(se non servono per gli sconti)dite alla commessa che ve le siete dimenticate:)

  5. anziana

    Studiassero bene le carte, così si accorgono che aumentano sempre più coloro che comprano meno e il necessario per la sopravvivenza e si mettessero una mano sulla coscienza.
    Quanto alla privacy, non mi interessa se spiano, quando andiamo a comprare tutti guardano cosa compriamo; allora dov’è il problema?

  6. Gloria

    @anziana.beh si se le studiassero bene potrebbero rendersi conto di quello che affermi.
    Perché è un problema? perché la nostra privacy diviene oggetto di scambio, perché freghiamo a qualcuno solo in quanto spendiamo. E se non abbiamo un soldo non siamo più interessanti

  7. qirex

    il problema è che da una parte c’è un “sistema” che ti spia e ti controlla. dall’altra abbiamo chi sbraita approvando leggi inutili a favore di una finta privacy che non abbiamo. e che non avremo mai più, pensiamo ai satelliti, ai telefonini…
    il problema sta nel fatto che ci gettano continuamente fumo negli occhi per raggiungere lo scopo: controllarci.

  8. però adesso vietano le intercettazioni. Evviva la praivasi!

  9. ttty

    ma non siete capaci di mettere le immagini sui vostri server invece che farle caricare da server esterni?

    http://www.stuff.co.nz/

  10. in effetti no, non per nostro volere ma per problematiche tecniche inerenti all’impaginazione e al php del tema che sarebbe troppo lungo spiegare. Quando possiamo, usiamo servizi di hosting esterno ma oggi non si poteva. Immagine eliminata e grazie della cortese richiesta di spiegazioni.

  11. Uno che usa come nick “ttty” ed esordisce con un “non siete capaci…” secondo me crede di saperne un sacco.
    Sapendone, di solito, molto molto meno.

    Leggi qui se ti serve, e tanti cari saluti.

  12. ttty

    io non sono titolare del sito stuff.co.nz quindi non me ne frega niente se gli rubate banda o immagini

    il problema è che quando un sito esterno è intasato anche la pagina di giornalettismo viene rallentata nel caricamento

    e vedere la pagina caricata parzialmente e attendere per colpa di una immagine esterna rompe veramente le balle

  13. capito, ttty, grazie del consiglio: faremo in modo che accada meno possibile!

  14. Pingback: usat

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